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La verità sul caso OPL 245

Il processo di acquisizione del Blocco in Nigeria

L’OPL 245 (Oil Prospecting Licence - Concessione esplorativa di idrocarburi) riguarda un’area delimitata situata in acque profonde (oltre mille metri), circa 150 chilometri al largo del delta del fiume Niger.

Il Blocco 245 non configura un diritto di sfruttamento di un giacimento, ma una opportunità esplorativa, che ha richiesto significativi investimenti, nell’ordine di svariati centinaia di milioni, e che richiederà ulteriori investimenti pluriennali, nell’ordine di miliardi, prima che possa eventualmente essere avviata l’attività produttiva vera e propria nel giacimento petrolifero. A oggi non un solo barile è stato estratto.

L’acquisizione del Blocco OPL 245 da parte di Shell ed Eni è stata oggetto, fin dal 2011, di ricostruzioni non corrette e speculative. In particolare, sono almeno 7 i punti non corretti formulati sia dalle ONG firmatarie degli esposti alla Magistratura e alle Autorità di vigilanza sia da alcuni organi di informazione. Con queste interpretazioni si vorrebbe negare la correttezza e la trasparenza di Eni. Nell’esposizione che segue, sarà dimostrato attraverso dati oggettivi e documentali come Eni abbia operato nel pieno rispetto delle leggi e delle procedure aziendali.

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La storia dell’acquisizione del Blocco

L’OPL 245 riguarda un’area delimitata situata in acque profonde (oltre mille metri), circa 150 chilometri al largo del delta del fiume Niger.

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La vicenda OPL 245 e il ruolo delle tre ONG

Re:Common, The Corner House e Global Witness e le indagini sull’acquisizione del Blocco da parte di Eni e Shell: l’esito degli esposti.

Fact-Checking sui 7 fatti principali relativi al Blocco 245

La verifica documentale smentisce le "notizie" circolate sul caso.

L’iter giudiziario in Italia

Su mandato di Eni, già dal 2014 lo studio legale americano Pepper Hamilton LLP - esperto in materia di anticorruzione - e una società statunitense per le forensic investigations avevano verificato la procedura, le azioni negoziali e infine l’accordo per l’acquisizione dell’OPL 245. Le due indagini, terminate nel 2015, confermano la regolarità dell’operazione.

Nel dicembre del 2017, tuttavia, cinque top manager di Eni, due dei quali non più in carica, vengono rinviati a giudizio. Il processo inizia il 5 maggio 2018 ed è tuttora in corso davanti al Tribunale di Milano. Nel dibattimento, la difesa e i consulenti tecnici di Eni hanno dimostrato la correttezza dell’operato della società nell’acquisizione dell’OPL 245. 

Cominciamo dagli episodi finali del dibattimento davanti al Tribunale di Milano.

  • 30 gennaio 2020: L’impianto accusatorio contro Shell ed Eni si basa sostanzialmente sulle dichiarazioni dell’imputato Vincenzo Armanna, già dirigente Eni licenziato nel 2013 a seguito di un contenzioso sulle note spese. Armanna aveva parlato della retrocessione di 50 milioni di dollari ad alti dirigenti Eni sulla base di quanto gli avrebbe riferito l’ufficiale dei servizi di sicurezza nigeriani, Victor Nwafor. Ascoltato dal Tribunale, l’agente ha smentito categoricamente Armanna. Il quale ha poi proposto un “secondo Victor”. Ma i giudici non hanno accolto la richiesta. Sostenuto dalla pubblica accusa, Armanna è tornato alla carica con un “terzo Victor” identificandolo come la sua vera fonte. Il Tribunale ha ascoltato il “terzo Victor” il 30 gennaio 2020. Ma anche il “terzo Victor” (all’anagrafe Isaac Eke) smentisce Armanna. Nella stessa udienza, emerge che Armanna ha mentito sul numero dei passaporti a sua disposizione (ne aveva tre, e non uno, vigenti nello stesso periodo), allo scopo di rendere non facilmente tracciabili i suoi viaggi in Nigeria. Sempre nell’udienza del 30 gennaio 2020, Salvatore Castilletti, già responsabile dell’AISE ad Abuja citato da Armanna come persona informata dei fatti, ha negato di aver avuto notizie sull’operazione OPL 245.
  • 6 febbraio 2020: Il Tribunale respinge come non pertinente il tentativo, condotto in extremis dal Pubblico Ministero, di sentire l’avv. Piero Amara, ex consulente legale esterno di Eni, pregiudicato e indagato in altro procedimento. L’accusa aveva fatto proprie le suggestioni di Armanna relative a notizie che Amara avrebbe potuto fornire su presunti tentativi di influenzare il Tribunale sul processo in corso.
  • 22 maggio 2020: la High Court of Justice di Londra ha negato la propria giurisdizione in materia di OPL 245, respingendo la causa promossa dal Governo Federale della Nigeria. L’unica a decidere sarà dunque la sola giustizia italiana.

Eni resta in attesa della sentenza della Magistratura giudicante, al termine della discussione che prevede la requisitoria del Pubblico Ministero, le esposizioni delle parti civili e le arringhe delle difese. Eni confida che la verità verrà al più presto ristabilita. Anche perché la licenza esplorativa sul Blocco 245 spira nel 2021 senza che il Governo Federale della Nigeria abbia ancora trasformato la licenza esplorativa in licenza di produzione. Ad oggi, non un solo barile è stato estratto dal Blocco.

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