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Emeka Obi non ha agito per conto di Eni

Il mediatore ha agito su incarico di Malabu e non di Eni. È FALSO che Eni si sia avvalsa di un mediatore occulto.

La verità dei fatti

Emeka Obi, esponente della società di consulenza nigeriana Energy Venture Partners Ltd, ha agito come intermediario non di Eni, ma della Malabu. 

 

Nell’esposto alla Procura della Repubblica di Milano, le tre ONG riprendono le dichiarazioni di Dan Etete, Ministro del Petrolio della Nigeria nel 1998 e poi esponente di Malabu, di fronte alla Corte di Londra in base alle quali Emeka Obi andrebbe considerato come un intermediario di Eni e il compenso da lui richiesto come una somma destinata a essere in parte retrocessa ai manager Eni. Le ONG segnalano le investigazioni avviate dalle autorità britanniche e statunitensi sull’acquisizione dell’OPL 245. Va ricordato che, in seguito, queste indagini sono state chiuse.


L’esposto delle ONG alla Procura di Milano (settembre 2013)

Per chi lavorava Emeka Obi

Emeka Obi ha agito come intermediario non di Eni ma di Malabu. La circostanza è stata confermata dalla pronuncia del giudice civile inglese al termine del procedimento citato dalle ONG. Era stato Obi a chiedere all’High Court of Justice di veder riconosciuto il diritto a essere pagato da Malabu per l’intermediazione svolta in suo favore.

 

Per evitare l’onere, Dan Etete ha sostenuto che Obi non lavorasse per lui ma per la controparte italiana. Per rafforzare la sua posizione, Etete aveva aggiunto le insinuazioni sui manager di Eni. Senonché, in base agli accertamenti effettuati dalla sezione societaria dell’Alta Corte Inglese1, il giudice Elisabeth Gloster ha riconosciuto a Obi la somma di 110 milioni di dollari quale commissione per l’attività di intermediazione svolta a favore di Malabu, escludendo così ogni coinvolgimento di Eni.


Note

1 La High Court of Justice Queen's Bench division è la sezione societaria dell’Alta Corte Inglese specializzata in complesse controversie commerciali internazionali.



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