Aula di tribunale

Il processo di Milano: gli ultimi sviluppi

Il procedimento relativo alla vicenda OPL 245 si è concluso.

Alcuni aggiornamenti

Il 17 marzo 2021, dopo quasi tre anni di dibattimento, il Tribunale di Milano ha assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, la società Eni, l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi e il management coinvolto nel procedimento Nigeria-Opl 245.

Mettiamo a disposizione di chi fosse interessato i principali atti giudiziari del processo, come del resto abbiamo già fatto con tutta la documentazione depositata sul caso OPL 245.

L'iter giudiziario in Italia: la storia del processo

Su mandato di Eni, già dal 2014 lo studio legale americano Pepper Hamilton LLP - esperto in materia di anticorruzione - e una società statunitense per le forensic investigations avevano verificato la procedura, le azioni negoziali e infine l’accordo per l’acquisizione dell’OPL 245. Le due indagini, terminate nel 2015, confermano la regolarità dell’operazione.

Nel dicembre del 2017, tuttavia, cinque top manager di Eni, due dei quali non più in carica, vengono rinviati a giudizio. Il processo inizia il 5 maggio 2018 ed è tuttora in corso davanti al Tribunale di Milano. Nel dibattimento, la difesa e i consulenti tecnici di Eni hanno dimostrato la correttezza dell’operato della società nell’acquisizione dell’OPL 245. 

Cominciamo dagli episodi finali del dibattimento davanti al Tribunale di Milano.

  • 30 gennaio 2020: L’impianto accusatorio contro Shell ed Eni si basa sostanzialmente sulle dichiarazioni dell’imputato Vincenzo Armanna, già dirigente Eni licenziato nel 2013 a seguito di un contenzioso sulle note spese. Armanna aveva parlato della retrocessione di 50 milioni di dollari ad alti dirigenti Eni sulla base di quanto gli avrebbe riferito l’ufficiale dei servizi di sicurezza nigeriani, Victor Nwafor. Ascoltato dal Tribunale, l’agente ha smentito categoricamente Armanna. Il quale ha poi proposto un “secondo Victor”. Ma i giudici non hanno accolto la richiesta. Sostenuto dalla pubblica accusa, Armanna è tornato alla carica con un “terzo Victor” identificandolo come la sua vera fonte. Il Tribunale ha ascoltato il “terzo Victor” il 30 gennaio 2020. Ma anche il “terzo Victor” (all’anagrafe Isaac Eke) smentisce Armanna. Nella stessa udienza, emerge che Armanna ha mentito sul numero dei passaporti a sua disposizione (ne aveva tre, e non uno, vigenti nello stesso periodo), allo scopo di rendere non facilmente tracciabili i suoi viaggi in Nigeria. Sempre nell’udienza del 30 gennaio 2020, Salvatore Castilletti, già responsabile dell’AISE ad Abuja citato da Armanna come persona informata dei fatti, ha negato di aver avuto notizie sull’operazione OPL 245.
  • 6 febbraio 2020: Il Tribunale respinge come non pertinente il tentativo, condotto in extremis dal Pubblico Ministero, di sentire l’avv. Piero Amara, ex consulente legale esterno di Eni, pregiudicato e indagato in altro procedimento. L’accusa aveva fatto proprie le suggestioni di Armanna relative a notizie che Amara avrebbe potuto fornire su presunti tentativi di influenzare il Tribunale sul processo in corso.
  • 22 maggio 2020: la High Court of Justice di Londra ha negato la propria giurisdizione in materia di OPL 245, respingendo la causa promossa dal Governo Federale della Nigeria. L’unica a decidere sarà dunque la sola giustizia italiana.

La licenza esplorativa sul Blocco 245 spira nel 2021 senza che il Governo Federale della Nigeria abbia ancora trasformato la licenza esplorativa in licenza di produzione. Ad oggi, non un solo barile è stato estratto dal Blocco.