hero-kenya-agribusiness-4.jpg

La valorizzazione della microimprenditoria per lo sviluppo locale

Il programma di accelerazione d’impresa avviato in Kenya nel 2018 favorisce le start up che, una volta avviate, diventano catalizzatrici di innovazione e crescita economica.

19 febbraio 2021
10 min di lettura
19 febbraio 2021
10 min di lettura

Creazione di posti di lavoro, lancio sul mercato di nuovi prodotti, sviluppo tecnologico e digitalizzazione delle imprese. Sono alcuni dei risultati ottenuti dal programma di accelerazione di impresa lanciato da E4Impact sul territorio e supportato da Eni. Solo nel 2020 sono state 40 le aziende incubate, mentre 20 quelle sostenute finanziariamente. Tra novembre e dicembre del 2020 abbiamo raccolto i riscontri dei partecipanti sugli impatti avuti in seguito l’avvio delle attività.

Nell’agribusiness migliorano i processi aziendali

L’acceleratore E4Impact sostiene le aziende del settore agribusiness, quelle che coltivano in modo sostenibile vegetali come frutta e superfrutti, verdura ed erbe aromatiche. Contribuisce alla sussistenza dei piccoli produttori diretti, condividendo le pratiche più ottimali per sostenere i costi e consolidare i ricavi. In modo particolare, E4Impact forma i piccoli imprenditori a posizionarsi correttamente sul mercato. Felix Asenji, Amministratore Delegato e co-fondatore di una delle aziende selezionate, racconta l’utilità che ha tratto partecipando al programma: Non credo esista un corso di business in grado di impartire tutte le conoscenze che ho acquisito con E4Impact in una volta sola. Avendo un background scientifico ho avuto modo di imparare molto, soprattutto per quanto riguarda il branding. Con i colleghi abbiamo rivisto le etichette e i design, dando ai prodotti un aspetto più professionale, accattivante e credibile. Siamo riusciti a lanciare nuovi prodotti. Abbiamo capito cosa interessa ai clienti e come sfruttare tutto il potenziale della start up. Inoltre, abbiamo imparato a presentare meglio l’azienda, mettendo in evidenza ciò che è di reale interesse per gli investitori. Le prime tre lezioni ci hanno aiutato a perfezionare il modello finanziario e il modello di business, che in quel momento erano solo abbozzati. Siamo diventati più appetibili anche per gli agricoltori che possono entrare nel nostro programma di coltivatori esterni a contratto”. Grazie al programma, la start up di Asenji ha potuto mettersi in gioco anche sui social: “Abbiamo trasformato il nostro modo di fare marketing, soprattutto per quanto riguarda i social media. Siamo stati guidati da un esperto che ci ha aiutati a capire quali strumenti utilizzare e come creare messaggi ad hoc per il nostro pubblico di riferimento sui social network”. Le start up coinvolte migliorano anche dal punto di vista dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità: “Abbiamo iniziato a utilizzare pompe ad energia solare” spiega Asenji “Con una delle aziende con cui lavoriamo abbiamo negoziato prezzi migliori per gli agricoltori. Normalmente invitiamo i contadini a procurarsi un serbatoio, posto in posizione sollevata, e a pompare acqua al suo interno per conservarla. Le pompe a energia solare fanno risparmiare rispetto a quelle a gasolio.”

Assistenza legale gratuita per le start-up e nuovi posti di lavoro nell’economia circolare

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che consente il riutilizzo, la riparazione e il riciclo dei materiali e prodotti nel tempo, contribuendo a diminuire i rifiuti. Anche in Kenya molte aziende hanno cominciato a lavorare per generare valore attraverso il riciclo: “abbiamo partecipato al programma perché volevamo migliorare i nostri processi aziendali e ampliare le nostre attività per diventare interessanti agli occhi degli investitori”. Lo raccontano Louisa Gathecha (co-fondatrice e responsabile dello sviluppo del business) e Kelly Mwangi (co-fondatrice e responsabile delle operazioni), startupper di un’azienda kenyota specializzata in riciclo del vetro. “Abbiamo avuto accesso a servizi professionali gratuiti come l’assistenza legale” ci spiegano le due intervistate. “Siamo riuscite a registrare formalmente la società e a mettere a posto la documentazione. Abbiamo migliorato la contabilità grazie a un commercialista che ha ottimizzato i processi interni e la tenuta delle scritture. Inoltre, grazie alla sovvenzione ricevuta abbiamo acquistato un macchinario prodotto localmente per frantumare il vetro. Ora la produzione è arrivata a 600 tonnellate al mese e il nuovo macchinario ha dimezzato i costi di produzione. Abbiamo contribuito anche a dare lavoro a circa 100 operatori ecologici che sono riusciti ad aumentare la loro fonte di reddito: prima si limitavano a raccogliere plastica e cartoni, ora anche il vetro”. 

Con la tecnologia per ottimizzare le coltivazioni

Per contrastare il fiorire di prodotti di scarsa qualità e per alzare il livello del servizio alla clientela offerto dai rivenditori di prodotti agroalimentari anche in Kenya sono nate aziende tecnologiche che mettono a disposizione degli agricoltori e delle cooperative prodotti e consulenze con esperti. Moses Kimani, per esempio, è fondatore e Amministratore Delegato di una società che si occupa di tecnologia agricola e che aiuta gli agricoltori ad adattarsi ai cambiamenti climatici, grazie agli strumenti di precisione e alla coltivazione conservativa: ““Prima di entrare in E4Impact ci occupavamo esclusivamente di fertilizzanti. Ora siamo entrati nel mondo delle immagini satellitari e dei droni usate per l'agricoltura. Ho scelto di aderire al programma perché è incentrato sul modello di business, con l’obiettivo di sviluppare e far crescere le attività. Di E4Impact mi è piaciuto che, fin dall’inizio del progetto, ci hanno chiesto prima di tutto quali fossero le nostre idee”. Grazie alla sovvenzione l’azienda di Kimani ha potuto destinare la maggior parte del capitale circolante alla produzione di una nuova linea di fertilizzanti che è diventata presto la più venduta del catalogo. Inoltre, lo startupper ha utilizzato parte del capitale circolante per assumere un ingegnere che sviluppasse un'applicazione mobile utile a fornire dati meteorologici, mappe della salute delle colture, informazioni su parassiti e malattie delle piante. Anche Samuel Munguti, Amministratore Delegato di un’altra start up tecnologica keniota, ha voluto dare un riscontro sulla sua partecipazione al programma: “in generale, è cambiata la capacità di raccontare la nostra storia e di presentarci. È cresciuto il profilo dei nostri investitori e stakeholder. La nostra attività è più sostenibile dal punto di vista commerciale e sociale e, conseguentemente, anche l’interesse degli investitori ha iniziato ad aumentare. Ci sono stati importanti miglioramenti nei processi e nelle strutture del business”. La sua start up, grazie alla tecnologia e alla formazione offerta agli agricoltori, ha contribuito a migliorare la produzione agricola locale: “in Kenya l'agricoltura è nelle mani dei piccoli produttori. C'è un enorme vuoto nell'erogazione della formazione diretta. Per noi, invece, sostenere gli agricoltori in questo senso è essenziale. Credo da sempre che se avessimo agricoltori più consapevoli, potremmo avviare attività più sostenibili. In questo periodo in cui il Covid-19 ha interrotto le modalità di erogazione tradizionali, siamo passati anche dalla formazione in presenza a quella digitale, più economica e sostenibile”.

 

La start up di pellame produce mascherine per il Covid-19

Uno degli obiettivi dell’iniziativa è quello di sviluppare le abilità artigianali di giovani uomini e donne, mettendo insieme tradizione e innovazione. “Abbiamo partecipato al programma soprattutto per migliorare il nostro modello di business e raggiungere un pubblico più ampio”. Ci spiega Wallace Waiguru, fondatore di un’azienda di pellame. “La sovvenzione ci ha sostenuto in un momento in cui la maggior parte delle aziende è stata fortemente colpita dal Covid-19. Siamo riusciti a investire in attrezzature e macchinari per tessuti e in mezzi per le consegne”. Merito alla start up di Waiguru che, nonostante l’impatto del Covid-19, è riuscita a mantenere cinque dipendenti a tempo pieno e tre part-time, convertendo parte della sua produzione in mascherine. Centrale per il nostro successo è stato anche il ruolo svolto dai social media: “grazie a una gestione ottimale dei canali aziendali siamo riusciti a raggiungere obiettivi che, senza, avrebbero richiesto forse tre anni. Abbiamo dovuto imparare nuove nozioni, ma questo ci ha aiutato a migliorare la nostra immagine e il nostro brand. Per ora vendiamo prevalentemente online o attraverso il passaparola, ma per migliorarci abbiamo assunto un addetto alle vendite. Anche Mkamboi Mwakale, fondatrice e Amministratrice Delegata di una start up che si occupa di cosmetica, racconta la sua esperienza: “non possedevo un background imprenditoriale e questo è uno dei motivi per cui ero ansiosa di far parte del programma. Volevo ampliare le mie conoscenze su questi temi. È come se avessi fatto un corso intensivo di imprenditoria e di marketing. Ero molto motivata e ho apprezzato particolarmente la fase della formazione. Ci è stato spiegato il processo di modellazione aziendale e finanziaria, affrontando ogni elemento in modo esaustivo. Alla fine, siamo stati in grado di elaborare quale fosse la nostra offerta, che ci è stata molto utile nei dialoghi con investitori e fornitori per definire chi siamo”. Il lavoro di Mwakale ha creato un impatto positivo anche a livello locale: quando sono sovraccarichi per via di una produzione molto elevata coinvolgono nel confezionamento diversi lavoratori occasionali. La pandemia da Covid-19, fortunatamente, non ha fermato l’attività: “inizialmente c’è stato un forte calo delle vendite, oltre a un ridotto traffico nei negozi. Abbiamo quindi deciso di potenziare il sito web e il sistema di e-commerce. Ci siamo rimboccati le maniche, concentrandoci sul marketing, sulle vendite online e sul servizio di customer-care”.

L'acqua in Africa: una sfida per Eni

GUARDA

Un giardino per la mente

GUARDA