• STORIE

Ravenna, un modello per la transizione energetica

Una trasformazione in atto

Negli ultimi anni, il percorso di just transition intrapreso da Eni ha portato il polo industriale di Ravenna al centro delle strategie di decarbonizzazione e di economia circolare di Eni e del Paese, con progetti in corso di realizzazione o di recente avvio.

A Ravenna, nel tempo, Eni ha costruito il principale Distretto Energetico Italiano, mettendo a punto un modello poi esportato in tutto il mondo. Alle prime estrazioni di metano, negli anni Cinquanta, e allo sviluppo dell’upstream si sono aggiunti via via altri tasselli: l’energia termica e quella elettrica (la centrale Enipower ha una potenza installata di 973 MW); la chimica (attraverso le attività di Versalis), il risanamento delle aree e la riqualificazione produttiva che vedono impegnata Eni Rewind la società ambientale di Eni. Fino al fotovoltaico e all’economia circolare

Un lungo viaggio, con strumenti adeguati

Questo Distretto energetico sta diventando gradualmente un modello d’avanguardia per quella che il Rapporto locale di sostenibilità 2022 chiama just transition, ovvero una transizione energetica socialmente equa, che si traduce in azioni che supportano il raggiungimento degli obiettivi di Eni al 2050: l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra, l’incremento della capacità di generazione di energia da fonti rinnovabili e la crescita della componente gas naturale fino a oltre il 90% del totale di idrocarburi prodotti da Eni nel mondo. 

Come qualsiasi trasformazione importante, è necessario che si verifichino una serie di condizioni e con la tempistica giusta: una regolamentazione incentivante, strutturata in modo chiaro e che risponda alle esigenze in tempi certi ne sono le fondamenta, così come un know-how e delle infrastrutture di alto livello, con maestranze capaci e un coinvolgimento di tutte le parti coinvolte, i cosiddetti stakeholder, interni ed esterni con organi direzionali ispirati da passione e visione del futuro

L’esempio di Ponticelle

A PonticelleEni Rewind sta gestendo un progetto di riqualificazione produttiva destinato a dare un grande valore aggiunto al territorio. L’ex area industriale, di proprietà della società ambientale di Eni e adiancente al sito petrolchimico, è già stata oggetto di un intervento con messa in sicurezza permanente, certificato dagli enti. Il piano di valorizzazione prevede un impianto fotovoltaico, una piattaforma di bio recupero dei terreni contaminati da idrocarburi e una piattaforma polifunzionale di pretrattamento dei rifiuti derivanti da attività industriali e ambientali che sarà
realizzata da Eni Rewind ed Herambiente attraverso la società paritetica HEA. Una sinergia importante con cui le due aziende intendono minimizzare lo smaltimento dei rifiuti, favorendo il recupero di energia e di materia. A completamento del progetto sono previste opere di urbanizzazione per la viabilità stradale e pedonale, parcheggi e impianti di illuminazione pubblica, oltre a un intervento di recupero e ripristino naturalistico con la piantumazione di circa 800 pini e lecci all’interno della Pineta di Classe.

Il rendering del progetto Ponticelle di Eni nell'area industriale di Ravenna

Tanti progetti per raggiungere gli obiettivi

Sempre a Ravenna, è stato avviato un programma per la realizzazione di un hub per la cattura e lo stoccaggio della CO2 (Carbon Capture and Storage - CCS) nei giacimenti di gas esausti nell’offshore ravennate con un potenziale di 500 milioni di tonnellate di stoccaggio. Un progetto che crea l’opportunità di intervenire in modo concreto sulla riduzione delle emissioni in settori che a oggi sono i più difficili da “decarbonizzare” denominati ‘hard-to-abate’ (come la siderurgia, i cementifici o la chimica) e allo stesso tempo di creare una filiera nazionale ad alto contenuto tecnologico nel percorso di decarbonizzazione. Il programma prevede una prima fase (Fase 1) per la realizzazione di un impianto per la cattura e lo stoccaggio di 25 mila tonnellate di CO2 per anno a partire dal 2024. L’anidride carbonica verrà catturata dalla centrale Eni di trattamento del gas naturale di Casalborsetti (Ravenna), convogliata verso la piattaforma di Porto Corsini Mare Ovest - che verrà riconvertita a questo nuovo utilizzo – e, infine, iniettata nell’omonimo giacimento a gas esaurito nell’offshore ravennate. L’avvio della Fase 2 con 4 milioni di tonnellate, è previsto nel 2026.

Oltre il 2030, la grande capacità di stoccaggio dei giacimenti dell’offshore ravennate permetterà di incrementare la quantità di emissioni catturate fino a 16 milioni di tonnellate all’anno.

Ravenna CCS

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Energie rinnovabili

Si parla di energia rinnovabile generata dal moto ondoso, con il progetto ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter) avviato nell’offshore di Ravenna nel 2019 e, attualmente, in una nuova fase di posizionamento e di test a Pantelleria.

Nell’area sono state ideate e ora in servizio anche le prime piattaforme offshore alimentate a energia solare (BEAF). E sempre in tema di energia rinnovabile, il DICS (Distretto Centrale Settentrionale) ha avviato l’installazione di impianti fotovoltaici per coprire il fabbisogno dei propri siti, a partire dal centro direzionale di Marina di Ravenna, dove proprio in questi giorni è stata ultimata l’installazione di pannelli per oltre 650kW di potenza. 

Per contrastare le emissioni, sono inoltre in fase di realizzazione altri progetti, che porteranno efficientamento e risparmi. Un esempio è l’elettrificazione del sistema di compressione della centrale di Rubicone a Gatteo Mare realizzato nel 2020, con una riduzione di circa 23.000 tonnellate di CO2 all’anno.

Camminare insieme verso un unico traguardo

Accanto alla neutralità carbonica e all’eccellenza operativa, le alleanze per lo sviluppo costituiscono il terzo pilastro della sostenibilità di Eni. Ovvero, le partnership con le realtà locali, fondamentali, per valorizzare le risorse del territorio e rafforzare un rapporto storico che Eni alimenta di continuo, seguendo il principio della partnership di lungo termine, per creare valore condiviso e duraturo. È l’approccio “dual flag”, che distingue Eni nel territorio dove lavora.

Un approccio facilitato dall’aspetto imprenditoriale insito nella natura della regione Romagna. In merito a questo, un esempio divenuto pubblicamente noto è la coltivazione della cozza locale. A favorire questa attività sono state proprio le piattaforme offshore, divenute habitat naturale per i mitili. Da qui l’idea di affidare la pulizia della parte sommersa a due cooperative di pesca di Marina di Ravenna, seguendo tutti i protocolli di sicurezza necessari. Risultato: 32 sub al lavoro e 8 barche dedicate a tempo pieno alla raccolta delle cozze, messe sul mercato con il marchio “La Selvaggia di Marina di Ravenna”.

Eni contribuisce alla realizzazione di interventi di grande rilevanza per il ter­ritorio quali iniziative di sal­vaguardia costiera e ambientale, opere di efficientamento energetico e progetti di valorizzazione come l’Osservatorio sulla Chimica e l’incubatore di imprese coLABoRA, con il coinvolgimento della Fondazione Eni Enrico Mattei. Dal 2000 al 2021, l’azienda ha con­tribuito con oltre 72 mln € per interventi a favore del comprensorio ravennate, regolati dagli accordi di collaborazione con il Comune di Ravenna e con Enti re­gionali e locali, deputati alla gestione e valorizzazione dello stesso.



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