Per Eni l’innovazione tecnologica è un elemento chiave per rendere possibile l’accesso a nuove risorse energetiche, migliorarne il recupero dal sottosuolo e l’efficienza di utilizzo, riducendo allo stesso tempo l’impatto sull’ambiente.

Alcune nostre best practice:

  • Aula Cave
  • Aula Digitale
  • Stazione di servizio virtuale

 

Aula "Cave"

L’innovazione tecnologica "estrema" a sostegno della formazione: l’Aula "Cave"

L’aula cave è una stanza di realtà virtuale, immersiva e stereoscopica che consente l’interazione con uno scenario simulato basato su ambienti reali. Il contesto in cui avviene l’interazione é costruito riproducendo nei minimi dettagli scenari reali (come ad esempio impianti industriali, piattaforme, pozzi, colonne di trattamento etc…) oppure scenari in fase di progettazione o realizzazione.

La cave è un locale di circa sette metri quadrati in cui quattro delle sei pareti (quella frontale, le due laterali e il pavimento) sono schermi retroproiettati. L’osservatore, quindi, entra fisicamente in un ambiente virtuale nel quale può spostarsi e col quale può interagire come se fosse in un ambiente reale. L’effetto tridimensionale si ottiene grazie all’ausilio di speciali occhiali stereo attivi che vengono indossati dai partecipanti ai corsi.

Lo scenario visualizzato nella cave viene costantemente ricostruito dinamicamente in funzione della posizione e del movimento della persona all’interno dell’ambiente.

Questa metodologia formativa consente ai partecipanti di conoscere gli ambiti tecnico-industriali sui quali andranno ad operare e di simulare le azioni che debbono essere intraprese nella reale conduzione quotidiana. Si tratta di un’affascinante e divertente immersione nella realtà virtuale, che stimola e facilita l’apprendimento e costituisce una fase propedeutica alla reale azione sugli strumenti di controllo degli impianti industriali.

Attualmente si prevede di utilizzare lo spazio virtuale principalmente per la formazione delle figure professionali della divisione Eni Exploration & Production, per la quale sono previsti corsi di lungo periodo (della durata di diversi mesi) in cui la simulazione sui impianti (ad esempio di perforazione e di produzione) è parte integrante dei corsi, ulteriori aree di utilizzo sono ipotizzate per l’ambito della raffinazione e degli impianti chimici di trattamento.

L’aula cave ha però anche altre funzioni oltre a quelle formative, consente infatti, sempre attraverso a simulazione, di contribuire alla ricerca tecnico–industriale di eni, in generale le principali aree di utilizzo sono:

  • Formazione del personale mediante addestramento simulazione;
  • Ausilio alla progettazione;
  • Supporto alla ricerca ed analisi;
  • Rappresentazione di modelli e materiali;
  • Presentazione di nuovi prodotti o soluzioni

Aula Digitale

È stata realizzata e se ne sta avviando l’utilizzo, una nuova aula basata sulla messa a disposizione di strumenti multimediali (tra cui eBoard e Tablet) che consentono la gestione più funzionale dei processi di formazione e la sperimentazione di innovative metodologie di gestione d’aula migliorando l’apprendimento.

In particolare il progetto pilota che eni corporate university sta avviando si basa su:

  • eliminazione dei materiali didattici resi disponibili in formato elettronico
  • semplicità d’accesso agli archivi e reperimento delle informazioni
  • condivisione dei dati tra docente e discente
  • registrazione audio/video delle lezioni per un’eventuale utilizzo nel corso o in edizioni successive.

La nuova app, appositamente sviluppata allo scopo di supportare una più efficace interazione d’aula, consentirà di procedere alle iscrizioni ai corsi e confermare le presenze giornaliere in modo automatico, ma soprattutto di ottenere una migliore navigazione del materiale didattico e una migliore fruizione dei video e degli altri supporti formativi.

Sarà anche possibile prendere appunti direttamente a video sui propri materiali e scambiarli con gli altri partecipanti e reperirli a conclusione del corso. 

I partecipanti potranno più agevolmente partecipare a esercitazioni di gruppo, fare test di apprendimento ed esprimersi con più immediatezza sul corso e sulla qualità della formazione. L’eventuale videoregistrazione delle dinamiche d’aula nel corso delle esercitazioni o nel corso delle lezioni consentiranno di avere a disposizione ulteriore materiale di discussione e apprendimento.

Inoltre il sistema, sulla base delle risposte dei partecipanti, metterà a disposizione del docente immediate statistiche sull’andamento dell’aula per eventuali feed-back alla classe.
Sarà anche possibile la partecipazione ai corsi da più punti remoti permettendo di collegare partecipanti in diversi siti.

A conclusione dell’applicazione "pilota", nel corso del 2014 la nuova modalità di delivery delle iniziative formative verrà estesa ai centri di formazione di Roma e Milano.

Stazione di servizio virtuale

Stazione di servizio virtuale : il progetto con il MIT

Con la collaborazione dell’MIT, un gruppo di giovani del dipartimento ICT di Eni ha immaginato la stazione di servizio del futuro.

L’obiettivo è stato quello di progettare un nuovo concetto di stazione di servizio, investigando tanto l’aspetto tecnologico quanto quello relativo al design e in generale dei servizi ad essa collegati. Nel fare ciò sono state prese in considerazione sia soluzioni ad oggi esistenti sia immaginandone di nuove in un orizzonte temporale di una decina d’anni.

L’approccio innovativo di questa esperienza non si è limitato ai soli risultati, ma al processo stesso di realizzazione del progetto. Da un lato, infatti, le fasi di studio, prototipazione e sviluppo sono state supportate da tecnologie ausiliarie quali la realtà virtuale e le tecniche olografiche; dall’altro, alla ricerca su carta è stata affiancata la diretta ricerca sul campo.

Le prime fasi
Ad una prima fase di ricerca di stampo più accademico, ha fatto infatti seguito una ricerca etnografica, ovvero un’indagine sul campo che, attraverso interviste, osservazioni ed analisi dirette, ha permesso di individuare i maggiori punti di soddisfazione e di insoddisfazione dei nostri clienti.

Per fare questo, nell’agosto 2013, due squadre composte da personale Eni e ricercatori dell’MIT sono partite da Milano lungo una dorsale nord-sud fino a toccare Roma ed ovest-est fino ad arrivare a Trieste. Durante questi viaggi sono stati studiati i comportamenti dei clienti all’interno delle stazioni di servizio di ambito autostradale, cittadino e provinciale.

Particolare attenzione è stata dedicata ad alcuni dei principali aspetti di interazione cliente-stazione di servizio come ad esempio l’utilizzo da parte dei clienti delle colonnine per il pagamento e delle pompe di carburante, la semplicità di movimento all’interno della stazione e le aspettative dei clienti stessi circa l’offerta di servizi.

Tali osservazioni hanno permesso di definire per la stazione del servizio del futuro soluzioni avanzate circa le modalità di rifornimento, le modalità di pagamento e identificazione del cliente e la sostenibilità ambientale e autonomia energetica, considerando quindi l'intera esperienza del cliente a 360°.

Tra le soluzioni prese in considerazione dal team abbiamo ad esempio un braccio robotico che, muovendosi su differenti assi, è in grado di aprire lo sportellino e completare il rifornimento senza costringere il cliente a scendere dalla vettura. Ulteriori sforzi sono stati indirizzati alla progettazione sistemi di riconoscimento tramite cellulare, lettura della targa e chip che permettano di guidare il cliente verso la pompa di benzina libera più adatta alla sua tipologia di macchina permettendogli di pagare velocemente attraverso una app connessa alla propria carta di credito.

A conclusione della prima fase di progetto è stato realizzato un prototipo virtuale della stazione implementato all’interno della nuovissima Cave di eni. Si tratta di una stanza di realtà virtuale, tridimensionale e immersiva che consente l’interazione con uno scenario simulato basato su ambienti reali.  Grazie al lavoro congiunto tra Eni ed MIT la stazione di servizio del futuro è quindi già oggi visitabile (virtualmente) all’interno degli uffici eni di San Donato.

Un futuro quindi più vicino di quanto si possa immaginare.
Gennaio ha visto l’avvio della seconda fase del progetto che, sempre in collaborazione con il MIT, porterà alla finalizzazione del processo di ideazione. In questa seconda fase, infatti, verranno approfondite le tematiche di maggior interesse già affrontate nella prima realizzando dei veri e propri prototipi. Verranno inoltre presi in considerazione i servizi non-oil rivisitando il rapporto tra il territorio e la stazione di servizio e ridefinendo il ruolo di quest’ultima come provider di mobilità e non solo di carburante.

Dal punto di vista del riconoscimento dell’utente e dei sistemi di payment, in particolare, l’attenzione verrà rivolta ad una serie di tecnologie capaci di identificare il cliente già al suo ingresso nella stazione di servizio. Questo verrà fatto, da un lato, attraverso sistemi di riconoscimento del veicolo quali lettori di targa (preregistrata al momento della sottoscrizione del servizio) o speciali chip (installati a richiesta), dall’altro, attraverso una app installata nel cellulare del cliente che sfrutti la geolocalizzazione.

I benefici di un simile riconoscimento sono molteplici, ma tutti intesi a velocizzare, semplificare e migliorare il servizio. Pensiamo alla possibilità per la stazione di riconoscere il cliente e di poter interagire con esso in maniera differenziata.

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