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Il trasporto low-carbon prende il volo

Nel percorso di decarbonizzazione, il raggio di azione di Eni si allunga fino al cielo.

di Alessandra Pierro
5 min di lettura
di Alessandra Pierro
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Decarbonizzare il settore dei trasporti, che determina circa il 24% delle emissioni di CO2 è una sfida cruciale nel panorama della transizione energetica e uno degli obiettivi di Eni nella sua roadmap verso la carbon neutrality. In linea col mandato dell’Accordo di Parigi, l’accelerazione di questo processo impone lo sviluppo di fonti di energia rinnovabile per minimizzare le emissioni dirette di CO2. Si tratta di una trasformazione che dovrà coinvolgere necessariamente ogni aspetto della filiera produttiva e che sarà possibile realizzare con la riduzione degli sprechi, la valorizzazione dei materiali di scarto, e attraverso idee e tecnologie innovative che mirano a realizzare prodotti sostenibili e insieme efficaci. 

Verso un trasporto aereo low carbon

 Il contributo di Eni al miglioramento della mobilità sostenibile non si  limita al settore dei trasporti terrestri, ma punta oggi anche a quello dell’aviazione. Il trasporto aereo, così cruciale oggi per la crescita e lo sviluppo, è infatti uno dei settori che maggiormente preoccupa a livello emissivo. Il settore aviazione è responsabile del 2,5% delle emissioni fossili di CO2 a livello mondiale (825 milioni di tonnellate di CO2 l’anno) e, a causa dell’aumento dei viaggiatori e dei traffici commerciali, risulta tra le fonti che tendono a crescere più rapidamente: nell’ultimo ventennio le emissioni derivanti dal trasporto aereo sono cresciute quasi del 130% e si prevede che nel 2050 aumenteranno da 7 a 10 volte in più rispetto al 1990. Se è vero che l’impatto dell’emergenza pandemica può aver giocato per alcuni versi a favore di una certa riduzione emissiva, è anche vero che il dibattito sui cieli puliti comincia ad assumere un peso sempre maggiore nell’agenda climatica, con iniziative che vanno dall’European Green Deal del 2019 alla Cop26 fino alla recente proposta di regolamento Refuel EU aviation del pacchetto “Fit for 55” e negli USA con il Memorandum of Understanding “SAF Grand challenge”.

In quest’ottica, esistono diverse soluzioni che potrebbero contribuire a una riduzione dell’impatto, dal restyling dei velivoli alle migliorie dei motori, ma il ricambio dei mezzi non sembra un’opzione praticabile se non a lungo termine; nel breve-medio termine, le soluzioni ibride risultano inevitabilmente quelle più facili da realizzare. In attesa di un’accelerazione della tecnologia idrogeno ed e-fuels, destinata nel lungo termine anche al trasporto aereo, la produzione di carburante sostenibile rappresenta quindi ad oggi lo scenario più concreto e immediato per la decarbonizzazione dell'aviazione. Eni ha così dato avvio alla produzione di SAF (Sustainable Aviation Fuel) tramite la trasformazione di scarti e residui da oli vegetali. Alle prime produzioni realizzate nella raffineria di Taranto, seguiranno quelle nella raffineria di Livorno, risultanti esclusivamente da materie prime di scarto come UCO o grassi animali. L’Eni Biojet, che sarà prodotto a Livorno e Gela, con il 100% di componente biogenica, potrà essere utilizzato fino al 50% in miscela con il jet convenzionale e la produzione prevista per il 2024 nella bioraffineria di Gela sarà in grado di soddisfare il potenziale obbligo del mercato italiano per l’anno successivo.

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Innovazione e partnership al servizio di una mobilità sostenibile

Per avanzare nel percorso di transizione energetica le politiche da sole non bastano, è necessario sviluppare l’innovazione tecnologica nel concreto. I progetti realizzati e in corso di realizzazione convergono verso un solo obiettivo: la decarbonizzazione di tutti i prodotti e processi Eni al 2050, anche per il settore dei trasporti.

Tuttavia, più grande è l’obiettivo più è necessario unire le forze, come recita un proverbio africano: Se vuoi arrivare primo, corri da solo, se vuoi arrivare lontano, cammina insieme agli altri. Ecco perché, nelle iniziative di sviluppo, è necessario espandere il proprio raggio di azione al di là delle aree operative di competenza e instaurare alleanze con partner in grado di sostenere azioni di lungo respiro. È in questo orizzonte che si colloca il progetto di mobilità a idrogeno realizzato in partnership con Air Liquide, il cui obiettivo è quello di unire gli sforzi e investire in infrastrutture per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno in Italia rivolta al mercato della mobilità pesante e leggera. Allo stesso modo la collaborazione avviata con il gruppo Aeroporti di Roma, antesignano di una serie di accordi con operatori primari nella gestione delle infrastrutture di trasporto punta a creare sinergie per favorire lo sviluppo ed il progressivo utilizzo di carburanti sostenibili nel settore della mobilità e dell’aviazione.

In un’epoca come la nostra i sistemi di trasporto dovranno continuare a rispondere sempre più a bisogni economici e sociali.

La decarbonizzazione di settori particolarmente impegnativi come quello dell’aviazione e dei mezzi pesanti è quindi una grande sfida, ma rappresenta un passo decisivo per continuare a garantire la nostra libertà di movimento e di stabilire relazioni senza minare una sfera di valori essenziali per il nostro presente quanto per il nostro futuro.

 

Grazie alla tecnologia, questo orizzonte è sempre più vicino.  

L'autrice: Alessandra Pierro

Laureata in filosofia, lavora come freelance editoriale in qualità di copyeditor e content curator.