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Donne e lavoro: la pandemia inasprisce le disuguaglianze

La gender equality vista attraverso gli occhi della Rete.

di Eni Datalab
11 min di lettura
diEni Datalab
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“Quando sento persone che cercano di trovare il lato positivo del distanziamento sociale e del lavoro da casa sottolineando che William Shakespeare e Isaac Newton realizzarono le loro opere migliori mentre l’Inghilterra era devastata dalla peste, la risposta è ovvia: nessuno dei due doveva occuparsi dei bambini”, ha scritto la giornalista britannica Helen Lewis sull’Atlantic.

Se il virus SARS-CoV-2 ha colpito tutta la società, ci sono state categorie più colpite delle altre. Le donne in particolare si sono ritrovate esposte su molteplici fronti, come quello economico, familiare e sanitario.

Le Nazioni Unite hanno pubblicato un report dal titolo molto significativo: The Impact of COVID-19 on Women.  Il tema della gender equality è il numero 5, dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, o SDGs) indicati dalle Nazioni Unite, e l’emergenza Covid-19 ci ha fatto capire che siamo ancora ben lontani dal conseguirlo. La pandemia ha infatti amplificato le disparità esistenti, portando indietro i progressi fatti negli ultimi anni.

L’impatto economico del virus è stato grave, e secondo le Nazioni Unite le donne potrebbero soffrirne molto di più. Prima di tutto perché ci sono molte meno donne che lavorano: il 94% degli uomini tra i 25 e i 54 anni ha un’occupazione, contro il 63% delle donne nella medesima fascia di età. Quando lavorano, queste ultime hanno uno stipendio minore. Gli ultimi dati Eurostat sulla disparità salariale tra uomo e donna fotografano una situazione, in Europa, che vede una differenza media nello stipendio del 15%, seppure in costante diminuzione negli ultimi anni.

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L’aspetto economico non è stato l’unico ambito colpito: la sfera sociale ad esempio ne sta risentendo in modo preoccupante. Durante il periodo di lockdown, ci sono stati i rischi a una maggiore esposizione alla violenza di genere, dovuti dalla coesistenza domestica obbligatoria. In Cina il numero totale di casi di violenza domestica nella prefettura di Jingzhou (provincia di Hubei), è salito a oltre 300, e a febbraio il numero di casi è raddoppiato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il tema della casa rimane preponderante: secondo le Nazioni Unite, la chiusura delle scuole e dei centri diurni per le persone non autosufficienti sta aumentando la mole di lavoro domestico e di cura da una manodopera retribuita – asili, scuole, babysitter – a una che non lo è, che continua a ricadere principalmente sulle donne. Le donne spendono infatti in media 4,1 ore al giorno per i lavori domestici e la cura non retribuita di familiari, di contro gli uomini ne dedicano solo 1,7 al giorno.

I dati confermano un situazione più pesante per le donne: nel 2019 sono aumentate le dimissioni delle lavoratrici che avevano avuto da poco dei bambini (37.611, rispetto alle 35.963 del 2018), secondo i dati dell'Ispettorato del Lavoro. Di contro, i neo-papà che hanno lasciato il lavoro per seguire i figli sono stati 13.947 nel 2019, una differenza che mostra la difficoltà per le donne di conciliare famiglia e lavoro.

“Per quanto possa essere difficile pensarci ora, epidemie future saranno inevitabili e dobbiamo resistere alla tentazione di affermare che quella di genere sia una questione secondaria”, scrive sempre la giornalista Lewis, e aggiunge: “Per troppo tempo i politici hanno dato per scontato che la cura dei bambini e degli anziani potesse essere ‘assorbita’ dai cittadini, soprattutto dalle donne, che forniscono di fatto un enorme sussidio all’economia ufficiale. La pandemia dovrebbe ricordarci quanto questa situazione sia sbagliata”.

Le donne soffrono quindi di differenze ancora sostanziali sul piano lavorativo e sociale, ma la discussione pubblica degli effetti del Covid sul genere femminile può aiutarci a focalizzare il discorso sulle disparità di genere. Segnali incoraggianti arrivano infatti dalle conversazioni online, dove sembra che i cittadini non abbiamo dimenticato la questione di genere, e la indaghino in maniera approfondita. Abbiamo già notato come sul tema dello smart working emergessero argomenti riferiti alle differenti condizioni, soprattutto lavorative, di uomini e donne, ma andando a vedere i dati riferiti alle ricerche Google e alle conversazioni Twitter possiamo vedere come – anche durante il periodo Covid – il tema della parità di genere sia rimasto molto discusso.

Queste analisi sono realizzate dall’Eni Datalab, un laboratorio nato nel 2016 nella direzione di Comunicazione Esterna, con l'obiettivo di applicare anche alla comunicazione le competenze di data science, analytics e intelligenza artificiale che hanno reso Eni un’eccellenza nell’esplorazione dei giacimenti, così come nella ricerca e sviluppo di nuove fonti energetiche.

Il Datalab ha messo prima in evidenza le ricerche Google sul tema “uguaglianza di genere”: queste parole sono presenti ovunque nelle ricerche del popolare search engine, anche se l’Italia è al 71° posto dei 76 paesi considerati, con Zimbawe, Zambia e Messico che hanno una sensibilità maggiore.

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Se analizziamo il trend delle ricerche possiamo rilevare un picco ciclico a marzo: si tratta della festa della donna. L’argomento correlato alla ricerca che ha subito l’impennata maggiore nell’ultimo periodo è proprio quello legato all’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, il numero cinque. Un segno importante, che testimonia l’aumento della curiosità e  il progressivo radicamento del SDG nella mente degli utenti Google. Altre ricerche fanno riferimento allo Women's Equality Party, un partito femminista inglese, o alla figura del Ministro per le Donne e l’Uguaglianza di Genere, un ruolo del governo canadese attivo dal 1971.

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La ricerca del Datalab sull’uguaglianza di genere è poi passata su Twitter, dove sono stati processati oltre 700.000 tweet sul tema.

Un primo segnale interessante arriva proprio dalla composizione di genere: il 48% degli utenti che dialogano su gender equality è di sesso maschile, confermando il fatto che la parità di genere interessa tutto lo spettro della popolazione.

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L’analisi degli hashtag utilizzati nelle conversazioni Twitter rileva prima di tutto la presenza, che avevamo visto anche nelle ricerche Google, dell’obiettivo numero cinque. L’associazione tra la parità di genere e la consapevolezza degli utenti sulle caratteristiche di questo SDG viene confermata. Dopo gli hashtag attinenti alla sfera del lavoro, quello degli SDGs è il tema che raccoglie più mention. Vi è anche un riferimento al Covid, in riferimento alle conseguenze dell’emergenza per le donne, colpite duramente più degli uomini a livello globale.

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L’indagine del Datalab ha poi cercato di definire i collegamenti tra i singoli temi che gravitano attorno all’uguaglianza di genere, e per farlo è stata sviluppata una network analysis basata su algoritmi di elaborazione testuale al fine di evidenziare come i vari termini di ricerca si relazionino tra loro. All’interno della rete sono quindi identificabili diversi gruppi di parole chiave: possiamo notare come i cluster che ruotano attorno ai temi della gender equality e dell’SDG5 (l’obiettivo delle Nazioni Unite sulla parità di genere) siano correlati. Dalla rete emerge anche il tema del Covid-19, correlato alla condizione delle donne lavoratrici, a conferma dell’interesse e della sensibilità degli utenti online per questo argomento.

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Come abbiamo visto, la parità di genere ha uno spazio importante nelle conversazioni online. Questo spazio nel dibattito pubblico è stato conquistato anche grazie all’impegno di alcune aziende, con progetti apripista orientati alla partecipazione sempre maggiore delle donne.

Nel caso di Eni, la parità di genere ha un ruolo fondamentale anche nella cultura aziendale. Negli ultimi anni la percentuale di donne, sia nuove assunte, che in posizioni di responsabilità, è sempre cresciuta. Il 2019 ha visto un aumento del tasso di sostituzione delle donne (ossia il rapporto tra le assunzioni e le risoluzioni dei contratti a tempo indeterminato), che passa dall’1,16 del 2018 al 2,15 del 2019. Vi è inoltre un sostanziale allineamento (98%) tra le retribuzioni della popolazione femminile e quella maschile, eliminando qualsiasi forma di gender pay gap.

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L’attività di Eni a favore dell’uguaglianza di genere non avviene solamente dentro l’azienda, ma consiste anche nel sostegno e adesione a una serie di iniziative, interne ed esterne. Le partecipazioni di Eni volgono all’insegna dello women's empowerment, emancipazione e responsabilizzazione femminile. Particolarmente importanti sono i progetti che hanno aperto la strada al role modeling, dove le donne di Eni – spesso di formazione tecnico-scientifica – parlano della loro esperienza a una platea di giovani ragazze, per cercare di aiutarle a “superare tutti gli stereotipi” riguardanti la presenza delle donne in settori legati alla tecnologia (tra questi citiamo le attività legate all’iniziativa Inspiring Girls avviata in partnership con l’Associazione Valore D nel 2017). I numeri delle donne laureate in materie STEM (acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics) sono infatti in netto aumento negli ultimi anni, ma rispetto alle materie umanistiche la percentuale di laureate rimane sempre ridotta.

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L'analisi della rete ha quindi confermato i due racconti sull'uguaglianza di genere: da un lato è emerso il lato negativo della questione, accentuato anche dalla pandemia che ha esasperato la condizione lavorativa delle donne. Dall'altro, la discussione online, relativa anche al tema del quinto Obiettivo di Sviluppo Sostenibile, mostra come qualcosa si stia muovendo in una direzione positiva, con le persone sempre più attente e sensibili alle diverse sfaccettature della parità di genere.

L’autore: Eni Datalab

Eni Datalab è un laboratorio di data science, analytics e intelligenza artificiale nato nel 2016 nella direzione di Comunicazione Esterna di Eni. La missione dell’Eni Datalab è quella di analizzare, misurare e comprendere il complesso ecosistema informativo in cui l'azienda opera e comunica, per garantire che le azioni di comunicazione e i contenuti prodotti abbiano sempre la massima rilevanza per i molti stakeholder di Eni.