Albero della vita Bahrain

Il Bahrain e le basi dello sviluppo sostenibile

Eni contribuisce all'espansione energetica del Regno e al suo programma di transizione energetica, offrendo l'accesso all'esperienza tecnologica globale dell'azienda e soluzioni ambientali innovative basate sui principi dell'economia circolare.

di Esteban Pages
9 min di lettura
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Nel cuore del deserto del Bahrain, da oltre quattro secoli si erge il "Shajarat-al-Hayat", o "Albero della Vita". È cresciuto nel più difficile tra gli ambienti, contro ogni previsione, in un luogo dove, secondo alcuni, un tempo si trovava il giardino dell’Eden. Questa meraviglia naturale alta 10 metri si trova su una collina di sabbia di 7 metri e mezzo. Secondo le credenze locali, fu Enki, mitica divinità dell’acqua, a dare a questo albero il dono della longevità. Per tutti gli abitanti del Bahrain è un simbolo di straordinaria resilienza che il settore energetico sta cercando di emulare.

Un nuovo modo di lavorare per la sicurezza energetica

Situato nel Golfo Persico, al largo della costa dell’Arabia Saudita, il Bahrain è impegnato a diversificare la sua economia, trainata in modo predominante dall'industria del petrolio e del gas. Grandi quantità di capitale sono state iniettate in un ampio ventaglio di attività economiche, compreso un nuovo hub di fintech: la Bahrain Fintech Bay. Sono previsti investimenti per un valore di 32 miliardi di dollari, volti a rinnovare le infrastrutture e la capacità aeroportuale del Regno del Bahrain oltre che a espandere e modernizzare la raffineria della Bahrain Petroleum Company. Nell’attuazione di questi ambiziosi piani di sviluppo economico, il Bahrain ha aperto il suo settore upstream, consentendo agli operatori privati di avere la piena proprietà delle attività di perforazione per l’estrazione di petrolio e gas, a condizione che abbiano un accordo con il governo per l’esplorazione e la produzione.

Con l’energia al centro della propria economia, il Bahrain si impegna ad attuare uno sfruttamento delle risorse naturali del Paese che garantisca il fabbisogno delle generazioni future, oltre che la protezione dell’ambiente. Il principale giacimento onshore sta rallentando le attività: secondo i dati dell’Oxford Institute for Energy Studies nel 2018 ha prodotto 42.000 barili al giorno, in calo del 44% rispetto al picco di 75.000 barili all’inizio degli anni ’70. Il Paese condivide anche il giacimento offshore di Abu Safah con l’Arabia Saudita, che nel 2018 vantava una produzione di 320.000 barili al giorno. Nell’aprile 2018, tuttavia, nel bacino Khalij-al-Bahrain il Regno ha scoperto riserve di tight oil da 80 miliardi di barili e riserve di tight gas comprese tra 10.000 e 20.000 miliardi di piedi cubi, che hanno cambiato completamente lo scenario. Si prevede che queste risorse raggiungano la fase produttiva entro il 2023. Per sfruttare al meglio questo grosso potenziale, il Bahrain ha lanciato un fondo energetico per raccogliere 1 miliardo di dollari da investitori locali, regionali e internazionali, da destinare allo sviluppo di attività energetiche.

Secondo la U.S. Energy Information Administration, il gas naturale ha un impatto ambientale molto inferiore rispetto alle fonti tradizionali di energia come il carbone. Il gas naturale emette 117 libbre di CO₂ per milione di Btu, rispetto alle 228,6 del carbone. È annoverato inoltre tra le fonti di generazione di energia elettrica convenzionali più economiche, con un costo livellato dell’energia medio, calcolato dall’AIE, di 71 dollari/MWh rispetto a 88 dollari/MWh per il carbone. La scoperta di queste nuove riserve è fondamentale per diversificare la produzione di energia del Regno, considerata la sua forte dipendenza dal gas naturale per la generazione di elettricità. Gli ultimi dati dell’Agenzia internazionale per l'energia indicano che l’83% dell’intera offerta energetica del Bahrain è coperta dal gas naturale. Il restante 17% è riconducibile al petrolio.

Il contributo di Eni al percorso del Bahrain verso la sostenibilità

I piani del Bahrain per diversificare l’economia e aprire il settore energetico sono il frutto di approfondite analisi e riflessioni. La National Economic Vision 2030, elaborata inizialmente nel 2008, è stata creata con in mente tre principi fondamentali: sostenibilità, equità e concorrenzialità. Il Regno si è impegnato a raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che comprendono azioni relative al clima, al consumo responsabile, alle città e comunità sostenibili. Questi obiettivi rispecchiano la missione Just Transition di Eni, radicata in una transizione energetica socialmente equa e capace di preservare l’ambiente, anch’essa a sostegno degli SDGs delle Nazioni Unite. Eni si è impegnata anche per la completa decarbonizzazione di tutti i suoi prodotti e processi entro il 2050.

“Nell'ottica di un modello energetico integrato, nel 2019 Eni ha firmato un Production Sharing Agreement con la National Oil and Gas Authority del Regno, nota anche come NOGA, per proseguire l'esplorazione offshore e perforare pozzi esplorativi già nel 2021", ha dichiarato Fabrizio Bolondi, Managing Director di Eni in Bahrain. “La tecnologia esclusiva di Eni darà un importante contributo al progetto, aiutando i geoscienziati nella rielaborazione dei sismici utilizzati nell’esplorazione. Il supercomputer HPC5 di Eni, che si trova nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, Pavia, utilizza un algoritmo di elaborazione proprietario e ha una potenza di calcolo di 52 petaflop al secondo", ha aggiunto Bolondi.

Ma l’interesse di Eni nel Regno non riguarda solo progetti energetici tradizionali. “Grazie alla sua posizione geografica, il Bahrain offre un grande potenziale per la generazione di energia solare ed eolica. Potrebbe essere un’ottima opportunità per contribuire all’obiettivo della nostra azienda di installare 4GW di energia rinnovabile entro il 2024”.

Questo non è l’unico ambito del settore energetico che il Bahrain intende sviluppare nei prossimi anni. Lo scorso anno, il Paese ha firmato un protocollo d’intesa con Eni per individuare ulteriori aree di cooperazione in ambito di esplorazione, gas naturale liquefatto (GNL) ed energia rinnovabile. “Con l'obiettivo di sviluppare un mix energetico più sostenibile ed efficiente per sostenere il fabbisogno energetico futuro del Bahrain, Eni vede ulteriori opportunità sia in termini di risorse naturali, sia per le business unit che si occupano di evoluzione energetica” conclude Bolondi.

L’impegno di Eni per l’energia green e l’economia circolare

Eni e NOGA si sono anche impegnate a collaborare per trovare soluzioni innovative a sostegno dell’economia circolare, seguendo i principi del "ridurre, riutilizzare e riciclare". A gennaio 2021 Eni Rewind, la società ambientale di Eni, e NOGA hanno firmato un protocollo d’intesa per individuare e promuovere opportunità per la gestione di risorse idriche, suolo e discariche e per la riconversione del settore di petrolio e gas. Queste attività contribuirebbero al progresso del Regno nell’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, sostenendo il National Renewable Energy Action Plan (NREAP) del Bahrain, che mira a realizzare una capacità installata di energia rinnovabile pari a 225 MW entro il 2025, con 50 MW di energia solare, 200 MW di solare e 5 MW di biogas. “Abbiamo 20 anni di esperienza nella bonifica, nella gestione e nella rigenerazione delle risorse idriche e dei rifiuti in tutto il settore, dall'upstream alla raffinazione, fino ai siti chimici e commerciali", ha illustrato Guido Bonfedi, Head of Technical Management and International Initiatives di Eni Rewind. “Dopo così tanti anni di gestione delle attività ambientali di Eni, abbiamo una chiara prospettiva e comprensione delle esigenze del Bahrain e siamo in grado di offrire soluzioni su misura, invece che standardizzate.”

Secondo Bonfedi, il modello dell’economia circolare offre una nuova possibilità di innovazione e integrazione tra ecosistemi naturali, imprese e gestione dei rifiuti. Visti come risorse, terreni industriali, discariche, acqua e rifiuti possono essere riutilizzati e rigenerati attraverso soluzioni tecniche all'avanguardia. Ad esempio, l'acqua estratta durante le attività di produzione o di bonifica può essere trattata per essere riutilizzata e soddisfare così le esigenze dei siti industriali. Il sistema circolare limita al minimo l’uso di acqua dolce, riducendo al contempo lo smaltimento o lo scarico delle acque reflue. Lo sviluppo sostenibile, così come definito dagli obiettivi 2030 delle Nazioni Unite, richiede cambiamenti pioneristici nell’organizzazione di società e imprese. In questo senso, l’economia circolare offre nuove opportunità per realizzare una crescita condivisa e responsabile nel tempo ed è un fattore fondamentale delle strategie di decarbonizzazione.

Uno sguardo al futuro

Mentre il Bahrain investe nel proprio settore energetico, dalla rinnovata raffineria alle riserve offshore appena scoperte fino all'economia circolare, Eni è disposta a dare un ulteriore e significativo contributo attraverso la sua esperienza tecnologica e globale di settore. Con una particolare attenzione allo sviluppo sostenibile e alla transizione energetica, la partnership tra Eni e il Bahrain darà vita a una relazione di reciproco vantaggio e a un nuovo modo di fare business per il futuro.