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L’infondatezza e l’inammissibilità della causa

Infine, se per una trattazione approfondita sotto il profilo giuridico delle numerose ragioni di inammissibilità e infondatezza dell’azione si rimanda agli atti depositati dai legali di Eni, qui è sufficiente ricordare che:

  1. In primo luogo, l’azione giudiziaria è del tutto infondata nel merito, posto che non sussiste alcun profilo di illiceità imputabile a Eni, né alcuna voce di danno risarcibile, né tantomeno si configura il nesso causale tra la condotta di Eni e gli insussistenti danni ex adverso lamentati.
  2. Inoltre, tutte le attività svolte da Eni costituiscono legittima attività di impresa e sono oggetto di specifica regolamentazione e autorizzazione amministrativa, laddove necessaria. 
  3. Come noto, Eni svolge un’attività strategica nel settore energetico che - pur avendo un effetto in termini di emissioni di CO2 - contribuisce alla fondamentale tutela della sicurezza energetica e dell’equità energetica. L’atto di citazione si fonda su una tanto suggestiva quanto ideologica semplificazione di un tema assai complesso come quello della transizione energetica, che impegna attori pubblici e privati, con l’obiettivo primario di contrastare il cambiamento climatico tramite la progressiva riduzione dell’impronta carbonica dei sistemi socio-economici sino al raggiungimento della neutralità carbonica, assicurando, allo stesso tempo, gli obiettivi di sicurezza e accessibilità all’energia. Tale obiettivo potrà essere realizzato con un mix di soluzioni tecniche che – come descritto nella sezione dedicata di questo sito - prevedono tanto la riduzione diretta delle emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra quanto la rimozione di tali gas serra tramite, ad esempio, la cattura della CO2 in atmosfera al fine di neutralizzarne gli effetti negativi dal punto di vista dell’impatto sul clima.
  4. Infine, la transizione energetica non può essere valutata al di fuori della fondamentale legge economica della domanda e dell’offerta. È utile notare che - nonostante la generale consapevolezza della crisi climatica - l’anno che ha registrato la maggiore riduzione di emissioni a livello globale è stato il 2020 (-5,8% a livello globale e -10% nell’Unione Europea), per effetto della modifica del tenore di vita causato dalla crisi pandemica e, quindi, per effetto della riduzione della domanda. Riconoscere questo aspetto è fondamentale per comprendere la complessità dell’argomento e la strumentalità di azioni volte ad una ideologica colpevolizzazione di una singola impresa che, nel legittimo esercizio della propria attività economica, risponde alle esigenze del mercato e, più in generale, della sicurezza energetica.


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