Vai al contenuto principale
Documentazione Presenza Globale IT
Per favore compila questo campo

Oppure , la nostra nuova soluzione di intelligenza artificiale.

Per favore compila questo campo

Oppure , la nostra nuova soluzione di intelligenza artificiale.

  • SOSTENIBILITÀ

La posizione Eni sulle biomasse

Eni ha concluso l’approvvigionamento di olio di palma in uso nelle bioraffinerie di Venezia e Gela per la produzione di biocarburanti idrogenati.

Impianto in campo agricolo

Adottiamo criteri che soddisfano elevati standard di sostenibilità

Eni è consapevole della necessità di mantenere un approccio responsabile al tema delle biomasse che vada oltre la mera compliance della norma. Pertanto, per assicurare una gestione più sostenibile lungo l’intera catena di fornitura, Eni ha definito dei principi generali e un approccio strutturato volto a prevenire i rischi associati all’utilizzo delle biomasse.

L’approvvigionamento dei biofeedstock, inclusi quelli provenienti dalla società Eni Natural Energies, utilizzati nelle bioraffinerie di Eni in Italia è gestito da Eni Trade & Biofuels (ETB), società di Eni che si occupa delle attività di trading e shipping. Entrambe le società sono controllate da Eni e ne condividono principi e prassi. Eni si assicura che le materie prime certificate:

  • non provengano da zone coltivate ottenute dalla conversione di aree caratterizzate da elevato contenuto di carbonio, come zone umide e foreste
  • non provengano da ecosistemi caratterizzati da alta biodiversità come le aree ricoperte da foresta primaria o secondaria o comunque da ecosistemi di riconosciuto valore naturalistico
  • siano certificate secondo schemi riconosciuti dai rispettivi mercati di destinazione.

Nel 2024 oltre il 90% delle materie prime che hanno alimentato le bioraffinerie di Venezia e Gela è classificato come rifiuti e residui, tra cui UCO (Used Cooking Oils o oli esausti da cucina), residui oleosi derivanti da lavorazioni di oli vegetali e altri processi industriali, grassi animali e altri scarti. Eni si impegna a incrementare gradualmente la quota di feedstock avanzati (matrici incluse nell’allegato IX della Direttiva UE sulle Energie Rinnovabili 2018/2001) e al miglioramento continuo del proprio processo di approvvigionamento, nell’ottica di proseguire nella ricerca di feedstock alternativi.

Inoltre, Eni promuove l’uso di materie prime che:

  • non determinino un cambiamento d’uso del suolo tale da causarne il depauperamento e possibilmente contribuiscano a contrastarlo mediante l’adozione di buone pratiche agronomiche
  • non riducano la disponibilità della risorsa idrica in competizione con la catena agroalimentare
  • provengano da terreni il cui utilizzo è rispettoso dei diritti internazionalmente riconosciuti delle popolazioni locali e delle popolazioni indigene, a partire dalla consultazione libera, preventiva informata e consapevole
  • siano prodotte in modo sostenibile nel rispetto dell’ambiente, dei requisiti sociali, inclusi i diritti dei lavoratori e la tutela della salute e della sicurezza.

La nostra strategia da qui al 2050 è quella di trasformarci in un’azienda che venderà solo prodotti decarbonizzati, così da limitare il più possibile il loro impatto ambientale. Eni conferma inoltre il suo impegno di aumentare la capacità di bioraffinazione dagli 1,65 milioni di tonnellate registrati nel 2025 ai 5 entro il 2030.

Per l’utilizzo delle biomasse presso i propri impianti, Eni garantisce:

  • il rispetto dei principi di tracciabilità e trasparenza
  • la costante promozione di un utilizzo sempre più efficiente della materia prima, volto alla riduzione dei consumi e degli scarti
  • la realizzazione di prodotti il cui utilizzo è in linea con gli standard di sostenibilità applicabili
  • l’adozione delle migliori tecnologie applicabili
  • l’adeguamento ai criteri di sostenibilità ai sensi del quadro normativo europeo sui biocarburanti.

Nuova gamma di prodotti certificati per la sostenibilità

Versalis, la società chimica di Eni, nel febbraio 2021 ha ottenuto la certificazione ISCC Plus per monomeri, intermedi, polimeri ed elastomeri prodotti con materie prime sostenibili, da bionafta e da riciclo chimico, nei siti di Brindisi, Porto Marghera, Mantova, Ferrara e Ravenna.

Vai al sito

In che cosa ci impegniamo

Eni si impegna:

  • alla trasparenza e divulgazione delle informazioni relative alle biomasse utilizzate e al Paese di provenienza, comunicando queste informazioni almeno una volta l’anno
  • alla selezione dei fornitori secondo elevati standard di sostenibilità e alla reciproca cooperazione per migliorare la sostenibilità della fornitura
  • a collaborare con gli stakeholder ed esperti in materia per migliorare le proprie conoscenze e assicurare l’implementazione degli standard più avanzati
  • allo sviluppo delle migliori soluzioni tecnologiche anche attraverso le proprie unità di ricerca
  • all’impiego, dove opportuno, di studi del ciclo di vita dei prodotti al fine di monitorare e ridurre gli impatti ambientali associati.
Il 100% delle biomasse utilizzate nelle bioraffinerie Eni è certificato secondo schemi volontari EU o sistema italiano di certificazione.

La ricerca Eni per la tecnologia Ecofining™

Abbiamo riconvertito due raffinerie tradizionali in bioraffinerie, utilizzando la tecnologia Ecofining™, sviluppata dalla ricerca di Eni congiuntamente a Honeywell-UOP. A queste si aggiungerà, per la produzione di HVO, la raffineria di Livorno, attualmente in fase di riconversione in bioraffineria. Questa scelta nasce dalla volontà di affrontare le sfide poste dalla crisi strutturale della raffinazione e di anticipare il percorso della transizione energetica, anche in coerenza con le indicazioni europee sulla quota di energia da fonti rinnovabili. Tale strategia ha inoltre consentito di produrre direttamente una quota di biocarburante HVO (olio vegetale idrotrattato), in linea con i requisiti normativi. Il programma di sviluppo coinvolge anche i siti di Sannazzaro de’ Burgondi, attraverso una conversione parziale, e di Priolo, quest’ultimo in Joint Venture con Q8 Italia. Parallelamente, siamo presenti all'estero con la partecipazione alla bioraffineria St. Bernard a Chalmette negli Stati Uniti, mentre è previsto l’avvio di nuovi impianti in Corea del Sud e in Malesia. Grazie alla flessibilità della tecnologia Ecofining™ che consente di trattare varie tipologie di biomassa, Eni sta incrementando l’utilizzo di cariche alternative (per esempio oli alimentari usati e di frittura, grassi animali e scarti della lavorazione di oli vegetali) e sperimentando cariche di tipo advanced (per esempio oli da alghe e rifiuti, materiale lignocellulosico, biooli). Le produzioni di biocarburanti Eni sono conformi ai requisiti previsti dagli schemi volontari EU di certificazione della sostenibilità e di riduzione delle emissioni di gas climalteranti ai sensi della Direttiva Rinnovabili.

Eni palm-oil free dal 2022

Da ottobre 2022, Eni ha eliminato l’olio di palma dalle proprie cariche, dopo averne già interrotto l’approvvigionamento dall’inizio dello stesso anno per la produzione di biocarburanti idrogenati nelle bioraffinerie di Venezia e Gela, anticipando così i vincoli previsti dalla Direttiva UE sulle Energie Rinnovabili.

Le bioraffinerie si distinguono per la capacità di processare una vasta varietà di materie prime, ognuna con qualità specifiche, di tipo rinnovabile (cariche biogeniche o biomasse). Le principali cariche che alimentano le bioraffinerie sono le cosiddette materie waste & residues, ossia residui di lavorazione industriale e scarti della filiera alimentare e residui dell’industria agroalimentare. Tale eterogeneità nelle materie prime utilizzate consente di cogliere diverse opportunità di mercato, contribuendo all’accessibilità economica di questi prodotti e sostenendo una transizione equa e giusta grazie alla riduzione dei rischi di dinamiche speculative derivanti dalla limitata diversificazione delle materie prime utilizzabili per la produzione. Al contempo, questa flessibilità nella scelta delle materie prime con cui alimentare gli impianti richiede costanti ottimizzazioni dei processi per massimizzare l’efficienza e il risparmio energetico. A partire da novembre 2022, anche i progetti agri feedstock di Eni contribuiscono ad alimentare le bioraffinerie Enilive con cariche che derivano da coltivazioni su terreni degradati o abbandonati, colture intercalari e valorizzazione di scarti forestali e agroindustriali, non in competizione con la filiera alimentare.

L’HVO per ridurre le emissioni

Le bioraffinerie Eni producono biocarburanti idrogenati HVO diesel, biogpl e biojet per i trasporti e la bionafta prevalentemente per la filiera della chimica. In particolare, HVOlution è il primo biocarburante idrogenato di Enilive prodotto da materie prime al 100% rinnovabili, che rappresenta una soluzione concreta per la riduzione delle emissioni di gas serra ed è già disponibile in oltre 1.600 stazioni di servizio Enilive, con l’obiettivo di raggiungere 2.500 punti vendita entro il 2028. Conforme alla specifica europea EN15940, HVOlution può essere utilizzato in purezza nelle motorizzazioni compatibili, senza necessità di modifiche ai veicoli e con un limitato intervento sulle infrastrutture esistenti.

Le emissioni di CO2 dell’HVO, come quelle di tutti i biocarburanti, sono considerate nulle. Infatti, essendo di origine biogenica1 e provenendo da biomassa certificata come sostenibile, tali emissioni convenzionalmente non sono conteggiate nelbilancio dei gas serra in quanto la CO2 rilasciata in fase di utilizzo è stata precedentemente assorbita durante la crescita della biomassa. La vendita di biocarburanti di Eni nel 2025 ha determinato il risparmio di circa 2,0MtCO 2eq considerando un risparmio emissivo di circa l’80% rispetto al valore medio del combustibile fossile di riferimento, pari a 94 grCo 2eq/MJ secondo la Direttiva Rinnovabili.

 

I principali standard internazionali (es. GHG Protocol, norme ISO) consentono di non inserire la CO₂ biogenica nel computo delle emissioni GHG Scope 1, 2 e 3. Queste sono considerate nulle in quanto è riconosciuto un bilanciamento netto tra la CO₂ catturata nel processo di produzione del carburante e la CO₂ rilasciata nella fase di combustione. Nell’ambito, inoltre, del regolamento EU ETS, la CO₂ biogenica è esente dall’obbligo di restituzione delle quote se dimostrata la provenienza biomassa sostenibile certificata.
  • (1) I principali standard internazionali (es. GHG Protocol, norme ISO) consentono di non inserire la CO₂ biogenica nel computo delle emissioni GHG Scope 1, 2 e 3. Queste sono considerate nulle in quanto è riconosciuto un bilanciamento netto tra la CO₂ catturata nel processo di produzione del carburante e la CO₂ rilasciata nella fase di combustione. Nell’ambito, inoltre, del regolamento EU ETS, la CO₂ biogenica è esente dall’obbligo di restituzione delle quote se dimostrata la provenienza biomassa sostenibile certificata.