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LNG e pipeline, il gas russo va in Cina

Pechino pianifica l'aumento dell'import e Mosca punta diventare il suo primo fornitore entro il 2035. Il gas russo basterà per tutti?

di Evgeny Utkin
03 maggio 2019
7 min di lettura
diEvgeny Utkin
03 maggio 2019
7 min di lettura

L’incremento del consumo e dell’importazione di gas da parte della Cina, registrato negli ultimi anni, proseguirà e la Russia si candida a diventare il primo fornitore di Pechino entro il 2035.

Alla conferenza “One Belt One road” tenutasi recentemente a Pechino, il leader cinese Xí Jìnpíng ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin e il Ceo di Gazprom, Alexey Miller, per discutere lo sviluppo della collaborazione sino-russa in campo energetico. Putin ha fornito qualche dettaglio durante la conferenza stampa finale dell’evento. 

“I volumi di cui la Cina ha bisogno, nello specifico i volumi di gas naturale, stanno crescendo; inoltre, ci viene chiesto dai partner cinesi di considerare la possibilità di aumentare le forniture attraverso il gasdotto Power of Siberia, che metteremo in funzione alla fine dell'anno. E lo faremo", ha spiegato il presidente russo ai giornalisti. Putin ha quindi sottolineato che le capacità tecniche consentono di farlo, anche se la priorità per l'industria del gas russo quella di entrare sul mercato globale del LNG, dove sta già avendo alcuni successi. 

Come sottolineato dal leader del Cremlino, il consumo di gas naturale in Cina sta crescendo sempre di più: +15% nel 2017 e +18% nel 2018. La Cina è diventata ormai il capofila mondiale per l’import di gas. E proprio Mosca, secondo le parole di Alexey Miller, entro il 2035 diventerà il primo fornitore per Pechino.  “All'ordine del giorno c'è la discussione di altri due progetti di fornitura: dall'Estremo Oriente e dalla rotta occidentale”, ha detto il capo di Gazprom. “Se vengono implementati questi progetti - e la Russia si è già abituata all'implementazione quasi impeccabile del suo programma, almeno nell'ambito dei ‘grandi progetti’ - Gazprom è davvero in grado di diventare il primo fornitore cinese”. 

L'attuale capacità di progettazione della Power of Siberia, con 38 miliardi di mc all’anno, permetterà di fornire oltre un trilione di metri cubi di gas naturale nei prossimi 30 anni, iniziando con 5 miliardi di mc nel 2020 e 10 miliardi nel 2021. Inoltre, se necessario, Gazprom risponderà alle richieste urgenti della parte cinese e aumenterà la sua capacità. Le risorse del gasdotto, che include nuovi grandi giacimenti nell'est della Russia (primo tra tutti l’enorme campo Chayandinskoye, il cui sviluppo è attualmente in corso), lo consente.

Yamal è per tutti?

Alexey Miller ha chiesto di prestare particolare attenzione alla penisola russa di Yamal: “Questo è il bacino più ricco di gas, e fornirà gas ai consumatori per più di cento anni.  Quindi il corridoio Ovest potrebbe diventare il corridoio di trasmissione del gas più promettente e significativo verso la Cina, e Yamal ha tutti i prerequisiti per diventare un centro per le forniture di gas ad ovest e ad est”. 

Sebbene Miller abbia sottolineato l'importanza non solo della direzione orientale, ma anche di quella occidentale (con Yamal che fornisce gas per l’Europa), le sue parole sono state considerate da alcuni come un segnale allarmante. Fino ad ora Gazprom aveva come priorità il mercato europeo. Ma con i diversi ostacoli nella costruzione di gasdotti, in particolare del Nord Stream 2, e con la retorica dell'espansione russa (del gas) in Europa, Gazprom ha deciso di dare un chiaro segnale: “Ci sono i cinesi, che assorbono tutto il gas che noi riusciamo a dare. Noi continueremo ad onorare i contratti già in vigore, ma è chiaro che se da una parte ci chiedono forniture mentre dall’altra storcono il naso, la nostra preferenza sarà ovvia”. Il punto quindi è: basterà il gas russo per tutti? La domanda circolava in Europa ancora quindici o vent'anni fa, e la risposta dell’epoca era sì. Risposta che sembra valida anche adesso. 

LNG sì, ma sovrano

Alla fine di aprile due compagnie cinesi, CNOOC e CNPC, hanno acquisito il 10% ciascuna di Arctic LNG 2, un nuovo ambizioso progetto di Novatek, il maggior produttore indipendente di gas russo. Poco prima, Total ne aveva acquisito la stessa percentuale. Si cerca quindi ora un altro partner con la stessa quota, visto che Novatek per il momento vorrebbe mantenere la propria quota del 60%. La struttura azionaria diventa perciò simile a quella di Yamal LNG, un altro progetto di Leonid Mikhelson, presidente e proprietario di Novatek, dove gli azionisti sono Novatek, Total e le compagnie cinesi.  

Visto il successo di Yamal LNG (con una capacità del 16,5 milioni di tonnellate di LNG all’anno), un altro partner per Arctic LNG 2 si dovrebbe trovare piuttosto facilmente. Si vocifera in proposito circa una concorrenza tra l’Arabia Saudita e il Giappone. E Mikhelson ha detto che potrebbe lanciarsi in un altro progetto LNG. Putin dà manforte, sottolineando l'importanza dello sviluppo del LNG per la Russia. E, naturalmente, gli imprenditori e il governo hanno preso le sue parole sul serio. 

Il punto è che il governo russo vorrebbe un LNG sovrano, non nel senso delle quote, ma delle tecnologie. Lo stabilimento di Yamal LNG è stato invece realizzato esclusivamente con tecnologia straniera, così come anche Arctic LNG 2, ma con un maggior numero di componenti locali. Nel prossimo stabilimento i russi vogliono invece usare tutta la loro tecnologia. 

Lo stesso vale per le navi gasiere. Per Yamal LNG sono state progettate e costruite in Corea del Sud navi gasiere di classe artica Arc7, che sono ovvero delle rompighiaccio. Il loro costo è elevato, sia per i costi di produzione sono alti in sé, sia per un deficit di queste navi sul mercato. Rimane la classe Arc4, ma questo risolve solo parzialmente il problema, perché queste navi non sono sempre libere e perché possono essere utilizzate in una modalità speciale solo nella stagione calda in direzione ovest, o con l'assistenza di un rompighiaccio.  

Una nave gasiera di classe Arc7 costa circa 330 milioni di dollari, mentre una normale, non “artica” costa 180-200 milioni. E Mosca vuole costruire da sola anche le navi. Ma, per risparmiare sulle navi costose, ha in mente due punti di ricambio, nell'Oriente russo, in Kamchatka, e in Occidente, a Murmansk. In questo modo, il gas dalle costose navi artiche viene trasferito sulle navi meno costose, che poi partono per le varie destinazioni. Inclusa la Cina, ovviamente. 

In questo modo, con i gasdotti o con le navi, l’Aquila russa si avvia a conquistare nuovi mercati, rafforzando i legami con il Drago cinese.

L'autore: Evgeny Utkin

Evgeny Utkin è giornalista ed esperto di economia russa e di questioni energetiche. Lavora alla redazione di Milano del Quotidiano Energia e collabora con diverse testate italiane (inserto "Russia Oggi" de La Repubblica e La Stampa) ed estere (Expert). In passato ha lavorato come ricercatore alla Moscow State University prima di diventare manager per imprese intergovernative e internazionali come Eutelsat ed Ericsson.