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More chocolate, please

Jeanne Donkoh ha fondato una fabbrica di cioccolato: Bioko. Nel suo laboratorio di Accra vengono studiati nuovi sapori che soddisfano il palato dei ghanesi, ancora poco avvezzi al consumo di cioccolata, sebbene il Ghana sia massimo esportatore di semi di cacao. Jeanne ci ha raccontato la sua storia.

di Eni Staff
8 min di lettura
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Questa storia inizia a Bioko, bellissima isola della Guinea Equatoriale. È il 1876 quando Tetteh Quarshie, un agricoltore ghanese, arriva qui, scopre l’esistenza delle coltivazioni di fave di cacao, e decide di importarle nel suo Paese. Oggi il Ghana è il secondo produttore mondiale di semi di cacao. Le esportazioni si aggirano sui 2 miliardi di dollari l’anno, mentre decisamente inferiori sono le importazioni di cioccolato, che arrivano a malapena a 8 milioni. Una nuova classe di imprenditori si è decisa a colmare questo divario; anche perché in Ghana cresce la domanda di cioccolato dal gusto più cosmopolita. La lavorazione locale delle fave di cacao per la produzione di cioccolato e lo stimolo ai consumi locali offrono la possibilità di aumentare i ricavi dell’industria, e creare nuova occupazione. Sono così nate fabbriche di cioccolato che servono esclusivamente il mercato interno. Da qualche anno, Bioko è il nome di una cioccolateria di Accra. L’ha fondata Jeanne Donkoh, 63 anni, donna coraggiosa e intraprendente. Qui raccontiamo la sua storia.


Jeanne Donkoh

Quattro anni fa è diventata una imprenditrice del cioccolato ad Accra, ma cosa faceva nella sua vita precedente?

Ho vissuto negli Stati Uniti. Lavoravo come assistente legale. Venti anni fa la decisione di mio marito di tornare in Ghana. Io l’ho seguito, i nostri figli vivono ancora negli Usa. Tornata nel mio Paese, ho cercato un nuovo lavoro. Il sistema legale in Ghana è completamente diverso da quello americano; così faticavo a inserirmi nel mio settore. L’opportunità di cambiare professione è arrivata quando ho trovato lavoro in un hotel di Accra, dove si era aperta una posizione di pubbliche relazioni. Ho seguito qualche corso in hotel management; mi sono specializzata in marketing con un master. L’entusiasmo per questo lavoro si è spento dopo 15 anni, poi mi è tornata la voglia di cambiare. Avevo 58 anni e per prima cosa ho deciso di concedermi un periodo sabbatico. 

E cosa è accaduto?

Un pomeriggio, stavo guardando la televisione quando è andata in onda la storia di una donna in Madagascar che spiegava come si fa il cioccolato.

È stato amore a prima vista?

Proprio così. Non avevo idea di quanto grande fosse l’industria del cioccolato. Ero ignara dell’importanza che i semi di cacao avessero da sempre nelle esportazioni del Ghana. Mi è bastato un istante per capire l’opportunità che poteva aprirsi dalla lavorazione dei nostri semi di cacao per la produzione di cioccolato da vendere nel mercato interno. Fino a pochi anni fa, infatti, ad Accra si poteva comprare solo cioccolato importato. 

Cosa è cambiato?

Il governo, però, da qualche tempo aveva iniziato incentivare per i semi di cacao i prodotti finiti a valore aggiunto. Anche in prospettiva di una domanda di mercato che da lì a poco sarebbe esplosa in modo prorompente. Così, sono andata nel Regno Unito per studiare. Ho fatto un paio di corsi per imparare a fare il cioccolato. 

Come si crea una fabbrica di cioccolato dal nulla?

Quando sono tornata da Londra, ho aperto il mio primo laboratorio: a casa mia. Il primo investimento è stato un tavolo di marmo. Mia zia aveva una coltivazione di semi di cacao e questo mi ha facilitato la vita.

Perché?

In Ghana è un po’ complicato procurarsi le fave di cacao, perché gli agricoltori sono gestiti da un apparato centrale. Ho iniziato a produrre cioccolato fondente e bianco. All’inizio ha funzionato il passaparola, amici e conoscenti venivano a casa a comprare piccole confezioni regalo. Via via ho preso sempre più coraggio perché ricevevo moltissimi commenti positivi. 

Faceva tutto da sola?

Presto ha iniziato a lavorare con me Abena, cuoca bravissima uscita dal National Vocational Training Institute (NVTI). Io e Abena, mamma di un bambino, preparavamo il cioccolato nella mia cucina. Quando nel 2016 ho fondato Bioko, è stata lei la mia prima dipendente. Poi si sono aggiunti Frank e David. 

Come ha fatto a formare il suo team in un settore completamente nuovo?

Volevo assumere persone creative, laboriose, che avessero soprattutto voglia di imparare. Ho avuto fortuna. In Ghana ci sono molte scuole di cucina ma pochissimi cuochi che sanno fare il cioccolato. “Coco processing company” è una delle poche società governative che organizza corsi di formazione.  

Il Ghana esporta i semi di cacao, ma i ghanesi non sono abituati al gusto del cioccolato. Cosa fate per educare i nuovi consumatori?

Organizziamo corsi di degustazione, andiamo nelle scuole e insegniamo ai ragazzi l’importanza dei semi di cacao per l’economia del Ghana. Organizziamo corsi intensivi, soprattutto in estate. Insegniamo i benefici del cioccolato, che fa benissimo alla salute ma i cui valori nutrizionali sono quasi del tutto sconosciuti. Nel pubblico si sta svegliando un forte interesse, anche perché il governo incoraggia il consumo dei cioccolati derivati dai nostri semi di cacao. 

Che tipo di nuovi gusti create?

Nel nostro laboratorio facciamo praline, barrette, biscotti. Cioccolato fondente, al latte, bianco, senza zuccheri aggiunti. Ai nostri clienti insegniamo che più alta è la % di cioccolato, meno sono gli zuccheri aggiunti. Con i prodotti ci sbizzarriamo, usiamo soprattutto ingredienti locali, come gli anacardi. Nei nostri due negozi, al centro di Accra, vendiamo confezioni da 12, 24 o 18, soprattutto come regali di matrimonio, che possiamo customizzare. Ada Seasalt, per esempio, è fatto di cioccolato fondente al 70% (semi di cacao, zucchero, lecitina di soia non OGM, vaniglia fresca) e fragranze naturali. Gari & Peanut Butter è fatto di cioccolato al latte, con il 50% di cacao, gari (cuscus di manioca) e burro di arachidi. 

Tutti pazzi per Bioko?

Abbiamo un ampio spettro di clienti, soprattutto giovani adulti, sui venti o trent’anni. Molti locali, diversi expat. 

Non posso non farle questa domanda: cosa significa avere accesso all’energia per la sua attività?

Avere una fornitura di energia elettrica stabile è fondamentale per la nostra attività. Il cioccolato deve essere mantenuto in un ambiente temperato e il clima umido del Ghana, soprattutto in certi periodi dell’anno, non aiuta. Purtroppo, fino a non molto tempo fa, la corrente elettrica era discontinua; i black out erano frequentissimi. Quando ho aperto Bioko, ho dovuto comprare un grande generatore di corrente, una spesa che era al di fuori del mio budget; e così sono stata costretta a posticipare l’acquisto di una macchina di cioccolato di cui avevo bisogno. Oggi la corrente elettrica è più stabile e costa di meno, ma la bolletta è sempre più alta rispetto ad altri paesi. Il risultato è che i miei prodotti non costano poco.

Viveva negli Stati Uniti, è tornata in Ghana. Come immagina il futuro per il suo Paese?

Il Ghana ha un grande futuro soprattutto grazie alla sua stabilità politica. È un paese popolato da persone giovani e dinamiche, aperte al mondo, esigenti; tutti vogliono migliorare la qualità della loro vita. Mi sembra che ci siano i presupposti per una continuità nella crescita economica. L’impatto della crisi epidemiologica internazionale spero che sia solo transitorio, e che l’economia continui ad espandersi, forse a una velocità più sostenuta, e che si si creino sempre maggiori posti di lavoro.  

E per il suo, di futuro, cosa vorrebbe?

Oggi sto cercando di convincere i miei figli a tornare in Ghana, vorrei che un giorno prendessero in mano le redini della mia attività. Il settore del cioccolato artigianale è in pieno boom in tutto il mondo. Bisogna tenere gli occhi ben aperti sulle opportunità future. Stiamo pensando di espandere la produzione di cioccolato artigianale alla lavorazione del burro di cacao. Il governo scommette sul valore aggiunto del cacao non solo per l’esportazione e il commercio, ma anche per consentire ai produttori di cioccolato di comprare la materia prima direttamente dagli agricoltori, decentralizzando la distribuzione che oggi è gestita da un ente centrale, il Ghana Coco Board.