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Non solo petrolio

Il Ghana punta alla diversificazione della sua economia e vuole investire i proventi dell’oil&gas per finanziare sempre di più istruzione e agricoltura. Intervista al direttore dell’Africa Centre for Energy Policy (ACEP), Benjamin Boakye.

di Eni Staff
9 min di lettura
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La scoperta dei giacimenti di petrolio e di gas naturale, nel 2007, ha dato una forte spinta all’economia del Ghana, che in pochi anni si è affermata come una delle più dinamiche dell’Africa Occidentale. Lo sfruttamento degli idrocarburi ha gradualmente ridotto la vulnerabilità alle oscillazioni dei prezzi petroliferi; ha diminuito la dipendenza dalle costosissime importazioni di energia; ha garantito una fonte energetica stabile; ha ampliato l’accesso all’elettricità; ha ridotto la povertà. Soprattutto il gas ha assunto un ruolo di primissimo piano nella ricerca di una indipendenza energetica. Oggi, la crisi economica dovuta al nuovo coronavirus ha messo in luce quanto l’andamento dell’economia subisca l’influenza del settore oil&gas. Ne abbiamo parlato con il direttore dell’Africa Centre for Energy Policy (ACEP), Benjamin Boakye.


Benjamin Boakye

Cosa prevedono le stime dell’impatto della crisi pandemica sull’economia e l’energia del Ghana?

Dopo tre anni consecutivi di crescita a un tasso di circa il 6,3%, il Paese rischia di registrare la crescita più bassa degli ultimi 37 anni, secondo il del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Con il crollo del prezzo del petrolio, le entrate del paese sono diminuite in maniera significativa, con una influenza negativa sulla mobilitazione delle risorse. Una situazione che limita gli investimenti in settori strategici come quello dell’agricoltura e nella diversificazione dei driver di crescita -  elementi fondamentali dell’agenda politica del paese. La pandemia ha inoltre reso necessarie spese sanitarie e interventi sociali che non erano pianificati, spingendo a utilizzare il fondo per la stabilizzazione del Ghana per mitigare in parte le pressioni sulla spesa nel settore sanitario legata all’emergenza. A marzo, il Ministero delle Finanze ha presentato al parlamento una revisione del bilancio che sottolinea le principali sfide fiscali connesse alla riduzione delle entrate petrolifere. 

Di quali sfide si tratta?

Le previsioni parlano, nel breve periodo, di una perdita di 800 milioni di dollari di entrate petrolifere, inizialmente stimate intorno a 1,5 miliardi. Si tratta di un gravissimo colpo per l’economia del Ghana, specialmente per il bilancio degli investimenti di capitale, che sono fortemente legati alle entrate derivanti da petrolio e gas. Anche le proiezioni di reddito sul lungo termine ne hanno risentito e alcuni progetti, come il Pecan della società norvegese Aker Energy, il cui inizio era previsto per la scorsa primavera, è stato rinviato a causa del calo dei prezzi petroliferi. Inoltre, il governo ha stanziato 572 milioni di cedi (circa 100 milioni di dollari) per il contenimento della pandemia, che vanno ad aggiungersi ai 1.250 miliardi (circa 216 milioni di dollari) del nuovo progetto Coronavirus Alleviation Programme (CAP) volto a sostenere famiglie e imprese. Di conseguenza, il Ghana Stabilization Fund (GSF), il fondo di stabilizzazione regolato dal Petroleum Revenue Management Act del Ghana, è passato da 300 milioni di dollari a 100 milioni di dollari, in quanto gli altri 200 milioni sono stati destinati all’emergenza Covid.

Vi sono segnali di ripresa sul lungo periodo?

Si spera che alcuni interventi avviati dal governo stimolino la nascita di attività economiche e rilancino la crescita. Per tre mesi il governo ha concesso un abbuono del 50% sulle spese elettriche sia all’industria sia ai privati, e nello stesso periodo ha concesso la fornitura gratuita di acqua. La politica agricola comune ha inoltre lo scopo di aiutare società e imprese in difficoltà a organizzare la ripresa. Tuttavia, questi aiuti potrebbero non essere sufficienti a garantire una ripresa rapida e nei prossimi anni il governo dovrà prendere molte scelte difficili per prevenire un ulteriore rallentamento dell’economia. Queste scelte riguarderanno, fra le altre cose, il consolidamento del bilancio e i tagli volontari alla spesa pubblica, giacché lo spreco di risorse rallenterebbe ulteriormente la ripresa. 

Si tratta di nuovi prestiti?

Esatto. Per ovviare alla mancanza di fondi, il governo ghanese ha ricevuto 1 miliardo di dollari dal Fondo Monetario Internazionale. La Banca Centrale del Ghana ha concesso un ulteriore stanziamento di 10 miliardi di cedi, e sono stati raccolti 3 miliardi di dollari dalla vendita di Eurobond sul mercato mondiale dei capitali. Il governo ha poi varato un nuovo programma di sussidi nel settore elettrico per aiutare la popolazione nel pagamento delle bollette; il costo dell’operazione ammonta a 1 miliardo di cedi (172 milioni di dollari). Tutto ciò si somma al debito pubblico, che dovrà essere saldato. 

La produzione di gas garantisce la diversificazione del mix energetico, ma sono stati registrati dei progressi nell’ambito dello sviluppo dell’energia solare?

La priorità del governo è attualmente di ottimizzare gli impegni di take or pay relativamente agli impianti di generazione di energia e gas. Ciò ha limitato l’impegno del governo nel campo delle energie rinnovabili. Nel breve e medio termine la situazione rimarrà invariata, anche se il governo ghanese continuerà a impegnarsi per ridurre l’impronta di carbonio del paese e per attuare i suoi Nationally determined contributions (INDCs) in ambito climatico. Tuttavia, il settore privato e i singoli cittadini sono liberi di adottare tecnologie rinnovabili senza attendere un’azione concreta del governo. 

Tra le priorità, soprattutto l’integrazione economica e la diversificazione dei driver di crescita, che sono elementi fondamentali per lo sviluppo sostenibile

Dal 2010 ad oggi, la centralità del settore oil&gas nell’economia nazionale è andata crescendo. Il settore ha dato un forte impulso alla crescita economica, ma ora è necessario trovare un nuovo equilibrio favorendo una diversificazione che sostenga di più l’agricoltura ma soprattutto l’istruzione, anche con il coinvolgimento del settore privato. L’impegno nella diversificazione è stato puramente formale, e la strategia del governo di utilizzare i profitti derivanti dal petrolio per stimolare la crescita in altri settori deve essere rafforzata. Le entrate sono state reinvestite in maniera significativa nel settore attraverso l’azienda petrolifera nazionale, mentre altre priorità sono in concorrenza con il settore privato. Alla luce di questa situazione, è necessario trovare con urgenza un nuovo equilibrio nella diversificazione dell’economia e ridurre l’impatto della volatilità dei prezzi del petrolio sull’economia.  

In che modo il Ghana sta sfruttando la ricchezza delle risorse senza creare squilibri economici e sociali?

Questo è un problema che il Ghana sta ancora cercando di risolvere. Sono state attuate delle politiche volte ad aumentare i benefici del settore estrattivo per l’economia. Si tratta di politiche che includono il passaggio alla politica di local content, l’applicazione della legge sulla gestione delle entrate e il contributo di istituzioni competenti che agevolino una regolamentazione efficace del settore petrolifero e del gas. Tutte queste azioni sono volte a ottimizzare il settore petrolifero a vantaggio degli altri comparti dell’economia. L’attuazione di questi indirizzi resta tuttavia complicata, motivo per cui l’industria petrolifera è diventata così importante per il bilancio nazionale, anche se rappresenta meno del 3% del PIL. Il bisogno di diversificazione sta diventando sempre più urgente e il governo sta investendo sempre di più i proventi del petrolio nell’istruzione e nell’agricoltura, in quanto si spera che questi settori forniscano il capitale umano e gli input necessari per lo sviluppo economico. Se questi due settori possono essere sostenuti con proventi rilevanti provenienti dal settore petrolifero, sarà possibile, nel breve termine, ampliare l’economia e creare più posti di lavoro, riducendo così gli squilibri socioeconomici. 

Ogni anno, il governo versa 450 milioni di dollari ai produttori indipendenti per quantità di elettricità che restano inutilizzate. In che modo è possibile risolvere questo problema di sovraccapacità?

Il problema della sovraccapacità può essere affrontato attraverso politiche efficaci volte ad aumentare la domanda di elettricità; anche se ciò significa fissare prezzi appena al di sotto del costo marginale del settore nel medio-breve termine. Negli ultimi tempi sono state adottate delle politiche per ridurre il mancato pagamento nel campo energetico. Infine, quest’anno il governo ha avviato l’attuazione del Cash Waterfall Mechanism (CWM) per garantire che almeno ogni entità ottenga dei ricavi nei processi della catena del valore, anche se gli introiti non sono ancora sufficienti ad assorbire i costi del settore. Tuttavia, la soluzione principale per il settore energetico, ovvero l’introduzione di capitali privati o l’iniezione di liquidità da parte del governo per riorganizzare il settore della distribuzione, rimane ancora sospesa. Finché non verranno affrontati i problemi del settore della distribuzione, il governo continuerà ad assorbire il debito di quello energetico, influenzando la quantità di entrate disponibili per affrontare le sfide socioeconomiche del paese.