L'innovazione agricoltura

South Up!

La Call4Startup di Joule alla ricerca di soluzioni innovative e tecnologiche nel settore agricolo per aspiranti imprese hi-tech del Sud Italia e aziende della Basilicata. La call terminerà il 13 giugno.

di Davide Perillo
31 maggio 2021
8 min di lettura
di Davide Perillo
31 maggio 2021
8 min di lettura

La chiamano irrigazione intelligente. Oppure, se preferite, “un Decision Support System”, un sistema fatto di centralina meteo, sensori per misurare l’umidità del terreno e algoritmi che elaborano dati e previsioni. Il risultato? “Aiuta gli agricoltori a capire quando è il momento migliore per irrigare e permette di risparmiare quasi metà dell’acqua usata per i campi”. Matteo Cunial, il giovane che l’ha inventato assieme a tre soci, racconta che l’idea di Idroplan gli è venuta nell’estate 2015, quando la siccità creò un mucchio di problemi ai campi di mais dell’impresa familiare. Spunti, progetti, abbozzi, “Poi nel 2017 abbiamo vinto la StartCup Lombardia e siamo approdati al Premio Nazionale Innovazione”. Lì è nato il rapporto con PoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano: ”Con i suoi mentori, importantissimi nelle prime fasi di una startup, ci ha aiutato a definire una direzione di sviluppo che abbiamo seguito nei mesi successivi e ci ha permesso di compiere i primi passi in modo più consapevole”. Ecco, quei primi passi hanno portato a far fiorire Farm Technologies, un’azienda che oggi impiega otto persone tra Milano e Roma, aiuta “oltre 230 imprese a gestire al meglio l’irrigazione” e collabora con università (Bologna e Roma) ed enti di ricerca come il CREA. Ma lo stesso percorso potrebbero raccontarlo altre realtà giovani, avanguardia di un mondo che resta importante per la nostra economia (l’agricoltura italiana vale 37 miliardi di euro, il 2,2% del PIL), ma ha bisogno come pochi altri di coniugare tradizione e innovazione, ritmi secolari e accelerazioni tecnologiche.

Il futuro del settore agricolo

È per far crescere realtà di questo tipo che è nata South Up!, la Call4Startup aperta ad aspiranti imprese hi-tech del Sud e aziende agricole della Basilicata con l’obiettivo di “proporre soluzioni innovative e tecnologiche nel settore agricolo, con particolare attenzione alla sostenibilità sia sociale che ambientale, sfruttando appieno la leva dell’economia circolare”, come recita il bando. Un progetto ideato da Joule, la scuola d’impresa di Eni, assieme alla Fondazione Politecnico di Milano, allo stesso PoliHub e ad Alsia, l’Agenzia lucana di sviluppo e innovazione in agricoltura. Scopo: aiutare un settore che da queste parti è vitale da sempre, iniettando una concretissima spinta verso l’innovazione. Con tre assegni da 30mila euro l’uno, più un percorso accelerato di sviluppo dell’impresa, per le realtà che presenteranno le idee più originali. Si opera in due ambiti precisi, caratterizzati dalla sostenibilità e legati alla terra: l’agritech, ovvero le soluzioni che aumentano l’efficienza dei processi agricoli, e l’agroenergia, che invece studia come ricavare energia da materiali di scarto (e come ridurne il fabbisogno nei campi).

La call si chiude il 13 giugno. ”Vorremmo raggiungere una cinquantina di candidature”, dicono a South Up! Sarebbe già una quota importante, visto che si parla solo del Sud e di un settore verticale molto specifico. Ma se resterà l’andamento iniziale, è probabile che il numero sarà più alto. Solo nei primi dieci giorni sono state registrate una quarantina di manifestazioni di interesse, tra invii di documentazioni e iscrizioni vere e proprie. Per le altre startup ora si aspetta l’effetto del passaparola.

Si punta a trovare e far mettere in pratica buone idee sull’irrigazione mirata e la tracciabilità dei prodotti, la riduzione della chimica e la tutela delle biodiversità, lo sviluppo dei biocarburanti e l’Internet dell’agricoltura. Con tutte le possibili intersezioni tra la terra e il digitale. Mondi apparentemente lontani, eppure sempre più intrecciati. Ma si cerca anche di offrire un ritorno ulteriore in termini di sviluppo e ricchezza a una regione che può contare su molte risorse.

L’amore per la terra

“Abbiamo puntato sull’agritech basandoci su studi di partner, come la stessa Alsia e FEEM. Sulle possibili traiettorie di sviluppo dell’economia locale”, dice Mattia Voltaggio, responsabile Startup Acceleration di Joule, la scuola per l’impresa di Eni. In effetti, basta sfogliare il report Opportunità per la Basilicata, pubblicato dalla compagnia energetica giusto un anno fa, per rendersi conto che resiste una vocazione agricola spiccata in questa regione. La Basilicata è la regione italiana con più aziende agroalimentari in rapporto alla popolazione: oltre 45mila imprese su 560mila abitanti. Un lucano su 12, bambini compresi, ha a che fare in qualche modo con la terra. È la mappa di una realtà fatta perlopiù di microimprese, con tutti i limiti che si porta dietro la frammentazione, ma anche con tutte le potenzialità che spuntano quando il cambio generazionale porta nei campi imprenditori più giovani, con voglia e bisogno di innovazione.

South Up! serve proprio a fare scouting, a cercarli. L’opportunità è aperta a tutto il Meridione. I candidati che si iscrivono godranno di una settimana di formazione ad hoc, per mettere a punto strumenti e metodologie di lavoro. Poi, le realtà selezionate saranno affiancate da un mentore di PoliHub e, a seconda della loro idea, abbinate a un’azienda agricola locale. Avranno fondi e tre mesi di affiancamento per sviluppare il progetto. Il tutto mettendo insieme attori che vanno oltre i confini regionali. Per le valutazioni sono stati coinvolti il Politecnico di Bari, la Federico II di Napoli, l’Università di Messina e l'Università degli studi della Basilicata. Viene dato un unico vincolo: “Le startup possono arrivare da altre zone del Sud, ma le aziende che lavoreranno con loro devono essere lucane”, dice Voltaggio. È un modo per superare l’impasse vissuta altre volte, in un territorio dove capita che un’impresa trovi finanziamenti per progetti interessanti ma poi, finita la prima fase, porti tutto a crescere altrove.

L’urgenza dell’innovazione

Non è un caso che al Sud resti solo una piccola fetta di una torta che, di suo, è più grande di quanto ci si aspetterebbe. Perché nell’agricoltura 4.0 l’Italia è messa bene. Secondo uno studio 2017 della School of Management del Politecnico di Milano, ben l’11% delle startup globali del settore agroalimentare è Made in Italy (per intendersi, nel Turismo siamo al 2%, nella finanza sotto l’1). Di queste, però, solo una su dieci è nel Mezzogiorno.

Urge quindi un’accelerazione. Anche per questo il calendario dell’operazione è compresso: sei mesi in tutto, dall’apertura del concorso alla messa in strada. “Ma in un’iniziativa così, più stringi i tempi iniziali, più possibilità hai di sperimentare nei campi”. Dice Voltaggio: “Se poi i progetti vincitori avranno a che fare direttamente con le colture, per svilupparli bisognerà aspettare il ciclo delle stagionalità”. I tempi della terra insomma, da rispettare e combinare con la velocità offerta e richiesta dall’hi-tech. E chissà che dalla combinazione non vengano fuori altre aziende come la Farm Technologies di Cunial e soci, con il loro Idroplan. O la laziale Reset, che ha appena inventato un sistema di cogenerazione per produrre energia da biomasse legnose e scarti agricoli. O come i tanti altri esempi di un’Italia che nell’agritech ha tanto da dire e da dare.

Se funziona, a South Up! non escludono di allargare il progetto, “scalando l’iniziativa in modo da generare un maggior impatto e consolidare l’ecosistema”. E magari, chissà, esportandolo in altri territori e in altri settori. Ma si vedrà. In fondo, è un seme: ha bisogno di lavoro. E di caparbietà…

Human Knowledge Lab

L'autore: Davide Perillo

Giornalista, attualmente si occupa di sostenibilità, temi sociali e Terzo Settore. Ha diretto per 13 anni la rivista Tracce. Membro della redazione del Meeting di Rimini (evento internazionale per il quale ha curato numerosi incontri), è stato caporedattore a Sette, magazine del Corriere della Sera, e ha seguito l’economia per L’Europeo. È laureato in Filosofia e ha un master in Giornalismo.