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Una ricostruzione pietra dopo pietra: la rinascita di Norcia

La ricostruzione della Basilica di San Benedetto, oltre a restituire ai cittadini di Norcia un importante valore simbolico, rappresenta la riconquista della propria identità.

Il 30 ottobre 2016 un violento terremoto colpisce l’Umbria, e in particolare Norcia, compromettendo gravemente il suo patrimonio artistico, a partire dalla Basilica di San Benedetto.
Fulcro della vita sociale ed economica della città, la Basilica è anche il centro da cui si irradia la storia del monachesimo occidentale, di cui Benedetto si fa padre con la sua Regola. Ora et labora è il monito a un impegno che integra spiritualità e attività concreta, ed è nel solco di questa tradizione che affondano le radici dell’opera di ricostruzione a Norcia.

Sinergie per la ricostruzione

Il protocollo d’intesa siglato nel 2018 segna l’avvio di una progettazione sinergica per una ricostruzione di qualità e centrata sulle persone. In linea con questi principi, nel gennaio 2021, in accordo con il Ministero della Cultura, il Commissario per la ricostruzione post-sisma 2016 e l’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia, Eni sale a bordo dell’operazione come sponsor tecnico nel processo di ricostruzione e con l’ulteriore mandato di curare la comunicazione in modo costante e continua verso il territorio, incarico che realizzerà con un piano di comunicazione complesso dal titolo "The Norcia Live Stones".

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Forte di una tradizione a servizio delle comunità, l’azienda ha già sostenuto altri interventi in favore del patrimonio artistico nazionale, come quello sulla Basilica di Collemaggio a L’Aquila.
Oggi come allora Eni presta le proprie competenze fornendo supporto per l’intera durata dei lavori.

 

Le pietre che (ri)vivono: Emanuela D’Abbraccio e il restauro della Basilica

La chiave della ricostruzione è, miracolosamente, nelle stesse macerie. Dal 2021 Eni fornisce supporto al Ministero della Cultura, in coordinamento con la Direzione Scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della regione Umbria, nella riorganizzazione, allestimento e gestione logistica del cantiere di Santa Scolastica e nel lavoro di selezione e catalogazione dei materiali lapidei al suo interno.
È qui che si trova al lavoro Emanuela D’Abbraccio, restauratrice nursina legata alla Basilica da una lunga storia personale e professionale, e che ci guida, piena di emozioni, fra i tesori emersi nel primo anno di ricostruzione. 

Come cittadina di Norcia, cosa ha provato quando è stata scelta per lavorare alla ricostruzione della Basilica?

È stata un’emozione immensa. Prima del sisma ero già al lavoro nella Basilica per restaurare gli altari realizzati dopo il crollo del 1703, in seguito a uno dei terremoti più importanti subiti dalla nostra città. Come immaginare che di lì a poco sarebbe crollato tutto? È una situazione in cui si avverte la perdita totale di punti di riferimento e di identità. Per tutti noi, poi, la Basilica è parte integrante del nostro tessuto sociale.
Nella primavera del 2021 tuttavia, entro a far parte del team individuato da Eni per effettuare le attività di selezione e catalogazione degli elementi lapidei. Potete quindi immaginare la mia felicità…

La prima fase di lavoro, attualmente in corso, consiste nella selezione e catalogazione delle pietre. Da dove si parte?

Della Basilica è rimasta in piedi solo la facciata: il campanile è crollato sul tetto che ha sfondato il pavimento del presbiterio andando a finire nella cripta.
Con la messa in sicurezza, si è dato avvio all’operazione di recupero delle pietre. In seguito al crollo molte si ritrovano frantumate e per ricomporle bisogna cercare i vari pezzi in bancali diversi, selezionandole in base alle diverse tipologie, dai basamenti ai capitelli, senza contare i materiali diversi che, nei secoli, sono stati usati nelle ricostruzioni in seguito ai ripetuti eventi sismici. Fra questi sono emersi perfino elementi lapidei decorativi dell’epoca romanica e gotica, tesori a noi sconosciuti appartenenti alla vecchia Basilica.
A oggi siamo arrivati a catalogare ben 4.838 pietre, e sappiamo quali sono e dove sono.

Qual è il lavoro previsto nelle fasi di lavorazione successive?

Finita la catalogazione si procederà alla ricomposizione delle pietre recuperate per reinsediarle nella posizione originaria. Si invieranno così nella Basilica quelle necessarie a seconda della costruzione che è in corso, partendo dalla cripta (di cui abbiamo già tre colonne e quattro capitelli), e così man mano per gli altri corpi fino ad arrivare al campanile. Io fornisco il materiale lapideo specifico che viene richiesto: in pratica sono la magazziniera della Basilica (ride).

Nel complesso definirebbe questo intervento creativo o ri-creativo?

Il mio compito consiste nel ricreare, ma implica una certa creatività, soprattutto perché nell’ambito di operazioni simili possono sorgere molti punti interrogativi in corso d’opera. Alla base di ogni intervento di restauro c’è sempre un progetto, ma se nell'insieme qualcosa non torna, va modificato; se quindi è chiaro il punto di arrivo, può capitare di doverci arrivare per una via diversa da quella programmata. 

Questa opera di ricostruzione incoraggia davvero tanto. La nostra comunità vede finalmente che qualcosa si sta muovendo, sentiamo che stiamo ripartendo, e questo aiuta la resilienza.

Emanuela D’Abbraccio, Restauratrice Basilica di San Benedetto

Qual è per lei il senso di questa ricostruzione sul piano personale ed emotivo?

Il recupero di queste pietre mi fa a pensare che la vita può toglierci tanto ma che può anche farcelo ritrovare. È qualcosa di simile a una resurrezione, immagine per me profondamente legata a questa Basilica.
Pochi mesi prima del sisma, avevo ricevuto l'incarico di restaurare una tavola del Cinquecento raffigurante proprio la resurrezione di Lazzaro. Dovendo terminare il restauro dell’altare ho pensato di poggiarla provvisoriamente negli scavi; e oggi aggiungo fortunatamente, perché altrove la tavola non si sarebbe salvata.
Questa immagine mi fa insomma pensare che non tutto è andato perso come sembra. Oggi lavoro per restituire la Basilica alla nostra comunità e questo per me è quello che più conta. È la mia rinascita.

Il modo in cui si sceglie di intervenire sui segni del tempo riflette più una visione del presente o del passato?

La commissione presieduta dal Prof. Antonio Paolucci, la Soprintendenza, il Ministero e la Curia, hanno stabilito di ricostruire la Basilica dove era e come era dando priorità al criterio di sicurezza. Una volta rientrati in chiesa, dovremo poterci sentire tutti al sicuro, e credo che questa sia una scelta a beneficio del presente.

Il restauro è anche una riparazione dei rapporti che legano le persone a un sito. Come ci si prende cura di questa dimensione simbolico-affettiva dovendo salvaguardare il valore storico ed estetico?

Oggi siamo tutti dislocati tra le varie sistemazioni emergenziali ed è difficile ritrovarci come un tempo nei pressi della Basilica; le chiese, poi, da noi sono molto importanti, soprattutto per gli anziani. Per questo è fondamentale che la struttura sia stabile, e anche se questo può andare in contrasto con alcuni principi del restauro, ci sono dei compromessi accettabili.

In un intervento di restauro che valore ha l’esibizione di una lacuna?

In questo lavoro emergono sempre lacune di varia entità. Alcune possono essere talmente grandi da disturbare: l’occhio percepisce qualcosa di diverso da quello che c’era in origine e questo ha un impatto anche sul piano emotivo. Le lacune, come le aggiunte, devono risultare sempre visibili ‒ come segni del tempo e della distruzione che c’è stata e che va accettata ‒, ma il restauro cerca di legare il più possibile quello che non c’è più con quello c'è di nuovo e attenuare lo shock percettivo legato alla perdita.

La facciata della Basilica che continua a resistere è un’immagine di grande forza. È la stessa forza con cui ha reagito la città?

Questa opera di ricostruzione incoraggia davvero tanto. La nostra comunità vede finalmente che qualcosa si sta muovendo, sentiamo che stiamo ripartendo, e questo aiuta la resilienza. 

L'autrice: Alessandra Pierro

Laureata in filosofia, lavora come freelance editoriale in qualità di copyeditor e content curator.