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EST – Eni Slurry Technology

La tecnologia proprietaria con cui riusciamo a convertire residui di raffinazione, oli pesanti e bitumi in prodotti leggeri di elevata qualità

La tecnologia

Sviluppato nei nostri laboratori e centri di ricerca, il processo Eni Slurry Technology è in grado di ricavare carburanti di alta qualità da residui petroliferi, greggi pesanti e bitumi altrimenti non lavorabili e che andrebbero trattati come rifiuti o combustibili a forte impatto ambientale. Il primo impianto EST al mondo è in funzione dal 2013 nel nostro sito produttivo di Sannazzaro de’ Burgondi (PV). Quello che fa è raffinare anche il “fondo del barile” cioè le componenti idrocarburiche più dense e viscose residuali delle lavorazioni standard o che vengono estratte direttamente dai giacimenti. Grazie a un particolare catalizzatore brevettato dai nostri ricercatori, oggi quei prodotti di bassa qualità diventano una nuova materia prima per ottenere nafta e gasolio a bassa percentuale di zolfo, azoto, metalli e altri inquinanti. In ambito downstream è la prima grande innovazione italiana dopo quarant’anni e l’abbiamo già esportata in Francia, in Cina e altri Paesi, dialogando con i grandi player internazionali.

Il contesto

Oggi le raffinerie lavorano con un tasso di conversione che in genere non supera il 70%; grazie a EST possiamo raggiungere un tasso di conversione del 92%, riducendo di quasi quattro volte i sottoprodotti. La tecnologia ha una flessibilità tale da poter trattare cariche molto pesanti con alto tenore di asfalteni, metalli, zolfo, azoto e altri contaminanti. Applicandola a impianti di raffinazione già in funzione in Italia e nel mondo riusciamo a valorizzare risorse non convenzionali senza generare carbon coke o olio combustibile che, quando vengono bruciati negli impianti industriali o nei grandi motori marini, comportano alte emissioni di CO2 e contaminanti ambientali. Sempre in ambito marittimo, grazie a Eni Slurry Technology riusciamo a produrre combustibili navali a basso contenuto di zolfo, in linea con la normativa IMO (International Maritime Organization). Nelle sue varie applicazioni, quindi, EST ha il duplice vantaggio di creare opportunità di business riducendo le emissioni e il consumo di energia.

La sfida tecnica

Abbiamo iniziato a lavorare a Eni Slurry Technology negli anni Novanta, ponendoci l’obiettivo di migliorare le prestazioni delle raffinerie. Dalle prime intuizioni dei nostri scienziati del Centro Ricerche di San Donato è nata un’intensa attività di studio in cui abbiamo verificato e validato il processo su scala sempre maggiore fino alla industrializzazione vera e propria, che ha portato alla realizzazione dell’unità EST presso la Raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi (PV). Il cuore della tecnologia è il processo di idroconversione della carica che abbina uno speciale catalizzatore a base di molibdeno nanodisperso in fase slurry (da qui il nome Eni Slurry Technology) e una corrente di idrogeno puro, ricavato dal metano. Qui avviene il cracking delle lunghe catene idrocarburiche in molecole più corte, corrispondenti a prodotti più leggeri. Una volta raccolta l’intuizione, abbiamo condotto attente sperimentazioni affiancate a simulazioni di processo, ottimizzato lo schema e la scelta dei materiali e valutato la compatibilità ambientale con Istituzioni e Comunità locali. Da questo lungo lavoro è nata la prima applicazione su scala mondiale di un impianto industriale basato sul processo di idroconversione catalitica in fase slurry.

Integrazione industriale

Il fatto di aver sviluppato internamente EST ci offre un grande vantaggio competitivo aprendoci la possibilità di integrare la tecnologia con i nostri impianti downstream e di introdurla nel mercato. Nel 2013 abbiamo avviato la prima unità nella nostra raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi, in funzione dal 1963. L’impianto lavora con un tasso di conversione di circa 92-95%. Contiamo di innalzare ulteriormente questa percentuale al 96-98%, investendo il know-how che abbiamo maturato nell’introduzione di un upgrade: la valorizzazione dello “spurgo” di processo attraverso un procedimento detto di smiscelazione controllata. Le due frazioni che si ottengono, una liquida chiarificata e una solida, possono essere valorizzate in modo diverso: la prima può venire ulteriormente processata in raffineria, mentre la seconda è utilizzabile in acciaieria in sostituzione dell’antracite. Un grande vantaggio di EST è la possibilità di integrarla in raffinerie esistenti in sinergia con altre unità di processo, minimizzando il livello di nuovi investimenti necessari. Consapevoli del suo grande valore industriale e ambientale, grandi gruppi internazionali della raffinazione si sono rivolti a noi per installarla presso i loro impianti. Nel 2015 l’ha acquistata la francese Total, seguita dalle cinesi Zhejiang Petrochemicals e Sinopec, che stanno realizzando grandi unità EST in Cina.

L’impatto sull’ambiente

Grazie all’opportunità di ottenere carburanti anche da greggi di bassa di qualità o scarti di lavorazione, Eni Slurry Technology contribuisce a ridurre le emissioni complessive del settore dowstream in linea con la nostra politica di decarbonizzazione. Ulteriori vantaggi sono rappresentati dalla possibilità di riciclare il catalizzatore al molibdeno ottimizzando le risorse e dall’abbattimento del contenuto di zolfo nei carburanti riducendo l’impatto ambientale. Più in generale, le possibilità di valorizzare cariche non convenzionali e di essere integrata direttamente in raffinerie esistenti, offrono a questa tecnologia grandi potenzialità di diffusione a livello internazionale, rappresentando un’importante leva industriale per l’ottimizzazione dei processi e la riduzione delle emissioni nel settore downstream.