L’Iniziativa "No Profit" prevede l’accoglienza di 20 bambini siberiani con un soggiorno di 15 giorni presso la colonia estiva Eni a Cesenatico.

Dal 2008 Eni, sulla base di Memorandum d'Intesa è impegnata nella realizzazione di progetti sociali e culturali nella regione dello Yamalo-Nenets, dove Eni detiene tre licenze esplorative e produttive.
Tenendo conto del reciproco interesse nella realizzazione dei programmi sociali regionali, Eni e le autorità hanno concordato, tra le altre iniziative, di collaborare nell’organizzazione di vacanze estive nelle colonie Eni in Italia di bambini che vivono sul territorio della Regione autonoma dello Yamalo-Nenets, con l’obiettivo di favorire lo scambio interculturale, offrendo ai bambini una vacanza al mare incentrata sulla conoscenza reciproca e sullo scambio vicendevole di usi e costumi con i bambini italiani.
Nelle comunità dove Eni opera, ci impegniamo a lavorare per rafforzare una crescita economica responsabile, accompagnata dalla necessaria cura per l’ambiente e lo sviluppo sociale. Il progetto ha cadenza annuale e non legato all’andamento operativo dell’attività.

Il progetto

Attraverso l’iniziativa di accoglienza presso il soggiorno marino di Cesenatico, si vuole dare la possibilità ai bambini di trascorrere un periodo di spensierata vacanza (insieme ai loro coetanei) e creare la giusta opportunità per uno scambio reciproco di usi e costumi a volte agli antipodi. Ogni anno l’iniziativa si rivela sempre molto positiva e vede tutti i partecipanti coinvolti nella comunità del soggiorno, dove le barriere di lingua e cultura diventano del tutto secondarie rispetto alla voglia di comunicare. Hanno accesso a questo iniziativa bambini provenienti dalle famiglie problematiche e dagli orfanotrofi della regione siberiana.

Il progetto si propone l’obiettivo di far conoscere la cultura italiana mediante la socializzazione con i coetanei italiani. Garantire un periodo spensierato mediante le diverse attività ludico/ricreative proposte. Consentire la conoscenza di alcune località di particolare rilevanza storico-artistica.

Attività

Le attività si collocano all’interno della programmazione generale del soggiorno che tiene conto di diversi obiettivi ed esperienze tra cui:

  • la conoscenza del territorio
  • le relazioni con l’ambiente
  • l’incontro di culture diverse
  • la sensibilizzazione a politiche di sostenibilità ambientale
  • la cura del corpo con attività di svago e sport


La programmazione offre a ciascun partecipante la possibilità di sperimentarsi in attività differenti per tipologia (ludico-ricreative, sportive e di laboratorio) ed adeguate all’età dei partecipanti.
In considerazione della permanenza in Italia di circa 15 giorni, il programma organizzativo prevede l’alternanza di attività ricreative (in mare, piscina e giochi vari nel pioppeto), sportive (vela, calcio, basket e olimpiadi) ed escursioni sul territorio con l’obiettivo di promuovere gli usi locali e la cultura della regione. Le attività sportive sono coordinate da istruttori sportivi, anch’essi adeguatamente selezionati e qualificati al fine di migliorare le capacità motorie dei ragazzi e perfezionare progressivamente le tecniche sportive delle diverse discipline.
Inoltre, sono previsti laboratori musicali, video e manuali come ad esempio la realizzazione d’aquiloni, la creazione di ceramiche raku o la realizzazione di installazioni artistiche attraverso il riuso di materiale di scarto.
Inoltre nel corso del soggiorno vengono organizzate serate a tema e grandi giochi di gruppo e una serata interculturale al fine di favorire l’incontro e la socializzazione tra i partecipanti delle diverse nazionalità attraverso la presentazione di canti, racconti e balli popolari.
Si prevedono escursioni di durata giornaliera in parchi acquatici, parchi divertimento ed anche uscite alla scoperta del territorio che ospita il soggiorno e del paese di Cesenatico.

La storia

La storia delle colonie Eni
Progettare la modernità. Il rapporto tra Edoardo Gellner ed Enrico Mattei

Edoardo Gellner, figura di spicco nel campo dell'architettura internazionale, nasce ad Abbazia (Fiume) il 20 gennaio 1909. Dopo aver operato negli anni '30 come interior designer tra Fiume e Trieste, si trasferisce a Venezia dove si laurea in architettura nel 1945. Gli eventi del primo dopoguerra e le opportunità di lavoro lo convincono quindi a stabilirsi a Cortina d'Ampezzo. Ma è negli anni '50 che Gellner muove i primi passi a livello internazionale grazie ad alcune importanti opere di architettura pensate per la Cortina Olimpica del 1956 e soprattutto per il villaggio residenziale eni presso il piccolo comune di Borca di Cadore.

 Il rapporto tra Gellner e Mattei risale in realtà al 1954 quando l’architetto progetta e consegna in tempi record il Motel Agip di Cortina in occasione dell’apertura dei Giochi olimpici invernali. L’organizzazione rigida “a regime di caserma‘ dello studio Gellner – come l’ha definita Carlo Scarpa - e i ritmi serrati di lavoro rendono possibile la stesura di piani dettagliati in brevissimo tempo. Mattei trova in Gellner – cui affiderà anche la realizzazione del villaggio aziendale Anic a Gela - il prototipo dell’architetto perfetto, rapido e in grado di riunire in sé anche le qualità dell’urbanista, del designer e del paesaggista.

Grazie ad una serie di incontri privati tra Cortina e il lago di Anterselva, si consolida presto tra i due una perfetta intesa progettuale, basata sulla necessità di far convivere welfare ed estetica, benessere e modernità. E’ in questi incontri che al progetto di Corte di Cadore vengono impresse indicazioni urbanistiche importanti, che conferiscono al villaggio il suo carattere inconfondibile: alla domanda di Gellner se desiderasse un villaggio con un forte impatto pubblicitario dal punto di vista architettonico con una visibilità immediata dalla strada oppure una struttura immersa nel verde dai toni sommessi, Mattei decise di optare per la seconda proposta. In questo senso il villaggio di Corte di Cadore può essere definito uno dei primi esperimenti di architettura ecosostenibile del nostro Paese.

Un’altra innovazione che scaturisce dall’incontro tra i due è la tipologia delle case vacanza: Gellner propone inizialmente la tipologia a schiera, con diverse metrature da assegnare a seconda del livello di qualifica aziendale. Una soluzione respinta da Mattei per il fatto che l’assegnazione degli alloggi sarebbe dovuta avvenire sulla base di un solo criterio, quello della composizione del nucleo familiare. L’operaio con una grande famiglia avrebbe avuto diritto alla casa più grande. Un concetto moderno di welfare aziendale che si ritrova in quegli anni un po’ ovunque nel mondo Eni: nelle mense, nei campi di ricerca, sulle piattaforme.Le convinzioni e le visioni di Mattei trovarono in Gellner il traduttore perfetto: in questo clima di "stima reciproca e di fiducia" – come ricorda Ludovico Quaroni -  prendeva forma nel nostro Paese uno degli esempi più illuminati di architettura e urbanistica dal dopoguerra. 

«Capitava qualche volta che Roma – intendo la direzione tecnica dell’Agip – avesse deciso di realizzare un particolare e che io mi rendessi conto che la soluzione indicata non era la migliore. Allora io approfittavo dei miei incontri alpini con il Presidente fuori da ogni etichetta indicando come, a mio avviso, si sarebbe dovuto fare. Mattei non diceva niente. Mi chiedeva un pezzetto di carta, faceva un appunto e se lo infilava in tasca.  Così capitava che, il mattino seguente, mi telefonassero per dirmi: “Guardi architetto mi dispiace per lei ma deve rifare il lavoro: il Presidente ha cambiato idea‘, ripetendomi alla lettera la soluzione che io avevo suggerito a Mattei». 

da un’intervista a Edoardo Gellner (1989)

Corte di Cadore

Corte di Cadore: un esempio di innovazione e di sostenibilità ambientale

Uno dei primi esempi di architettura ecosostenibile in Italia è rappresentato dal centro residenziale per le vacanze dei dipendenti Eni "Corte di Cadore", a Borca di Cadore, nei pressi di Cortina d’Ampezzo. Enrico Mattei lo commissionò all’architetto Edoardo Gellner che, tra il 1954 e il 1963, ne fece un modello di felice integrazione con il paesaggio.

La ricerca del luogo adatto alla costruzione del villaggio da parte di Gellner ha inizio nel 1954. La scelta del comune di Borca di Cadore, collocata sul versante alpino che degrada dal monte Pelmo suscitò da subito grande stupore: durante la prima guerra mondiale la zona era stata deforestata e un’erosione naturale aveva liberato le pietre presenti sotto lo strato di terra, che il calore del sole aveva reso rifugi ideali per le vipere. L’idea di scegliere un’area così difficile rispondeva tuttavia all’idea di riqualificazione di Gellner, quasi visionaria per l’epoca. Oltre all’orientamento ideale verso sud, il terreno scelto era facilmente raggiungibile grazie alla vicina linea ferroviaria per Dobbiaco, a soli 12 chilometri da Cortina d’Ampezzo.

Il progetto, più volte modificato e ampliato nel corso del tempo, prevedeva un insediamento imponente con 600 piccole case unifamiliari, una colonia per 600 bambini, un campeggio con tende fisse, una chiesa, due alberghi e un grande centro comunitario, tutto a disposizione dei lavoratori di Eni. La preoccupazione iniziale di Gellner fu quella di distribuire razionalmente sul terreno le unità abitative. Decise dunque di ripartire il villaggio in quattro zone residenziali divise da ampie fasce di verde e disposte in maniera tale da poter essere percepite solo da diverse angolazioni, diminuendo notevolmente l’impatto visivo della struttura. Secondo criteri moderni di architettura ecosostenibile anche le villette vennero concepite sviluppando esclusivamente linee orizzontali e un’altezza minima: solo le costruzioni più importanti, come la chiesa e il padiglione d’accoglienza della colonia, dovevano emergere dal verde grazie al loro volume e a un tetto a due falde fortemente spioventi. L’unità architettonica dell’intero villaggio era d’altronde garantita non solo dalla coerenza delle forme, ma dall’utilizzo degli stessi materiali: muratura in pietra a vista e rivestimenti in legno, per richiamare visivamente l’ambiente circostante, e calcestruzzo grezzo trattato per creare un’analogia con le rocce del vicino monte Antelao.

Di grande importanza anche l’uso del colore: Gellner scelse il giallo, il rosso e il blu per richiamare, specie nella colonia, i concetti di svago e tempo libero. Anche le attrezzature tecniche di cui disponeva Corte di Cadore erano all’avanguardia: dagli edifici, collegati a una centrale termica appositamente realizzata, all’intera rete elettrica, ai cavi telefonici interrati su espresso desiderio di Mattei per non interferire sul paesaggio naturale.
Il rifornimento d’acqua era assicurato dalle sorgenti del monte Pelmo attraverso un complesso sistema idrico.
La vacanza in questo lussuoso insediamento era totalmente gratuita, compreso il prestito delle lenzuola.
La morte di Mattei nel 1962 portò alla cessazione dell’attività edilizia. Il villaggio è rimasto di proprietà dell'Agip fino agli anni novanta, quando le ville e le parti comuni, colonia e hotel compresi,furono vendute a privati.

Cesenatico

La colonia Eni di Cesenatico

La Colonia di Cesenatico (ex colonia Agip) fu costruita durante il regime fascista, tra il 1937 e il 1938, seguendo il progetto dell'architetto bolognese Giuseppe Vaccaro. Venne realizzata per ospitare i figli dei dipendenti Agip durante i mesi estivi. Mussolini intervenne sulle decisioni dell'azienda e ordinò che fosse costruita in Romagna, per questo fu scelta la località di Cesenatico e venne dedicata a Sandro Mussolini, nipote del duce.

Il presidente della Società, Umberto Puppini, preside della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bologna, affidò l'incarico al concittadino Giuseppe Vaccaro, autore di importanti edifici realizzati sia a Bologna che in altri centri d'Italia, e uno dei principali interpreti del razionalismo di Le Corbusier.

La funzione di colonia per ragazzi venne però interrotta durante la seconda guerra mondiale, quando l’edificio fu dapprima trasformato in ospedale militare, poi occupato dalle truppe.

Soltanto al termine della guerra, dopo alcuni lavori di ristrutturazione, tornò a svolgere una funzione civile come colonia estiva per ragazzi. Nel 1950 nella Colonia Agip sono stati ospitati i sopravvissuti all’alluvione del Polesine.
Il corpo principale di questo edificio è formato da una stecca parallela a litorale di cinque piani, in cui vi sono i dormitori, mentre gli uffici e i locali riservati al personale sono alle estremità della struttura disposti in modo ortogonale.

Al centro del lato che è rivolto verso il mare si aggancia un fabbricato di un solo piano formato da prospetti completamente vetrati, che ospita la cucina e il refettorio. Il corpo centrale, sollevato da alcuni pilastri, crea un vasto loggiato, aperto su entrambi i lati per favorire la massima areazione. Il pian terreno è un ampio spazio libero nel quale, in caso di maltempo, si possono svolgere varie attività.

In questa struttura, secondo lo stile razionalista, sono state ideate vaste superfici vetrate per garantire una splendida vista sia sul mare sia sulla campagna, la massima circolazione dell’aria e della luce e, nello stesso tempo, la schermatura dell’illuminazione solare troppo intensa.
Enrico Mattei negli anni cinquanta ristrutturò e rilanciò la colonia estiva di Cesenatico facendone, insieme al villaggio per vacanze di Corte di Cadore e del Gargano e ai villaggi di Metanopoli e Gela, uno dei pilastri della sua politica di attenzione al benessere dei dipendenti e delle loro famiglie.

Tuttora la colonia è aperta e accoglie i figli dei dipendenti Eni nelle vacanze estive.

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