Con una selezione di scatti – storici e contemporanei - del proprio archivio fotografico, Eni è partner della mostra Africa, Italia, a Roma, presso il museo Palazzo Braschi, dal 27 febbraio al 24 marzo 2015, organizzata dal Festival della letteratura di viaggio.

Scorrendo le immagini d’archivio, si comprende come l’Africa sia nel passato, ma anche nel presente e nel futuro di Eni.  Il continente fornisce oltre la metà della produzione totale di greggio e gas naturale dell’azienda, che attraverso le recenti campagne esplorative, si è costruita forti prospettive di crescita. Una presenza strategica testimoniata dall’impegno di oltre 12.400 persone che operano nel continente integrando il business oil & gas con attività di sostenibilità ambientale e sociale. Oggi Eni continua ad essere primo operatore in Africa, segno della capacità di questa azienda di entrare in relazione profonda con il tessuto societario, con la sua cultura, nel segno della cooperazione e  dell’integrazione.

All’inizio degli anni Cinquanta, l’idea di coinvolgere i paesi produttori nell’estrazione petrolifera, era davvero qualcosa di visionario e moderno. L’eredità del colonialismo aveva lasciato sul campo una disperata dipendenza economica dai capitali occidentali. Così l’Africa si ritrovava indipendente ma poverissima. Enrico Mattei, che conosceva bene la povertà, sapeva che per portare energia all’Italia - ricca di metano ma non di petrolio - avrebbe trovato nell’Africa il partner ideale. Con quelle popolazioni l’Italia condivideva la stessa voglia di riscatto, le stesse aspirazioni, lo stesso bisogno di ripartire. L’Egitto fu il primo dei paesi africani a conoscere l’applicazione della famosa formula Mattei, dirompente per l’epoca, che prevedeva, oltre alla ripartizione degli utili con una percentuale decisamente a vantaggio del paese produttore, anche la condivisione di know how e risorse.

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