Lima, 01-12 dicembre 2014 –  Il primo dicembre sono iniziati i lavori della 20° sessione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 20).

Circa 4.000 delegati provenienti da 195 paesi si stanno incontrando a Lima, in Perù, in occasione della ventesima Conferenza sui Cambiamenti Climatici (COP20). Questo vertice delle Nazioni Unite sul clima è l'ultimo prima di quello, decisivo, di Parigi, che si terrà tra un anno esatto e durante il quale si auspica la stipula di un nuovo accordo internazionale, legalmente vincolante, che sostituisca quello di Kyoto per il periodo post 2020.

La COP è stata insignita come organismo responsabile della gestione del UNFCCC (The United Nations Framework Convention on Climate Change), organismo delle Nazioni Unite nato nel 1994 con lo scopo di perseguire politiche mondiali per la riduzione della concentrazione di GHG nell’atmosfera.

Ad oggi, 195 paesi hanno presentato i loro strumenti di ratifica. Questi paesi si incontrano una volta all'anno, per due settimane, al fine di valutare l'applicazione della Convenzione e di sviluppare processi di negoziazione tra le parti di fronte a nuovi impegni.

Nei mesi scorsi, l’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), ha reso noto cosa dovrebbe fare la comunità internazionale per contenere l’aumento della temperatura media globale sotto la soglia di rischio: le emissioni di CO2 devono calare tra il 40 e il 70 % entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990 e del 100 per cento entro fine secolo. Solo con un’azione coordinata e rapida sarà possibile contenere l’aumento della temperatura entro i due gradi centigradi, come promesso dagli stati a Copenaghen nel 2009.

La partecipazione del business è limitata agli eventi organizzati a margine della negoziazione tra governi (la COP); in particolare eni parteciperà agli eventi organizzati da IPIECA, WBCSD e Global Compact.

Leggi il comunicato stampa della COP

Guarda il programma della conferenza


Scarica il documento preparatorio alla conferenza "Council conclusions on Preparations for the 20th session of the Conference of the Parties to the United Nations Framework Convention on Climate Change and the 10th session of the Meeting of the Parties to the Kyoto Protocol"

Climate Summit 2014 - Impegni Eni

Il cambiamento climatico appresenta una delle maggiori sfide da affrontare nei prossimi anni, con rischi per il pianeta e per le generazioni future che ci obbligano a intervenire con urgenza.

Da molti anni Eni ha sviluppato una Climate Strategy finalizzata a mitigare il proprio impatto sui cambiamenti climatici, in particolare riducendo progressivamente il flaring e migliorando l’efficienza energetica dei propri processi. Eni ha inoltre aderito aimportanti partnership internazionali sul cambiamento climatico, al fine di giocare un ruolo sempre più determinante in questa partita.

Su questo tema, il 23 settembre a New York Eni ha partecipato attivamente, con una delegazione rappresentata dalle unità HSEQ (Health, Safety, Environment and Quality) e Sostenibilità, al Climate Summit e allo UN Private Sector Forum.
 
Durante i lavori Eni ha annunciato la propria adesione a due importanti iniziative:

  • "Oil&Gas Climate Initiative", iniziativa volontaria del settore Oil&Gas finalizzata alla comunicazione di un ruolo pro-attivo del settore nella lotta ai cambiamenti climatici mediante specifiche azioni quali: flaring down, emissioni fuggitive di metano, carbon capture & storage, carbon pricing etc.
  • "CCAC Oil&Gas Methane Partnership", iniziativa promossa dall’UNEP (United Nations Environment Programme) che  si propone di agire nello specifico per il monitoraggio e la riduzione delle emissioni di metano nel settore Oil&Gas.


Il Climate Summit 2014 e il Private Sector Forum hanno rappresentato due eventi di particolare rilevanza per il coinvolgimento di governi e imprese sul dibattito volto alla sottoscrizione di accordo globale sul clima per il periodo post 2020, in occasione della Conferenza di Parigi (COP21) nel 2015. Quest’anno il Private Sector Forum era centrato sul tema del carbon pricing, ovvero l’assegnazione di un prezzo alle emissioni di CO2 che gli emettitori devono pagare in modo da essere stimolati a ridurre le emissioni all’atmosfera. A questo proposito la World Bank ha proposto la sottoscrizione di uno statement a favore dell’adozione di un sistema di carbon pricing e a questo statement fino a ora hanno aderito circa 230 imprese e oltre 70 Paesi.

La posizione di Eni sul cambiamento climatico

In occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (UNCSD), Rio +20, svolta a Rio in Brasile nel giugno 2012, eni ha risposto all’invito delle Nazioni Unite di prendere impegni volti a conseguire risultati concreti per lo sviluppo sostenibile. Si è avviato così un nuovo approccio allo Sviluppo Sostenibile, di natura bottom-up che dimostra la capacità di individuare soluzioni e di svolgere un ruolo leader sul tema.


L’apporto del business allo Sviluppo Sostenibile, come indicato nel documento finale di Rio +20, è un fatto riconosciuto da tutti e il tema dell’accesso all’energia è un caso evidente di come la collaborazione tra Governi e Imprese è essenziale per raggiungere obiettivi sfidanti: non ci può essere crescita inclusiva senza un adeguato coinvolgimento del business.


Gli impegni assunti e registrati a Rio +20 riguardano la riduzione del gas flaring e delle emissioni climalteranti, il contributo all’accesso all’energia sostenibile, la chimica verde e la lotta alla corruzione. Innovazione tecnologicasviluppo delle fonti rinnovabili e delle infrastrutture resilienti agli impatti climatici, sono stati dichiarati i mezzi più urgenti ed efficaci per combattere i cambiamenti climatici e sono gli stessi su cui eni ha fondato il proprio impegno, attraverso la riduzione delle emissioni gas-serra e del flaring e l’incremento dell’efficienza energetica.


Riguardo al flaring, nell’ambito della Global Gas Flaring Reduction partnership (GGFR) della Banca Mondiale, nel novembre 2014, eni ha sottoscritto l’impegno sullo "Zero Routine Flaring by 2030" che ha l’obiettivo di far collaborare governi, compagnie petrolifere e istituzioni per eliminare il flaring di routine entro il 2030.

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