Giunto alla 22ma edizione, torna a Milano, dal 19 al 25 marzo 2012 il Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina (FCAAAL), un appuntamento ormai storico, l'unico festival in Italia interamente dedicato da più di vent'anni alla conoscenza della cinematografia, delle realtà e delle culture dei paesi dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina.
Eni partecipa al Festival del Cinema Africano con due premi:
  • Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo, riconoscimento alla miglior fiction proveniente dai tre continenti che promuove la diversità cinematografica e culturale,
  • Concorso Cortometraggi Africani, che premia brevi fiction o documentari realizzati da registi emergenti provenienti dall'Africa.
Eni sarà presente al Festival Center con:
  • filmati istituzionali e la mostra "Giovani talenti per Eni, energia per la creatività". L'esposizione riassume, in tre distinti pannelli, le opere di Eduardo Recife, Ilana Yahav, Maya Mihindou, Amal Elgharbi, Nomoco,  Ika Putranto e Islam Zayed.
  • La speciale trilogia, reportage storico "Africa, nascita di un continente" dell'archivio cinematografico Eni, in versione rimasterizzata. Il film realizzato dal regista Gilbert Bovay nel 1968, si articola in tre puntate dal titolo: " L'eredità del passato", "I frutti amari della libertà" e "Storia di un esperimento".
Il Festival è organizzato dall'Associazione Centro Orientamento Educativo (COE), organismo non governativo che opera da diversi anni per la promozione e la diffusione del cinema dei tre continenti.

Il Festival

Il Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina, che ha come partner principale Eni, prevede la proiezione di oltre 60 titoli suddivisi nelle diverse sezioni.

Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo, accurata selezione delle ultime produzioni di fiction provenienti da Asia, Africa e America Latina che privilegia le opere di giovani registi. I film sono tutti in prima nazionale. Tra i film più attesi: il pluripremiato Porfirio   del colombiano Alejandro Landes, presentato alla Quinzaine di Cannes; dalla Cina Ufo in her Eyes della scrittrice e regista  Xiaolu Guo pardo d'Oro Locarno nel 2009 con She, a chinese. Attesi da Berlino il maghrebino Mort à vendre di Faouzi Bensaidi e Aujourd'hui del franco-senegalese Alain Gomis, entrambi registi che hanno mosso al nostro festival i loro primo passi partendo dal Concorso cortometraggi fino ad arrivare a vincere il festival: Faouzi con Mille mois nel 2004 e Gomis Premio del pubblico con L'Afrance nel 2002.

Concorso Documentari Finestre sul Mondo che vuole dar conto del meglio della produzione documentaria dei tre continenti.
Concorso per il Miglior Film Africano, in cui l'attenzione spazia dai giovani registi a quelli già affermati. Tra i titoli, un film dal Ruanda Matière grise di Kivu Ruhorahoza, primo tentativo di elaborazione del trauma post-genocidio con un linguaggio non realistico; il ritorno alla regia di uno dei padri del cinema tunisino Ridha Behiche con Always Brando (presentato a Toronto 2011) che ci racconta in un mix di fiction e documentario il suo incontro con il grande attore e le riprese con il suo sosia tunisino. Sempre da Toronto uno dei registi nigeriani - fuori dal coro di Nollywood - Akin Omotoso che in Man on Ground racconta attingendo al genere del thriller e superandolo con la forza evocativa delle immagini, gli episodi xenofobici in Sudafrica contro gli immigrati africani.
Concorso Cortometraggi Africani che propone corti di finzione e brevi documentari con l'intento di promuovere i giovani registi africani ai loro primi passi nel cinema e di mostrare le nuove tendenze e le sperimentazioni.
Concorso Extr'A dedicato ad opere di cineasti italiani che si confrontano con altre culture e con le tematiche dell'immigrazione, per restituire l'immagine di un'Italia che si fa interprete della diversità culturale. Tra i titoli selezionati l'anteprima dell'ultima opera di Andrea Segre, Mare chiuso , un documentario che testimonia con immagini inedite la dolorosa sorte degli immigrati respinti in mare e ricondotti in Libia in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi del 2009. Segre ne raccoglie le testimonianze dirette e si spinge fino a Strasburgo, dove l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo di fronte all'Europa intera; Bad Weather di Giovanni Giommi sull'isola bordello di Banishanta in  Bangladesh.

Le Sezioni

Dopo il successo dello scorso anno torna la sezione tematica "E Tutti ridono…le più divertenti commedie da Africa, Asia e America Latina" selezionate con la collaborazione di Gino e Michele di Zelig, che proporrà esilaranti e graffianti commedie della recente produzione cinematografica dei tre continenti. Ogni proiezione sarà introdotta da un comico di Zelig.
Tra i film, il recente travolgente successo in Francia della commedia Case Départ dei franco-camerunesi Lionel Steketee, Fabrice Éboué

Con la retrospettiva "Ombre Digitali: film cinesi dell'ultima generazione", il FCAAL inaugura una nuova collaborazione con un festival internazionale, il Festival Internacional de Cine de San Sebastian, proponendo una selezione di film della sezione "Sombras digitales" curata da Bérénice Reynaud. Per la prima volta in Italia il festival presenta sette film cinesi acclamati nei festival internazionali, realizzati tra il 2005 e il 2010 da alcuni dei più promettenti giovani registi della nuova era digitale.
Nella cultura cinese, l'espressione "ombre elettriche" ("Dian Ying") si riferisce all'arte del cinema. Oggi l'elettricità dei primi proiettori è stata ampiamente sostituita dal video digitale attraverso il quale una generazione di nuovi registi si è fatta testimone di una società in veloce trasformazione. Negli ultimi anni, quindi, il cinema indipendente cinese ha conosciuto un rapido sviluppo con il passaggio dalla pellicola al byte. Il digitale ha permesso ai filmmaker di essere più audaci nell'esplorare il loro paese  con film ibridi tra fiction e documentario. La selezione proposta sarà dunque un sorprendente viaggio nell'Altra Cina, nella non-assimilata e irrefrenabile vitalità della sua gente: le diversità culturali, linguistiche e architettoniche, la profonda discrepanza tra città e campagna, tra i nuovi ricchi ed i sempre più poveri, l'ambivalente abbraccio della modernità, le amare dispute con i proprietari terrieri e la speculazione edilizia, la loquacità, insomma tutti quegli aspetti che da tempo hanno soppiantato lo stereotipo orientalistico del contadino stoico o della sposa-bambina.
I film selezionati: il meta-documentario  Fuck Cinema di Wu Wenguang (2005), uno dei pilastri del documentario cinese, profonda riflessione sull'etica del rapporto tra documentarista e soggetto e sulla "falsità" del mondo dell'entertainment.
I colloqui fissi dinnanzi alla videocamera dei clienti di un avvocato con i loro piccoli/grandi  problemi ci restituiscono uno sguardo diretto sulla realtà cinese di oggi in The Other Half di Ying Liang e Peng Shan, (2006).In Meishi Street (2006) del polivalente artista Ou Ning e Cao Fei, un gruppo di residenti di Pechino protesta contro la distruzione pianificata delle loro case  prima delle Olimpiadi. I registi hanno dato videocamere ai soggetti per catturare immagini esclusive del processo di sfratto.
Una coppia senza speranze per il futuro compra una bambina che ha perso l'uso delle gambe a causa di una malattia per mandarla a mendicare per la strada in Little Moth di Peng Tao (2007). Amore over 90 nel documentario della regista Yang Lina The Love of Mr. An (2008) ch segue il suo soggetto per anni. Tutta la trasformazione della società cinese e il gap tra le generazioni nelle conversazioni a tavola in casa della famiglia della regista Liu Jiayin nel pluripremiato Oxhide II (2009). Un uomo senza scrupoli lotta per la sopravvivenza a Pechino in The High Life di Zhao Dayong (2010).

Come ormai da alcuni anni il Festival dedicherà una particolare attenzione al mondo arabo. con Mondo arabo II Atto saranno proposti nuovi lavori incentrati sulle rivoluzioni che completano il quadro solo accennato l'anno scorso sulla spinta dell'urgenza e ne rivelano aspetti meno evidenti. Alcuni film sono stati realizzati da registi italiani, come lo straordinario Tahrir Liberation Square di Stefano Savona che porteremo per la prima volta a Milano e I nostri anni migliori di Matteo Calore e Stefano Collizzolli che hanno incontrato i giovani tunisini sbarcati a Lampedusa nei giorni successivi alla rivoluzione; oppure da registi arabi, come il saggio di fine corso Om Ali della giovane egiziana Yara Lofti che vede la rivoluzione attraverso la finestra di casa e dal punto di vista di una nonna che supporta i nipoti preparando il cibo da portare in piazza e il cortometraggio algerino Demain, Alger? di Amin Sidi- Boumedine che riflette sulle nuove rivoluzioni ricordando la sollevazione del popolo algerino del 1992.
Ma anche prima della rivoluzione c'erano registi che facevano presentire l'esasperazione che avrebbe portato tutti in piazza. Nel dicembre del 2010 pochi mesi prima di Piazza Tahrir, vinceva il Festival Internazionale del Cairo un film egiziano di un regista, Khaled El Haggar, che dopo un inizio di carriera molto promettente aveva scelto il cinema più commerciale. Con quest'ultimo film mette d'accordo pubblico e critica, realizzando nelle baraccopoli di Alessandria un grande romanzo popolare che porta con sé tutta l'angoscia e la disperazione di una società allo sbando. Il film s'intitola El Shooq (Lussuria) e sarà il  film di apertura del festival, in prima italiana, il 19 marzo all'Auditorium San Fedele.

Abbracciando lo slogan " Il Razzismo è una brutta storia ", il Festival partecipa ancora una volta alla campagna lanciata da laFeltrinelli (casa editrice e libreria). Questa collaborazione tra FCAAAL e laFeltrinelli ha dato vita al Premio "Il Razzismo è una brutta storia", che sarà consegnato al miglior film che affronta il tema del razzismo. Per il 21 marzo Giornata mondiale contro il Razzismo è prevista una maratona dei film della sezione.

Evento speciale parallelo al Festival sarà la personale della pittrice cinese Zheng Rong, dal titolo "Natura sognata". Quella di Zheng Rong è una Cina riletta e interiorizzata, paesaggi mentali trasfigurati nella memoria, armonie della natura narrate in forme fluide, alberi, boschi, piante, stagioni, un viaggio che è separazione, ma anche scoperta della parte più profonda e oscura di sé. l'Institut Français -Milano ospiterà la mostra nella sua galleria d'arte, con inaugurazione il 15 marzo alle ore 19 (c.so Magenta, 63, 20123 Milano); successivamente gli orari di apertura saranno dal martedì al venerdì dalle ore 15 alle ore 19.

Festival Center

Il Festival Center ubicato nel Bastione ovest di Porta Venezia, spazio di incontro/bar per gli ospiti del Festival e gli spettatori, accoglierà mostre e attività multidisciplinari (danza, atelier di decorazione, giochi di società…) ispirate alle culture dei tre continenti.

L'Inaugurazione, martedì 20 marzo alle 18.30, in collaborazione con l'Istituto Confucio dell'Università del Studi di Milano con una performance di calligrafia e musica cinese tradizionale con Fu Haifeng, calligrafo, e Tang Xinan, suonatrice di guzheng. (ingresso a inviti o con tessera).
Tra le mostre del Festival Center: Good Morning Africa, organizzata in collaborazione con la rivista Africa. C'è ancora chi si ostina a pensare che l'Africa sia indifferente allo scorrere del tempo. Nulla di più falso. Perché, al di là di ogni previsione, sfidando l'omologazione che sembra avvolgere il pianeta, l'Africa continua a percorrere una strada autonoma, originale e imprevedibile. Quasi a volerci dimostrare che un altro mondo non solo è possibile, esiste già. Le lunghe notti dei manifestanti egiziani in Piazza Tahrir, le riprese sui set dell'industria cinematografica nigeriana, le prodigiose magie dei baby-illusionisti sudafricani, i manager occidentali a lezione dai Masai nelle savane del Kenya, l'incredibile teatro di Carlo Magno sulle isole di São Tomé e Príncipe, le donne del Malawi che scendono in campo per arbitrare il campionato maschile di calcio. Queste sono solo alcune delle storie raccontate in 40 fotografie scattate da 25 reporter di ogni nazionalità: Mohamed Abdiwahab, David Abiaw, Walter Astrada, Yasuyoshi Chiba, Stephane De Sakutin, Pius Otomi Ekpei, Andrea Frazzetta, Alessandro Gandolfi, Marco Garofalo, Glenna Gordon, Gianluigi Guercia, Tony Karumba, Marc Hofer, Pascal Maitre, Joanna Pinneo, Benjamin Schilling, Daniele Tamagni, Marco Trovato, Pedro Ugarte, Bruno Zanzottera, Tadej Znidarcic.
Tutte le attività del Festival Center per il pubblico saranno gratuite.

Sempre in collaborazione con l'Istituto Confucio dell'Università degli Studi di Milano, il Festival porta a Milano una delle figure più interessanti del mondo dell'arte e del cinema cinese, Ou Ning. Alla fine degli anni Novanta Ou ha fondato la società indipendente di film e video "U-thèque", per poi lanciare "Alternative Archive", piattaforma per attività culturali alternative. Capo curatore della Shenzhen & Hong Kong Bi-city Biennale of Urbanism and Architecture, è stato invitato anche alla Biennale di Venezia. Ou Ning terrà una conferenza il 21 marzo alle ore 10.30 presso il Polo di mediazione interculturale e comunicazione (P.zza Indro Montanelli 1, Sesto San Giovanni - MM1 Sesto Marelli) e sarà anche parte della nostra Giuria con la distributrice iraniana Katayoon Shahabi, contro cui si sono recentemente accanite le autorità di Teheran imprigionandola per alcuni mesi.

Spazio Scuola

Il Festival ha inoltre sempre posto l'accento sulla valenza educativa della manifestazione e con lo Spazio Scuola mira a favorire la partecipazione, il protagonismo e la collaborazione di studenti, docenti, educatori e giovani, sia alle proiezioni sia alle proposte collaterali.
Il programma  delle proiezioni per lo Spazio Scuola di quest'anno è il seguente:

  • The Mirror Never Lies, di Kamila Andini, Indonesia: per le classi quinte elementari e scuole secondarie di 1° grado - Auditorium San Fedele, 20, 21 e 22 marzo alle ore 10.00
  • Case Départ, di Lionel Steketee, Fabrice Éboué, Thomas Ngijol, Francia: per le scuole secondarie di 2° grado - Auditorium San Fedele, 23 marzo e Teatro Rosetum, 24 marzo alle ore 10.00

Per info e prenotazioni: coescuola@coeweb.org oppure tel. 02/66 96 258

Cinema Eni

Africa, nascita di un continente

regia di Gilbert Bovay (1968)
ITA / 115' / colore

testo: Gilbert Bovay - Carlo Bonetti
riprese: André Gazut – Giorgio Hofer
suono: Alessio Baume – Jean Pellaud
montaggio: Claudio Rouet
regia:  Gilbert Bovay

Africa, nascita di un continente  /  L'eredità del passato
Regia di Gilbert Bovay                              anno 1968                       durata 41'

La prima parte della trilogia di Bovay affronta l'esame della situazione politica di alcuni grandi stati africani all'indomani dell'indipendenza. Dalla Nigeria, al Ghana, dallo Zambia al Kenya, l'Africa vuol tornare a parlare in prima persona, emanciparsi dal potere bianco occidentale, costruire il proprio percorso democratico. La voglia di indipendenza e la sincera aspirazione alla libertà finiscono tuttavia per ripristinare ben presto quei poteri oligarchici economicamente legati all'«eredità del passato». L'esame approfondito del conflitto biafrano tra etnie igbo e haussa in Nigeria ne è un esempio significativo.

 

Africa, nascita di un continente / I frutti amari della libertà
Regia di Gilbert Bovay                              anno 1968                       durata 41'

Nella seconda puntata dell'inchiesta si parla di tre paesi che hanno scelto, all'atto dell'indipendenza o in seguito, la strada del socialismo: Ghana, Guinea e Tanzania. E' da questi paesi che parte l'atto di accusa verso gli stati coloniali europei di cui sono rifiutati anche i modelli costituzionali e politici. Più validi per Sékou Touré, presidente guineano, e per Julius Nyerere, capo di stato tanzaniano, sono rispettivamente i modelli cubano e cinese. Gli uomini politici intervistati esporranno i motivi delle loro scelte e delle loro polemiche.

 

Africa, nascita di un continente  / Storia di un esperimento
Regia di Gilbert bovay                             anno 1968                       durata 33'

Dopo aver preso in esame nella seconda parte alcuni esperimenti di tipo socialista, la terza puntata  prende in esame due stati, Costa d'Avorio e Senegal. Nel primo ha trionfato il regime liberale del presidente Houphouët-Boigny, che ha permesso al paese di raddoppiare il reddito pro capite e darsi una struttura industriale nonostante l'economia del paese continui ad essere controllata dai bianchi e il tentativo di creare una classe imprenditoriale africana risulti ormai fallito. Nel secondo la prospettiva politica è quella che il presidente Léopold Sédar Senghor in un'intervista definisce come socialismo ‘umanistico' africano in grado di coniugare indipendenza, crescita economica e benessere dell'individuo

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