Ancona, 16 settembre 2011 – Dopo aver viaggiato attraverso le più importanti città italiane, la mostra "Il cane a sei zampe. Un simbolo tra memoria e futuro" fa tappa ad Ancona, appuntamento che, a poco più di un anno dal cinquantenario per la morte di Enrico Mattei, assume una valenza particolare. L'esposizione, allestita presso la Mole Vanvitelliana (Banchina Giovanni da Chio, 28) sarà inaugurata oggi, venerdì 16 settembre, alle ore 18.30 e sarà aperta al pubblico dal 17 al 30 settembre 2011 (ingresso gratuito).

Mattei ha mantenuto per tutta la sua vita un rapporto preferenziale con le Marche. Un corner speciale della mostra racconterà, attraverso una selezione di immagini e documenti, i primi passi del giovane imprenditore. Nato ad Acqualagna nel 1906 e trasferitosi in seguito con la famiglia a Matelica, dopo una breve esperienza alla Scuriatti come verniciatore di letti, Mattei arriva alla conceria Fiore, vero banco di prova delle sue future capacità manageriali. La mostra racconta il lungo percorso professionale del primo presidente di Eni fino ai momenti gloriosi della maturità: il diploma di cittadino onorario, la consegna della laurea in ingegneria all'Università di Camerino, le inaugurazioni di scuole e centri anziani della regione, segni tangibili di un legame con una terra che non si perderà mai. A corredo delle immagini saranno presentati una selezione di documenti provenienti dall'archivio storico Eni che evidenziano il rapporto tra Mattei ed il territorio e un documentario, realizzato da Massimo Mida nel 1968, che offre preziose testimonianza inedite sugli anni marchigiani del fondatore di Eni.

Accanto alla sezione speciale, la mostra si snoda in tre sezioni cronologiche che ripercorrono i restyling del marchio (1972, 1998, 2009) attraverso i fotogrammi e i documenti che hanno scandito la storia di Eni. La prima sezione (1952-1972) ci riporta agli albori dell'azienda, dalla metanizzazione dell'industria ai grandi accordi internazionali, dalle innovative stazioni di servizio alla ricerca petrolifera all'estero impostata su un rapporto alla pari, nel segno del rispetto e della collaborazione con i paesi produttori. A testimonianza di questa filosofia sono le numerose fotografie e i filmati dell'archivio storico di Eni, in cui è facile osservare volti di diverse etnie al lavoro, sulle piattaforme, tra i ghiacci, nel deserto. Mattei vuole trasmettere l'idea che qualcosa sta davvero cambiando: il cane a sei zampe deve diventare un elemento familiare in grado di unificare visivamente il Nord e il Sud della penisola. La seconda sezione (1973-1998) mostra invece lo sviluppo internazionale di Eni, dallo scoppio della crisi di Suez fino alla nascita dei grandi metanodotti internazionali (come il Transmed) e alla privatizzazione dell'azienda, seguita poco dopo dal posizionamento sui mercati azionari. La terza e ultima sezione (1998-2011) passando dal racconto in bianco e nero a quello a colori, racconta i traguardi del presente – la scoperta del grande giacimento di Zúbair in Iraq o l'ingresso nel Dow Jones Sustainability Index World – lasciando intuire allo spettatore le sfide del futuro.

Eni: la mostra "Il cane a sei zampe. Un simbolo tra memoria e futuro" fa tappa ad Ancona, nella terra del suo fondatore - Eni

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