L’esposizione ripercorre gli anni della ricostruzione e dello sviluppo economico e scientifico dell’Italia dal dopoguerra fino al periodo del “miracolo economico‘. Per Eni, l’occasione per far conoscere la storia che ha portato l’azienda a essere riconosciuta a livello internazionale.

In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia Eni partecipa alla mostra “Copyright Italia, Brevetti, Marchi, Prodotti 1948-1970‘, promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e organizzata dall’Archivio Centrale dello Stato (Roma), sede dell’esposizione, dal 25 marzo al 3 luglio 2011. La partecipazione di Eni, in linea con la propria strategia di coniugare il business con iniziative culturali di alto valore, scaturisce dalla stretta collaborazione tra l’azienda e la Direzione Generale degli Archivi. Dalla sua inaugurazione nel 2006, infatti, l’Archivio Storico Eni con la sua imponente documentazione è tra i più ricchi archivi aziendali d’Italia.  Disposti idealmente su una linea retta, tutti i documenti censiti o inventariati dall’Archivio Storico Eni darebbero vita a  cinque chilometri di documentazione in gran parte ordinata, che comprende tra le altre cose, 400.000 immagini e circa 5.000 pezzi di audiovisivi.

Nella memoria storica degli italiani, gli anni fra il 1948 e il 1970 rappresentano un periodo di grande cambiamento: alla lenta ripresa dalla fine della seconda Guerra Mondiale si accompagna un processo di crescita in cui prendono forma nuovi modelli sociali ed economici che contribuiscono alla creazione di un’immagine unitaria del paese.
Per Eni il racconto, inquadrato negli anni oggetto della mostra, passa attraverso immagini e video di repertorio provenienti dall’Archivio storico, che aiutano a comprendere meglio la situazione italiana dell’epoca.

L’accento viene anche posto sulla sezione “Non è stato un miracolo‘: il titolo stesso sottolinea come lo sforzo e la volontà degli uomini Eni di farla diventare un’oil company internazionale non fosse frutto del caso ma di una specifica strategia di sviluppo.

A cominciare dalla costituzione dell’Agip e i velleitari tentativi di conquistarsi nel Ventennio riserve energetiche di oltremare, infatti, si arriva al periodo di Enrico Mattei, grazie al quale l'Agip diviene un'azienda moderna grazie anche a modelli gestionali e tecnologie, importate dagli Stati Uniti e allevando una nuova generazione di tecnici petroliferi, agguerriti e preparati. Dopo la tragica morte di Mattei, l’esposizione racconta anche il lavoro dei suoi successori, con i quali l’azienda, ormai riconosciuta a livello internazionale, continua a estendere le proprie attività sia in Italia sia all'estero.
Le immagini e i video che danno vita al percorso espositivo illustrano il lavoro, le sfide e i momenti di vita quotidiana sulle piattaforme Eni di maggiore importanza, dalla Perro Negro alla Paguro e Saipem 2, che fanno guadagnare al Cane a sei zampe il primato delle operazioni offshore in Europa. In meno di quindici anni (dal 1958 al 1972), infatti, la progettazione e le tecnologie all’avanguardia di Eni permettono il passaggio tecnologico dalle piattaforme fissate al fondale e quelle a rimorchio alle navi a posizionamento in grado correggere dinamicamente la propria posizione, come Saipem Due, prima nave-piattaforma capace di operare d’inverno nelle difficilissime acque del Mare del Nord.

Dalle prime piattaforme la mostra accompagna i visitatori al sogno futuristico di un loro possibile riuso. La mostra, infatti, dedica uno spazio all’esercizio creativo “Temporary Island,‘ che Eni ha affidato all’architetto israeliano Ronen Joseph. L’iniziativa si inquadra nella nuova strategia di comunicazione Eni, che punta alla valorizzazione dei talenti e si avvale della loro creatività per tutte le diverse occasioni di comunicazione (www.enizyme.com). Il progetto è un concept ideale di piattaforma-hotel che presta particolare attenzione all’ecologia e all’architettura, unprogetto unico che si inserisce alla perfezione nei concetti-chiave di primaria importanza per Eni: sostenibilità, creatività e capacità di immaginare il futuro. Ronen Joseph ha individuato diverse soluzioni, utopiche e affascinanti, in base alle diverse caratteristiche innovative legate al recupero e al riutilizzo sostenibile di installazioni petrolifere come le piattaforme, in modo da fornire suggestioni al dibattito sul loro riutilizzo una volta dismesse.
Una parte della mostra è inoltre dedicata al famoso logo del Cane a sei zampe disegnato dallo scultore Luigi Broggini e alla comunicazione pubblicitaria che Mattei, grazie alla sua visione innovativa e pionieristica, decide di affidare a giovani artisti che, con uno stile moderno e innovativo, sono chiamati a interpretare i valori fondanti di Eni.

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