- ECONOMIA CIRCOLARE
- RAFFINAZIONE E BIORAFFINAZIONE
- MOBILITÀ SOSTENIBILE
Lo studio evidenzia che i biocarburanti da materie prime rinnovabili sono una soluzione per contribuire a decarbonizzare i trasporti, alla sicurezza energetica e a mantenere la competitività industriale in Europa.
Cernobbio (Como), 5 settembre 2026 – È stato presentato oggi, nell’ambito del Forum di Cernobbio organizzato da TEHA, lo Studio strategico “Sustainable biofuels as a strategic lever for industrial competitiveness, energy security and decarbonization” realizzato da TEHA Group insieme a Eni.
Dalla concezione del Green Deal, lo scenario energetico globale è radicalmente cambiato: le crisi degli ultimi anni hanno dimostrato che le dipendenze da tecnologie, materie prime e capacità produttive possono avere impatti sistemici, potenzialmente pericolosi per la sicurezza energetica dell’Europa. È questo il punto di partenza dello Studio, che identifica nei biocarburanti da materie prime rinnovabili, come l’HVO (Hydrogenated Vegetable Oil) e il SAF (Sustainable Aviation Fuel), una soluzione già disponibile per diversificare gli approvvigionamenti, ridurre le emissioni GHG lungo la filiera e preservare la capacità e le competenze industriali dei Paesi europei.
“L’Europa deve evitare di ripetere gli errori del passato. Una transizione che sostituisce una dipendenza con un’altra non rafforza il continente, ne trasferisce soltanto la vulnerabilità. I biocarburanti rappresentano una leva concreta di decarbonizzazione dei trasporti, nonché di diversificazione, sicurezza e politica industriale. È necessario superare un approccio prevalentemente regolatorio e adottare una visione più pragmatica, industriale e consapevole dei nuovi rischi geopolitici”, ha dichiarato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di TEHA Group.
“Una delle principali sfide per l’Europa è coniugare la transizione energetica con la competitività industriale e la sostenibilità economica e sociale. In questo contesto, i biocarburanti rappresentano una soluzione immediatamente disponibile per ridurre le emissioni del settore dei trasporti lungo l’intera filiera poiché sono ampiamente disponibili, possono essere distribuiti con le attuali infrastrutture e sono utilizzabili in gran parte delle motorizzazioni diesel oggi in circolazione. I biocarburanti sono una soluzione complementare ad altri vettori energetici, che consente anche di rafforzare sia la sicurezza energetica sia la competitività industriale europea. L’esperienza di Eni dimostra come l’innovazione tecnologica, insieme alla valorizzazione delle competenze industriali e professionali, possa guidare processi di trasformazione capaci di generare valore, occupazione e sviluppo sostenibile, supportando al contempo la competitività dell’Europa”, ha dichiarato Stefano Ballista, CEO di Enilive.
Il contesto europeo
Un approccio alla transizione che privilegia soltanto alcune tecnologie rischia di creare aree di vulnerabilità per l’industria e la sicurezza europea: la dipendenza dalle importazioni di energia e di materie prime, così come la perdita di capacità produttiva, possono diventare strutturali e difficilmente reversibili. Alcuni esempi sono già in atto. Nel settore dell’automotive, le importazioni di veicoli finiti sono più che triplicate tra il 2015 e il 2025, raggiungendo circa 166 miliardi di euro, mentre la perdita potenziale di valore aggiunto del settore in UE è stimata tra 30 e 60 miliardi di euro all’anno1. Nel settore della raffinazione, dal 2009 l’Europa ha perso il 21% della capacità produttiva. L’Europa ha una limitata capacità di soddisfare la domanda, in particolare per prodotti come il diesel e il jet fuel, per i quali la dipendenza dalle importazioni è aumentata in modo significativo; inoltre, si stima che ciò abbia anche comportato una perdita tra 90.000 e 130.000 posti di lavoro qualificati2. Per fare un altro esempio, nelle materie prime critiche, il 100% delle terre rare pesanti raffinate utilizzate nell’Unione proviene dalla Cina3.
Si stima, inoltre, che nell’Unione Europea lo sviluppo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale porteranno da 96 TWh nel 2024 a 236 TWh nel 2035 la domanda di energia elettrica per i data center4. Per questo è fondamentale allentare la competizione per l’accesso all’elettricità, utilizzando ogni tecnologia negli ambiti in cui produce il maggiore beneficio. Nella mobilità, i biocarburanti rappresentano una soluzione immediatamente disponibile per ridurre le emissioni anche dei settori hard to abate (trasporti pesanti, aviazione e marittimo) e diversificare fonti, tecnologie e geografie di approvvigionamento. Un approccio tecnologicamente neutro alla mobilità potrebbe quindi consentire di destinare una maggiore quota di risorse elettriche ad altri ambiti che nel prossimo decennio avranno rilevanza strategica anche per l’Europa, come le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale.
In questo quadro, i biocarburanti non sono un'alternativa all'elettrico, ma una scelta complementare.
I biocarburanti: i luoghi comuni da sfatare
TEHA Group ha rilevato la presenza, nel dibattito europeo sui biocarburanti, di ‘falsi miti’ e informazioni non supportate da evidenze scientifiche. Lo Studio ha sottoposto a verifica alcune convinzioni ricorrenti, al fine di fornire al dibattito pubblico nuovi elementi misurabili e verificabili.
Tre evidenze risultano particolarmente rilevanti:
Alcune proposte per cambiare approccio
Lo Studio formula alcune proposte per i policy maker europei, con l’auspicio di poter passare da un’impostazione prevalentemente restrittiva a un approccio più pragmatico e consapevole:
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