Waste to Fuel

Nuova vita ai rifiuti urbani
A Gela l’impianto pilota del progetto Waste to Fuel
L’impegno al recupero delle “risorse” si concretizza in Eni anche attraverso il progetto Waste to Fuel, una tecnologia proprietaria che permette di trasformare i rifiuti solidi urbani in un bio-olio che viene usato come componente per la produzione di bio-carburanti di seconda generazione destinati alle automobili o al trasporto marittimo. La materia prima necessaria proviene dalla raccolta indifferenziata dell’umido e si chiama FORSU, acronimo che sta per Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani. Questa biomassa è in pratica costituita dagli avanzi e dai residui di cibo, ma anche dagli scarti dell’industria agroalimentare: da una tonnellata di materia organica, che include il peso dell’acqua, si possono generare fino a 150 chilogrammi di bio-olio attraverso un processo che prende il nome di termoliquefazione (ovvero la conversione termochimica di una biomassa in presenza di una fase liquida).

A Syndial spetta il compito di gestire le attività di realizzazione e gestione degli impianti Waste to Fuel in Italia, partendo dalle ricerche effettuate per l’impianto pilota di Gela che verrà avviato entro fine 2018. A Ravenna Syndial avvierà il prototipo industriale nell’area c.d. Ponticelle in cui sta effettuando effettuando un intervento di risanamento ambientale, ospiterà il primo prototipo industriale. Successivamente verranno messe a disposizione ulteriori aree bonificate, in altri siti, per estendere il progetto su scala nazionale.


Come funziona il processo?

Sono quattro gli stadi del ciclo: dal pretrattamento della carica iniziale si passa alla liquefazione (la conversione termochimica di una biomassa in presenza di una fase liquida). Successivamente i prodotti vengono separati e i sottoprodotti derivati vengono valorizzati. L’ultima fase consiste nella raffinazione del bio-olio ottenuto. In questo video Aldo Bosetti di Eni ci spiega gli stadi di lavorazione in diretta dall’impianto pilota.

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Gli elementi innovativi

  • 1

    I biocarburanti prodotti da rifiuti sono riconosciuti dalla normativa europea come bio-carburanti avanzati

  • 2

    Si utilizza una materia prima per la quale esiste già una filiera di raccolta

  • 3

    Si evita il conferimento a smaltimento (discarica, incenerimento) dei rifiuti organici da RSU, con diminuzione dell’occupazione dello spazio in discarica e riduzione delle emissioni di CO2 rispetto ad altri tipi di trattamento (compostaggio, produzione di biogas)

  • 4

    Si riduce il costo di smaltimento e si assicura un recupero energetico della biomassa trattata

Come natura crea

Al Centro Ricerche Eni per l’Energia Rinnovabile e l’Ambiente si studia la natura. Attraverso lo studio della decomposizione anaerobica dei primi organismi viventi i ricercatori di Novara sono riusciti a sviluppare un processo che permette di trasformare in bio-olio la frazione umida dei rifiuti solidi urbani. Un bio-olio da impiegare direttamente come combustibile oppure da inviare a un successivo stadio di raffinazione per ottenere i biocarburanti da usare nelle nostre automobili…

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Posizione Eni sulle biomasse

Eni è consapevole della necessità di perseguire un approccio responsabile sul tema della biomassa che vada oltre la mera compliance della norma. Per assicurare una gestione sostenibile lungo l’intera catena di fornitura che coinvolge la conversione di alcuni asset in bioraffinerie ha definito alcuni principi generali…

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