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Waste to Fuel

La tecnologia Eni al servizio di una gestione sostenibile dei rifiuti.

Diamo nuova vita ai rifiuti organici per creare energia

La gestione dei rifiuti in ottica circolare è un obiettivo al centro del nostro impegno per attuare una crescita improntata sull’uso razionale delle risorse. Grazie alla tecnologia Waste to Fuel (W2F), messa a punto nel Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara e sperimentata in un impianto pilota a Gela, siamo in grado di valorizzare le potenzialità energetiche dei rifiuti organici. Ciò avviene attraverso un processo che trasforma la biomassa di partenza in bio olio e bio metano, con recupero dell’acqua in essa naturalmente contenuta. In poche ore si replica, dunque, un fenomeno che la natura compie in milioni di anni: creare energia a partire da una biomassa di origine fossile. La materia prima necessaria al processo è costituita dalla Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani (FORSU) e dagli scarti dell’industria alimentare. Il bio olio ottenuto, che varia dal 3% al 16% in funzione della composizione della carica in ingresso, può essere utilizzato in miscela come combustibile a basso contenuto di zolfo per il trasporto marittimo oppure raffinato per produrre biocarburanti. L’acqua recuperata dal rifiuto organico, fino al 60% del suo peso, viene reimpiegata per usi industriali.

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Come funziona il processo?

Il cuore della tecnologia è la termoliquefazione, un processo termochimico in soluzione acquosa che trasforma la biomassa di partenza in una sorta di petrolio biologico o bio olio. Dal processo, inoltre, si ricava gas (principalmente biometano e CO₂) e acqua che, opportunamente depurata, è riutilizzabile all’interno dell’impianto stesso o per altri usi industriali. Ogni passaggio è studiato per minimizzare lo scarto da inviare a smaltimento: anche il residuo solido, costituito dal rifiuto non trasformabile, può servire per generare calore destinato alle esigenze energetiche dell’impianto. Nel seguente video Aldo Bosetti del Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara spiega gli stadi di lavorazione in diretta dall’impianto pilota.

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La tecnologia proprietaria Eni Waste to Fuel trasforma i rifiuti organici in bio olio

Lo sviluppo su scala industriale

Alla società ambientale di Eni è affidato lo sviluppo della tecnologia su scala industriale anche mediante partnership pubblico-private. Un importante traguardo in questa direzione è rappresentato dall’accordo di collaborazione siglato nel 2019 tra Eni e Cassa Depositi e Prestiti che ha portato alla nascita nel 2020 di CircularIT, joint venture dedicata allo sviluppo degli impianti Waste to Fuel su scala industriale. La nuova società è partecipata al 51% da CDP Equity e al 49% da Eni Rewind. Il primo impianto industriale è previsto a Porto Marghera, in aree di proprietà Eni Rewind all’interno del sito petrolchimico, e avrà una capacità di trattamento fino a 150 mila tonnellate annue, equivalenti alla FORSU prodotta da circa 1,5 milioni di abitanti. Il progetto prevede la collaborazione di realtà industriali e produttive locali, in un’ottica di sinergia con il territorio. 

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Il rifiuto urbano diventa risorsa

Il nostro approccio responsabile al tema delle biomasse

La strategia di Eni al 2050 è quella di trasformarsi in un’azienda che commercializza solo prodotti decarbonizzati, così da limitare il loro impatto sull’ambiente. Un approccio responsabile che va oltre la mera compliance delle norme di legge e che sta portando a integrare nelle attività tradizionali le produzioni basate sull’utilizzo di biomasse. Verso questa prospettiva di ricerca e sviluppo, Eni Rewind partecipa con Eni, l’Università degli Studi di Napoli Federico II ed altri partner al progetto “Biofeedstock – Sviluppo di piattaforme tecnologiche integrate per la valorizzazione di biomasse residuali”.

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