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Il tempo (necessario) per le transizioni energetiche in Basilicata

La centrale elettrica di Garaguso, Hydrogen Valley, Comunità energetiche e fonti rinnovabili impomgono una trasformazione trasparente e partecipata

di Lucia Serino
10 dicembre 2025
11 min di lettura
di Lucia Serino
10 dicembre 2025
11 min di lettura

Salendo lungo i calanchi di argilla, quando l’occhio comincia a perdersi tra la polvere dorata e il verde sparso degli ulivi, all’improvviso appare la piattaforma della centrale elettrica di Garaguso. È una sagoma moderna che rompe l’orizzonte antico, un segno visivo potente che testimonia il passaggio tra la Basilicata che era e quella che vuole essere.

Proprio da queste parti l’idea di un’energia nuova e di una transizione viene da lontano.  Le campane della torre del piccolo paese del Materano erano alimentate dal “sali scendi” di due grosse pietre lungo un cavo d’acciaio. Un ingegno semplice ma non banale, poi sostituito e ora custodito nelle sale del municipio a memoria tangibile di un’istanza primaria: c’è bisogno di energia per portare avanti la comunità.

È una storia che intreccia tecnologie, politiche pubbliche, investimenti europei, e la consapevolezza che il cambiamento richiede tempi giusti e rispetto delle specificità locali. La centrale elettrica di Garaguso è indicata oggi sul portale di OpenCoesione come una best practice nell’utilizzo dei fondi europei per la transizione energetica. Si tratta di una nuova stazione elettrica di trasformazione 380/150 kV, inserita in “entra-esce” sull’elettrodotto Larino–Aliano, che ha l’obiettivo di supportare l’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, con una potenza in immissione richiesta pari a 80 MW. L’intervento si è sviluppato su una rete elettrica estesa per oltre 78 km e ha previsto 14 stalli realizzati o interessati.

Il progetto ha comportato un investimento pubblico monitorato pari a 22,34 milioni di euro, finanziato in gran parte con risorse dell’Unione Europea (circa 16,8 milioni dal FESR), integrate da fondi nazionali, tra cui il Fondo di Rotazione (4,79 milioni) e il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (728 mila).

Vista da lontano, quasi sospesa sopra la valle, la centrale è un segno tangibile di come le politiche pubbliche, se ben orientate, possono sostenere la transizione energetica. La visibilità della centrale è anche simbolica: emblema della capacità della regione di usare i fondi europei non solo per costruire, ma anche per innovare infrastrutture e tecnologie con una gestione efficiente. Garaguso diventa così un crocevia tra memoria e futuro: il luogo dove il tempo, misurato un tempo da pietre che salivano e scendevano nella torre comunale, oggi si misura in kilowatt e chilometri di rete, nella corsa verso un’energia pulita e condivisa.

L’Hydrogen Valley: una transizione che diventa filiera

Ma non c’è solo l’elettrico. Uno dei progetti più incisivi in corso in Basilicata è la Hydrogen Valley, centrata sull’area industriale di Tito Scalo. Il cuore sarà un elettrolizzatore costruito da Ansaldo Green Tech (gruppo Ansaldo Energia), basato su tecnologia AEM (Anion Exchange Membrane, membrana a scambio anionico caratterizzata da alta efficienza ed elevata flessibilità operativa), che avrà la potenza di 1 MW e produrrà oltre 500 kg di idrogeno verde al giorno. Progettato e costruito nell’ambito del progetto Ipcei, finanziato dall’Unione Europea con fondi del programma “NextGenerationEu”, l’impianto sarà assemblato presso la nuova linea produttiva in fase di realizzazione a Genova Campi. Fa parte dei progetti “bandiera” del Pnrr, nell’ambito di Missione 2 (transizione ecologica), ed è incluso negli Hydrogen Valleys selezionati, che comportano investimenti specifici per la regione. Oltre Tito Scalo, la strategia Hydrogen Valley mira a rendere la Basilicata un polo per produzione e uso di idrogeno verde. Tre progetti hanno ricevuto finanziamenti statali per un totale di 18 milioni di euro, coinvolgendo imprese come Greenswitch, Mer Mec e Patrone & Mongiello.

Obiettivo: produrre idrogeno con fonti rinnovabili, sviluppare applicazioni industriali e occupazione qualificata, decarbonizzare settori difficili da elettrificare. “È una svolta storica nel processo di transizione ecologica che stiamo seguendo – è la posizione dell’assessore regionale allo Sviluppo, Francesco Cupparo - nella prospettiva del superamento dello sfruttamento delle risorse petrolifere che non sono permanenti. La domanda di energia raddoppierà nei prossimi 15-20 anni e per soddisfarla non saranno sufficienti le attuali fonti come quelle petrolifere e del gas che continuiamo ad estrarre in Val d’Agri e nel Sauro ma sarà necessario un mix di fonti, abbandonando progressivamente quelle più inquinanti come il carbone”.

Comunità energetiche: autonomia, partecipazione, molte istanze in attesa

La Basilicata ha avviato varie iniziative per promuovere le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), anche se i numeri mostrano che siamo ancora all’inizio. Un bando regionale ha stanziato 1,3 milioni di euro per supportare la nascita di nuove comunità, con contributi fino a 9.000 euro a progetto per analisi e studi di fattibilità. È stata costituita la Green Community Miglionico, prima CER in forma cooperativa della regione. Le iniziative includono anche progetti solidali, come la CER di Bucaletto a Potenza, con impianti fotovoltaici e sostegno alle famiglie in difficoltà. La prima CER ad aver ottenuto il riconoscimento dal Gse, l’estate scorsa, con impianti fotovoltaici e un impianto eolico è la CER lucana: al suo servizio ci sono due impianti fotovoltaici da 6 kW e un impianto eolico da 100 kW. Grazie ai fondi del Bando Borghi, la comunità potrà integrare nel sistema anche la mobilità elettrica nel Comune di Castelmezzano, il paesino del Volo dell’Angelo nelle Dolomiti lucane, oltre a sviluppare una piattaforma digitale intelligente che permetterà di monitorare in tempo reale i flussi energetici e ottimizzare l’uso condiviso delle risorse tra i membri della comunità.

Nata nell’ambito del progetto SIMAE (Sistema Integrato per il Monitoraggio e le Analisi Energetiche finanziato dalla Regione Basilicata) è attiva un’altra CER lucana che  si propone come un’opportunità per l’intera regione, sviluppandosi attraverso la Confimi Industria Basilicata, l’Associazione di categoria che riunisce il settore manifatturiero e dell’impresa privata lucana. Tra i partner il Cnr e la Scuola di ingegneria dell’Università della Basilicata. Attiva anche la Lucana green community che si racconta così: “Siamo un progetto fatto di persone che credono in un futuro più semplice. L’energia non è un lusso ma un bene comune”. che credono in un futuro più semplice, Ad oggi le CER operative registrate in Basilicata hanno una potenza totale di circa 66,4 kW. Ci sono poco meno di cento istanze protocollate presso i Comuni lucani.

Eolico, fotovoltaico, altri ambiti delle fonti rinnovabili

Qui si va, è il caso di dire, a gonfie vele, con qualche criticità negli ultimi mesi. I dati ufficiali regionali sono al 2023: a fronte di una domanda di energia elettrica nazionale pari a 3.300,00 GWh nel 2021, la Basilicata ha contributo con 6.18,4 GWh da fonti tradizionali, e con 3.681,6 GWh da fonti rinnovabili.

Anche il dato relativo alla produzione di energia da fonti rinnovabili lorda in Basilicata dimostra il ruolo cruciale della Regione in questo comparto: nel 2021, questa si è attestata a 4.146,6 GWh, di cui il 64% si è ricavato dall’eolico.

Il consumo totale è stato di 2.745,8 GWh, di cui il 54,5% è da attribuire al settore più esigente, quello industriale. Sono stati attivati programmi regionali con circa 50 milioni di euro per impianti rinnovabili e altri 30 milioni per reti intelligenti e sistemi di accumulo. La Regione ha inoltre promosso lo sviluppo con iniziative come contributi a fondo perduto per il fotovoltaico residenziale e la semplificazione delle procedure autorizzative per gli impianti in aree produttive di crisi complessa. Ci sono programmi regionali per incentivare anche biomassa, geotermia, reti intelligenti e sistemi di accumulo.

Il potenziale della regione resta ampio, grazie a vento, sole, disponibilità di suolo e infrastrutture dismesse. Ma nel primo semestre del 2025 il mercato delle rinnovabili registra un rallentamento, specie per il fotovoltaico. Lo comunica l’osservatorio Anie (Federazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche), che fornisce dati secondo i quali la potenza connessa (energia solare) è pari a 37 Mw, contro i 70 Mw dello stesso periodo 2024; gli impianti connessi sono 2.004 rispetto ai 5.947 del 2024. Tendenza diversa per l’eolico, con 25 Mw contro 1 Mw dello stesso periodo 2024. Diminuiscono però gli impianti connessi, che risultano 4 rispetto ai 13 del 2024. La criticità di fondo resta lo stoccaggio.

Dalle sfide ai tempi giusti: equilibrio, gradualità, inclusione

Una transizione energetica efficace richiede tempi giusti, governance trasparente, partecipazione reale delle comunità e coesistenza temporanea con gli idrocarburi. Il tempo necessario per autorizzare impianti e reti è lungo, e nei piccoli Comuni servono supporti tecnici, incentivi stabili, formazione senza dimenticare che per un’economia che accelera sulla decarbonizzazione non si può trascurare l’impatto occupazionale e sociale. Torniamo da dove siamo partiti, a Garaguso. Guardando la centrale dall’alto dei calanchi, con lo sguardo che incontra il paesaggio secolare e le luci dell’impianto moderno.

Il sistema delle pietre per dare energia alle campane della torre del paese, poi sostituito, ci ricorda che le transizioni sono sempre esistite. Ora la sfida è più grande ma il senso del tempo è rimasto lo stesso. Come misura del passaggio ma anche come contingenza storica. O, se preferite, come nell’indimenticabile canzone di Ivano Fossati.

 

LA NASCITA DELLA CER

Il Comune di Viggiano il 27 ottobre scorso, nella Piazza Coperta  “J. Damiano”, ha presentato ufficialmente la nascita della Comunità Energetica Rinnovabile (CER).

Durante l’evento sono stati illustrati lo studio di fattibilità per impianti fotovoltaici sugli edifici comunali,  le finalità di autoconsumo collettivo e i vantaggi economici e ambientali per cittadini e imprese. L’iniziativa, promossa in linea con la Direttiva UE 2018/2001 e l’art.  42-bis del DL 162/2019, mira a creare una rete locale di produzione  e condivisione di energia pulita, aperta a cittadini, enti e imprese dotati  di utenze elettriche o impianti da fonti rinnovabili nel territorio comunale.

La CER è stata presentata dal sindaco di Viggiano Amedeo Cicala e dal vicesindaco Gianfranco Moscogiuro. Nel corso degli interventi introduttivi, gli amministratori hanno sottolineato la grande soddisfazione “per aver vinto una scommessa collettiva che mira a condividere la responsabilità sociale della Transizione Energetica”. Da sottolineare anche gli interventi tecnici dell'ingegnere Domenico Ielpo, dell'architetto Antonella Amelina  e di Michele Monaco che hanno illustrato i grandi benefici per i cittadini. Viggiano, cuore della produzione energetica nazionale, diventa così anche luogo di sperimentazione di un approccio che mette al centro la collaborazione tra istituzioni, cittadini e imprese. La Comunità Energetica “Vejanum ETS” nasce proprio da questa visione: produrre, condividere e valorizzare l’energia rinnovabile in modo partecipato, creando benefici economici e  sociali diffusi.

È un messaggio importante: l’energia del futuro sarà plurale. Idrocarburi, solare, eolico, idroelettrico, bioenergie e, domani, idrogeno verde non sono compartimenti stagni, ma tasselli di un mosaico che la Basilicata può comporre con competenza e visione.