In un momento in cui la transizione energetica richiede riflessioni pragmatiche, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica rivendica un approccio razionale e condiviso: coinvolgere cittadini, imprese e amministrazioni locali per trasformare la partecipazione dal basso in un tassello strutturale della politica energetica nazionale. Con il ministro Gilberto Pichetto Fratin approfondiamo priorità, strategia e prospettive dei due assi cruciali: comunità energetiche e fonti per la sostenibilità ambientale e sociale.
“Non ti chiediamo di salvare il Pianeta, ma il tuo mondo sì”. È il claim con cui il MASE invita a riflettere sulla responsabilità individuale nei comportamenti energetici quotidiani. Un messaggio che richiama fortemente il senso di comunità, tema centrale di questo numero di Orizzonti. Ministro, quanto conta oggi la dimensione comunitaria - dai piccoli gesti individuali fino alle comunità energetiche - nella transizione ecologica che l’Italia sta costruendo?
Abbiamo il dovere e la responsabilità di sviluppare una transizione energetica sicura, sostenibile e accessibile che assicuri anche la possibilità concreta di sviluppare economicamente i territori, ridurre il costo dell’energia per le imprese e le famiglie, migliorare la coesione territoriale, contrastare la povertà energetica e al contempo accrescere la sicurezza energetica nazionale e ridurre le emissioni globali per raggiungere un futuro a emissioni zero entro il 2050. Una sfida che solo con la collaborazione e il coinvolgimento dei cittadini, delle pubbliche amministrazioni locali e delle imprese possiamo vincere, per favorire la creazione di sistemi energetici sicuri, accessibili e sostenibili, così da poter provare ad affidare un mondo migliore ai nostri figli e alle generazioni di domani. Lavoriamo insieme per un futuro sostenibile, un futuro che sia luminoso e prospero per tutti. Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono forse l’esempio più concreto di come la transizione possa nascere “dal basso”: gruppi di cittadini, enti locali, piccole imprese che scelgono di produrre e condividere energia pulita, costruendo un nuovo modello di partecipazione comunitaria. Qual è la strategia del Governo per accompagnare i comuni - soprattutto i piccoli, come quelli lucani - in questa fase di attuazione?
Ritengo che le Comunità energetiche rappresentino un tassello essenziale sia per raggiungere gli obiettivi nazionali ed europei nel settore delle rinnovabili sia per aumentare la sicurezza energetica grazie alla crescita dell’autoconsumo da rinnovabili basato sul ruolo chiave dei consumatori, che da oggi non sono più visti come meri utilizzatori ma come prosumer, cioè consumatori e produttori di energia.
I prosumer, oltre a produrre energia pulita per il proprio fabbisogno, sono l’espressione di un nuovo modello di economia circolare basato sulla generazione di energia pulita distribuita. Un modello alternativo rispetto a quello centralizzato a cui siamo stati abituati finora, che vede l’energia partire dalle centrali, transitare sulle reti di trasmissione ad alta tensione e infine su quelle di distribuzione che la portano fino alle singole abitazioni, uffici o edifici. Con il nuovo decreto e gli incentivi legati al PNRR, il modello delle CER sta diventando sempre più accessibile. Ma per i cittadini la domanda resta semplice: quali benefici concreti - non solo in termini di risparmio, ma anche di innovazione locale e coesione - possono aspettarsi le famiglie e le comunità che scelgono di farne parte?
Il modello delle CER e dei relativi incentivi è un’importante opportunità per i cittadini, che potranno diventare produttori di energia elettrica da rinnovabili e ridurre i costi sostenuti per l’energia; per le imprese, che potranno beneficiare di una maggiore competitività grazie ai minori oneri di approvvigionamento energetico, e anche per la pubblica amministrazione, per guidare attraverso i suoi comportamenti virtuosi lo sviluppo locale, la riduzione delle emissioni, beneficiando di risparmi annui che si potranno tradurre in maggior disponibilità economica, così da poter offrire servizi a beneficio del territorio e con un potenziale risparmio per i cittadini.
Per le imprese vi è anche un elemento di sicurezza energetica: le imprese possono diventare meno dipendenti dalla fornitura di energia “esterna”. La produzione locale di energia da fonti rinnovabili assicura una maggiore stabilità e resilienza, garantendo certezza nel soddisfacimento delle esigenze energetiche. La pubblica amministrazione, invece, promuovendo le CER, ottiene benefici economici, sociali e ambientali per il proprio territorio, riducendo i costi, agevolando l’interazione dei cittadini con le imprese referenti, fornendo servizi e risposte concrete ai fabbisogni energetici della comunità cittadina, limitando le emissioni di CO2 e il dispendio energetico dovuto al trasporto e, infine, creando un ecosistema idoneo e rassicurante per la promozione delle FER (Fonti di Energia Rinnovabile, ndr).
Qui alla COP l’Italia ha avuto modo di ricevere le congratulazioni da diversi ministri dell’Energia interessati a conoscere e a replicare l’esperienza italiana nel supporto alle CER quale buona pratica di livello internazionale.
I biocarburanti rappresentano una leva decisiva, soprattutto in un Paese con una forte tradizione agricola e imprenditoriale di economia circolare. Trasformare scarti e residui in energia pulita significa dare nuova vita alle risorse del territorio, in una logica pienamente sostenibile. Quali leve ritiene più urgenti per costruire una filiera nazionale e internazionale dei biocarburanti solida, competitiva e accettata soprattutto a livello europeo? Il mio Ministero è pienamente impegnato a livello nazionale e internazionale per valorizzare il ruolo dei biocarburanti sostenibili in tutti i settori, incluso quello dei trasporti su strada, al fine di favorire una transizione energetica giusta, sicura, accessibile e sostenibile, basata sul concetto chiave della neutralità tecnologica, per raggiungere con pragmatismo e realismo un futuro a emissioni nette zero in linea con gli Accordi di Parigi e con le decisioni della COP28 di Dubai.
Ridurre le emissioni globali dei trasporti stradali e raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e della COP28 è una sfida decisiva, ma anche un’opportunità per innovare, creare valore e costruire un futuro più sicuro, giusto e sostenibile.
I carburanti sostenibili integrano l’elettrificazione e l’efficienza energetica contribuendo a ridurre la domanda di combustibili fossili, in particolare nei settori difficili da abbattere, come l’aviazione, il trasporto marittimo e stradale e i settori industriali, dove l’elettrificazione rimane costosa o non è ancora disponibile. Possono inoltre rafforzare la sicurezza energetica, creare occupazione rurale e ridurre la dipendenza dalle importazioni, aiutando sia le economie sviluppate che quelle in via di sviluppo. A livello europeo, nel corso dell’approvazione della Legge Clima, grazie al ruolo di leadership dell’Italia, abbiamo ottenuto che i biocarburanti siano ora riconosciuti come parte della soluzione per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. L’ultimo accordo Ue ha fissato un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, confermando il ruolo dei biocarburanti come opzione per raggiungere gli obiettivi climatici in modo flessibile.
Evidenzio che il ruolo di leadership dell’Italia e del mio Ministero è riconosciuto a livello globale tanto che da pochi mesi l’Italia ricopre con orgoglio il ruolo di Presidente della Biofuture Platform del Clean Energy Ministerial (CEM).
L’Italia è inoltre fiera e lieta di aver lavorato fianco a fianco con la Presidenza brasiliana della COP30 nella preparazione e nel lancio della “Call to Action – Belem 4X Pledge on Sustainable Fuels”.
Qual è l’obiettivo di questa Call to action?
Il Belem Pledge, quadruplicando l’uso globale dei carburanti sostenibili entro il 2035 rispetto ai livelli del 2024, contribuirà ad accelerare l’adozione di pratiche agricole sempre più sostenibili, rafforzando la sicurezza energetica, garantendo la sostenibilità, promuovendo condizioni di commercio e catene del valore aperte, eque e trasparenti, e assicurando che nessuno venga lasciato indietro. Al contempo il Pledge sui carburanti sostenibili permetterà di collaborare a livello internazionale e tra governi e settore privato, in uno spirito di forte cooperazione per assicurare sempre di più la piena sostenibilità lungo l’intera filiera dei biocarburanti; promuovere le migliori pratiche; consentire meccanismi di finanziamento di supporto e accelerare la cooperazione su politiche, normative e sullo sviluppo di tecnologie innovative.
Bio
Gilberto Pichetto Fratin è ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
In precedenza, è stato senatore e viceministro dello Sviluppo economico nel governo Draghi. Pichetto Fratin è economista di formazione, commercialista e insegnante di professione.