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“Sismicità in Val D’agri, mai superate le soglie di allerta”

Parla Stefania Danesi, sismologa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il Centro ha evidenziato che non ci sono correlazioni tra la sismicità e le attività di sfruttamento del sottosuolo nella valle lucana.

di Luigia Ierace
19 gennaio 2023
9 min di lettura
di Luigia Ierace
19 gennaio 2023
9 min di lettura

La Val d’Agri dei primati: è qui che si trova il più grande giacimento di idrocarburi dell’Europa continentale operativo dai primi anni Novanta ed è qui che nel dicembre 1857 si registrò uno dei terremoti più forti della storia dell’Italia: magnitudo stimata M~7. Proprio l’alta pericolosità sismica presente in Basilicata e l’elevato interesse di sfruttamento industriale dei suoi giacimenti di idrocarburi, ha indotto a dotare la Val d’Agri di un sistema di monitoraggio geofisico che può essere considerato tra i più avanzati d’Italia. Un monitoraggio che ha evidenziato, come ha annunciato ufficialmente l’INGV proprio all’inizio di quest’anno, che non esistono “correlazioni tra la sismicità e le deformazioni del suolo con le attività di sfruttamento del sottosuolo nella Val d’Agri in Basilicata”.
L’indagine è partita nel 2017 su proposta dell’allora Ministero dello sviluppo economico (MiSE), e la Val d’Agri è stata inserita tra i quattro siti pilota in Italia per la sperimentazione degli Indirizzi e Linee Guida (ILG) per il monitoraggio della sismicità.

Perché questa scelta? Ne parliamo con Stefania Danesi, sismologa del Centro per il Monitoraggio delle attività di Sottosuolo (CMS) all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Come ampiamente spiegato nell’articolo “Il monitoraggio sismico delle attività di produzione idrocarburi in Val d’Agri”, pubblicato su “Risk Elaboration”, in Italia il dibattito sulla sismicità innescata e indotta si è acceso dopo gli eventi sismici del 2012, in Emilia Romagna. In seguito ai lavori della Commissione ICHESE (International Commission on Hydrocarbon Exploration and SeismicIty in the Emilia region), un gruppo di lavoro del MiSE pubblicò un documento dal titolo ‘Indirizzi e Linee Guida per il monitoraggio della sismicità delle deformazioni del suolo e delle pressioni di poro nell’ambito delle attività antropiche’ (ILG; Dialuce et al., 2014) con il quale vengono definite le modalità operative del monitoraggio in aree di sfruttamento minerario, nonché i ruoli e le responsabilità dei soggetti pubblici e privati che intervengono nel monitoraggio. Il Ministero propose di applicare in via sperimentale il monitoraggio secondo gli ILG in alcuni siti pilota ove fossero praticati diversi tipi di attività industriali: per il monitoraggio sullo stoccaggio di gas fu scelto il sito di Minerbio, Casaglia per la geotermia, Cavone e Val d’Agri per la produzione di idrocarburi e re-iniezione di acque di strato. In Val d’Agri, in particolare, gli Accordi Quadro e le Convenzioni sono state finora concordate tra il Ministero preposto, l’Amministrazione regionale (Regione Basilicata) e la Struttura Preposta al Monitoraggio (SPM).

In questa direzione, si inserisce la scelta del MiSE di nominare, in un quadro di trasparenza e condivisione delle informazioni, proprio l’INGV quale struttura preposta al monitoraggio…

INGV è un Ente di Ricerca pubblico, vigilato dal Ministero della Ricerca, preposto al monitoraggio sismico del territorio nazionale come Centro di Competenza del Dipartimento di Protezione Civile. Il Centro di Monitoraggio del Sottosuolo è una struttura interna a INGV, istituita per operare il monitoraggio permanente a tutela della sicurezza delle persone e del territorio nelle aree di sfruttamento minerario in un’ottica di prevenzione, monitoraggio e controllo.

Si tratta di una scelta politica in un territorio ad alto rischio sismico, dove c’è il più grande giacimento di idrocarburi continentale in Europa, o di una scelta tecnica di interesse generale per monitorare gli effetti indotti dalle attività antropiche?

Evidentemente le due cose sono connesse. La Basilicata è un territorio ad alta pericolosità sismica e l’attività industriale non è esente da rischi. I rischi, tuttavia, si possono abbattere se l’attività è fatta in maniera controllata, secondo protocolli operativi di cautela, in regime di monitoraggio permanente.

Una sperimentazione che ha dato risultati significativi al punto che il monitoraggio verrà esteso al sito di Tempa Rossa nella concessione di Gorgoglione, ma sarà anche proseguita in maniera sistemica nei prossimi anni…

Esatto: è in corso di perfezionamento un nuovo Accordo Quadro che prevede il monitoraggio congiunto delle due concessioni adiacenti, Val d’Agri e Tempa Rossa. Questo Accordo risponde alle richieste del Ministero Competente e dell’amministrazione regionale, che ha posto il monitoraggio come condizione per le autorizzazioni alle attività di produzione industriale. È previsto che il monitoraggio secondo gli ILG abbia durata almeno decennale.

Una rete sismica integrata di 57 stazioni (pubbliche e private) che vede in Val d’Agri e in Basilicata uno dei sistemi più avanzati di Italia. Perché? Quali sono le sue caratteristiche?

Generalmente le reti di stazioni sismiche a scala nazionale hanno l’obiettivo di monitorare eventi sismici a scopo di protezione civile, quindi servono a rilevare e localizzare la sismicità percepita, indicativamente di magnitudo M≥2. Ad esempio, la Rete Sismica Nazionale conta oltre 600 stazioni permanenti distribuite sul territorio italiano. Gli ILG richiedono di localizzare una sismicità di magnitudo molto più piccola, anche negativa. Per questo è necessario che la rete di stazioni sia molto più fitta rispetto alla scala nazionale. In questo modo possiamo localizzare la micro-sismicità dell’area con grande precisione, anche per magnitudo intorno a 0 (o inferiori); si tratta di eventi di energia estremamente lieve, che non vengono percepiti dalle persone ma rilevati solo strumentalmente.

Si tratta di un unicum per l’attività antropica. Si può parlare di una best practice che può essere mutuata anche fuori dal nostro Paese, suscitando l’interesse della comunità scientifica per studi, approfondimenti e applicazioni operative anche in Europa o negli Stati Uniti?

Più precisamente, è un unicum in Italia, forse in Europa. Si deve considerare che in Basilicata è presente il giacimento continentale di idrocarburi più vasto d’Europa ed effettivamente le tecniche di monitoraggio suggerite dagli ILG sono significative per il monitoraggio on-shore (su terraferma). Gli Indirizzi e Linee Guida sono in accordo con i protocolli di controllo già attivi nel mondo industriale a livello internazionale. L’interesse scientifico e tecnico per il monitoraggio delle attività antropiche è partito proprio dal Nord America (Stati Uniti/Canada), dove lo sfruttamento minerario è storicamente più radicato e ha un impatto importante sul territorio.

Qual è l’elemento che spinge a continuare il progetto in Basilicata? Questo progetto si potrà estendere anche sui giacimenti offshore e per la geotermia?

L’obiettivo principale è il monitoraggio permanente degli effetti dell’attività industriale, a tutela delle persone e del territorio. Esiste ed è operativo un protocollo di monitoraggio per le aree di sfruttamento geotermico. INGV è stato nominato Struttura Preposta al Monitoraggio per le concessioni presenti in Regione Toscana e il CMS si occupa anche di questo aspetto. Per chi fosse interessato, ogni informazione sull’attività del CMS è reperibile sul sito http://cms.ingv.it, insieme ai risultati dei monitoraggi per ogni concessione.

Si può parlare di un modello strategico della Val d’Agri in tema di sismicità, importante riferimento per l’INGV?

INGV è principalmente un Ente di ricerca. Qualunque attività è svolta nell’ottica di perfezionare le conoscenze, la consapevolezza, l’operatività e il livello di robustezza e precisione dei risultati ottenuti.

Questa attività può essere anche un’occasione di occupazione. Serviranno professionalità specifiche? E la Basilicata può diventare una sorta di regione laboratorio sui temi della sismicità indotta da attività antropica?

Certamente la Basilicata è un laboratorio di studio importante per i temi che riguardano la sismologia, la geo-meccanica, la geologia strutturale. Parlando strettamente per INGV, come Ente pubblico di ricerca il reclutamento di ricercatori, tecnici e tecnologi avviene tramite concorso pubblico.

Cosa si è rilevato, dunque, riguardo a una ipotetica correlazione tra la sismicità e le attività di sfruttamento del sottosuolo nella Val d’Agri in Basilicata?

Rispondono i dati che abbiamo analizzato: da quando la sperimentazione è attiva, per un raggio di 5 km nei dintorni del pozzo di re-iniezione la sismicità non ha mai superato le soglie di allerta. Specificamente, il primo livello di allerta si attiva quando si supera la soglia di magnitudo M=1.5. Ebbene, per questi 3 anni di sperimentazione la magnitudo degli eventi registrati è sempre rimasta inferiore a 1. Per quanto riguarda il monitoraggio delle deformazioni del suolo, i dati analizzati finora non hanno rilevato deformazioni ascrivibili all’attività industriale.