Questo articolo è tratto da Orizzonti n. 72
Un incontro nato quasi per caso, una sperimentazione avviata con entusiasmo e con la sensazione condivisa di star lavorando su qualcosa che potrebbe davvero fare la differenza per l’agricoltura lucana. È questo lo scenario che emerge dal racconto di Massimo Quinto, consulente tecnico del consorzio ConProBio (Consorzio Produttori Biologici), situato ad Acerenza, in provincia di Potenza, protagonista, insieme alla startup Beadroots, di un progetto di innovazione agricola promosso grazie al programma Basilicata Open Lab.
ConProBio è una realtà storica del territorio. Nasce oltre venticinque anni fa e porta avanti una visione ben precisa: un’agricoltura sostenibile, rispettosa dei cicli naturali e il più possibile libera da input chimici. “Oggi si sente parlare molto di sostenibilità – osserva Quinto – ma per noi non è uno slogan. Sono concetti che il mondo del biologico porta avanti da cinquant’anni. Non è una moda recente, quindi, ma è la nostra storia”. La collaborazione con Beadroots si attiva attraverso Basilicata Open Lab, che segnala al consorzio una serie di startup e ambiti di sperimentazione. “Non conoscevamo Beadroots – racconta Quinto – abbiamo ricevuto un elenco di realtà con cui si poteva entrare in contatto e abbiamo espresso delle preferenze. Il loro progetto ci è sembrato subito tra quelli più coerenti con il nostro lavoro quotidiano e con il nostro modo di intendere la gestione del suolo”. Beadroots propone una soluzione agricola innovativa, basata su un supporto naturale a base di alghe, capace di assorbire acqua, rigonfiarsi e rilasciarla gradualmente nel terreno, migliorando l’umidità a disposizione dell’apparato radicale delle piante. Una sorta di “riserva” idrica naturale, che può fare la differenza in periodi di piogge irregolari o in condizioni climatiche sempre più variabili.