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Speciale 100 anni

Dalla nascita di Agip, nel 1926, alla trasformazione in Eni. Una storia industriale che accompagna lo sviluppo energetico e la crescita economica dell’Italia.

di Lucia Nardi
30 aprile 2026
10 min di lettura
di Lucia Nardi
30 aprile 2026
10 min di lettura

Questo articolo è tratto da Orizzonti n. 71

Il 3 aprile del 1926 nasce Agip, Azienda Generale Italiana Petroli, voluta dal Governo per rispondere concretamente alla necessità di includere gli idrocarburi nel “pacchetto” energetico nazionale, una decisione che non era più rimandabile. Le grandi major petrolifere sono già attive da alcuni anni (la Chevron dal 1879, la Exxon nel 1882, la Shell nel 1907, per citare solo alcune delle “Sette Sorelle”) e hanno maturato esperienza e strategie di relazione con i paesi produttori, individuando le aree di maggiore interesse esplorativo nel mondo, dove si erano stabilmente installate.

Un inizio in salita, poi i primi successi

La piccola azienda italiana si trova quindi, da subito, in un contesto industriale già maturo, agguerrito e con competenze e tecnologie ampiamente sperimentate. I primi anni di attività non sono facili e i risultati attesi dal Governo non arrivano. D’altra parte, l’industria petrolifera ha bisogno di importanti investimenti, di saperi, di pratica e in nessuno di questi campi Agip è forte. Al contrario, stenta a trovare un proprio percorso, basa le ricerche esclusivamente sulle indagini geologiche, non ha relazioni da mettere in campo. Dovrebbe portare energia al Paese e, invece, chiede investimenti e tempo. Ma il tempo non c’è, soprattutto quando l’Italia viene messa sotto embargo per l’invasione dell’Etiopia e deve necessariamente trovare nuove fonti energetiche che sostituiscano rapidamente il carbone importato dall’Inghilterra, necessario ad alimentare l’industria nazionale. È una situazione complicata, a cui Agip risponde rafforzando il settore della ricerca e studiando le tecniche sviluppate altrove. Alla fine degli anni Trenta, la scelta di introdurre una nuova tecnologia, la sismica a riflessione, consente ad Agip di regalare all’Italia la prima, importante scoperta: il metano della Pianura Padana. Ma scoppia la guerra, le attività si interrompono e si dovrà aspettarne la fine, nel 1945. Non sarà, tuttavia, solo la fine della guerra a rimettere in campo Agip. È soprattutto l’arrivo di Enrico Mattei — inizialmente incaricato di vendere l’azienda agli americani, poi divenuto convinto sostenitore della necessità che lo Stato ne mantenga la proprietà, fino ad assumerne la presidenza — che imprime alla storia dell’Agip una svolta decisiva.

È in questi anni, difficili, impegnativi, pionieristici che comincia a formarsi il carattere dell’azienda. Il primo tassello è la capacità di affrontare le tante situazioni complicate, spesso con pochi mezzi ma sempre con la voglia di raggiungere il risultato. Tra il 1945 e il 1953, anno di fondazione di Eni, con questa visione l’azienda ottiene un successo dietro l’altro. Ha imparato e continua ad imparare, dall’esperienza e dagli altri, con una buona dose di umiltà e con un obiettivo chiaro e condiviso: contribuire alla ricostruzione del Paese, permettergli di agganciare il gruppo delle grandi potenze mondiali, avviare una politica energetica nuova, meno dipendente dal carbone e dalle importazioni.

Nel giro di pochi anni il metano scoperto in Pianura Padana e la messa in produzione dei primi pozzi - su tutti Caviaga (LO), il più grande giacimento di gas mai scoperto in Europa - permettono all’Italia di rimettersi in piedi e agli italiani di riprendere a sognare. Sono gli anni del boom economico, le industrie lavorano a ritmi serrati, i consumi crescono. Dietro a questa corsa, la “nuova” azienda energetica si assume il compito di coprire tutta la filiera: esplorazione e produzione, trasporto, trasformazione e commercializzazione. Ai pozzi si affiancano metanodotti e oleodotti e nascono, su tutto il territorio nazionale (e poi fuori confine), le moderne stazioni di servizio in cui spicca il Cane a sei zampe. Grande lavoro, risultati straordinari. Gli uomini e le donne di Eni non sono solo parte di una grande industria energetica, sono l’anima e il motore di un progetto collettivo e strategico per il Paese. Un progetto sostenuto da una continua formazione, a tutti i livelli. Formazione tecnica, ma anche formazione manageriale e, dal 1958, formazione per giovani laureati di tutto il mondo, grazie alla Scuola post-universitaria Enrico Mattei.

Il boom, grazie alla “formula Mattei”

Agli inizi degli anni Sessanta, Agip ed Eni sono due realtà solide, seppure piccole rispetto alle grandi realtà internazionali del settore. Soprattutto, hanno già definito un proprio carattere ed una propria cultura che le rende un unicum nel panorama delle aziende Oil&Gas di tutto il mondo. Il punto centrale è la modalità di relazione con i paesi produttori. La regola del fifty-fifty, applicata allora da tutta l’industria petrolifera mondiale (che prevedeva una divisione 50-50 degli utili derivati dalle scoperte petrolifere), viene sostituita da una nuova proposta contrattuale, la “formula Mattei”, che prevede la creazione di società paritetiche con il Paese produttore. Il nuovo contratto, al di là del miglioramento delle condizioni economiche, consente al Paese ospitante di seguire l’intera filiera operativa e di acquisire così maggiore consapevolezza delle proprie risorse e delle modalità per metterle in produzione. Una piccola rivoluzione destinata a introdurre grandi cambiamenti in tutto il settore, non ultimo la decisione di alcuni paesi produttori di dar vita all’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries).

Rafforzata e sempre più consapevole del proprio ruolo, l’azienda costruisce i propri successi attorno ad alcune parole chiave: lavoro di squadra, formazione, apprendimento sul campo, condivisione delle competenze, collaborazione. Il tutto sostenuto da alcune caratteristiche culturali come il coraggio, la capacità di adattamento (a contesti nuovi e a nuove sfide), la capacità di fare le cose in maniera diversa, creativa e innovativa.

In questo scenario, l’Eni avvia una stagione caratterizzata dalla realizzazione di grandi infrastrutture, oleodotti e metanodotti, accompagnata dalla scoperta di giacimenti di straordinarie dimensioni e da significativi investimenti nelle regioni meridionali del Paese. Nel 1965 il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, inaugura il petrolchimico di Gela, all’epoca il più grande d’Europa, simbolo delle ambizioni industriali e della volontà di riequilibrio territoriale promosse dall’azienda.

Negli anni Settanta i grandi shock petroliferi, che impongono severe frenate all’economia del nostro Paese, mettono ancora di più Eni al centro della strategia energetica italiana. In risposta alla crisi, il governo opta per una politica di rafforzamento dell’approvvigionamento di gas naturale, coinvolgendo Eni nella definizione di un nuovo piano energetico nazionale; l’Algeria viene individuata come partner strategico non solo per la fornitura di metano, ma anche per la realizzazione del gasdotto Transmed, un’infrastruttura di rilevanza internazionale che, dal 1983, garantisce il trasporto del gas algerino verso l’Italia attraverso la Tunisia.

L’azienda, dunque, è ormai una grande realtà internazionale, che compete e stringe alleanze, e che continua a crescere, a specializzarsi, a registrare nuovi brevetti e a disegnare un proprio percorso industriale. 

Sul finire degli anni Settanta, Eni viene inoltre chiamata dal Governo a intervenire nella gestione di imprese in difficoltà economica e operanti in settori estranei al core business energetico. L’azienda viene collocata sui mercati finanziari di Milano e New York. Il 28 novembre del 1995, Eni - sotto la guida di Franco Bernabè - è pronta ad affrontare le sfide della globalizzazione: viene collocata sui mercati finanziari di Milano e New York. Investimenti in innovazione tecnologica e progettazione di software proprietari portano Eni a puntare sul supercalcolo come leva strategica di competitività industriale.

La trasformazione e i pilastri del dual model

Eni procede a una profonda riorganizzazione orientata al recupero dei propri obiettivi strategici. Il 1º gennaio 1997 Agip viene incorporata in Eni e si creano tre grandi divisioni altamente specializzate: Exploration and Production (E&P), Refining and Marketing (R&M) e Gas and Power (G&P). Dal 2014 Claudio Descalzi assume la guida di Eni. Alla luce dei profondi cambiamenti negli scenari globali dell’ultimo decennio, si rende necessaria una revisione profonda della strategia aziendale, ridefinita sui pilastri del dual model, la valorizzazione monetaria anticipata delle risorse minerarie; dello sviluppo di progetti caratterizzati da un time to market ridotto; del rafforzamento degli investimenti in ricerca e tecnologia; della diversificazione geografica delle fonti energetiche.

Una trasformazione strutturale che ha reso Eni una energy tech company, capace di affermarsi nella crescente complessità della transizione energetica.

In questo percorso si inserisce l’evoluzione del modello organizzativo, con l’introduzione del sistema satellitare: un approccio distintivo che prevede la creazione di società focalizzate su specifici ambiti di business, pienamente integrate nella strategia complessiva del gruppo.

Questo modello oggi consente alla famiglia Eni di affrontare con maggiore flessibilità e rapidità le sfide della decarbonizzazione e dell’accesso all’energia, favorendo al tempo stesso lo sviluppo di nuovi business legati alla transizione energetica. Attraverso realtà come Enilive e Plenitude, il gruppo amplia la propria offerta di soluzioni e servizi sempre più sostenibili, mantenendo al centro una visione in cui l’innovazione tecnologica rappresenta un elemento chiave.

Nel 2026, dunque, a cento anni dalla sua fondazione, Eni si presenta come un ecosistema articolato e dinamico, impegnato a guidare la transizione energetica con un approccio pragmatico e tecnologico. Un percorso lungo un secolo, che continua a evolversi con lo stesso obiettivo di sempre: guardare al futuro dell’energia con responsabilità e visione.