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Speciale 100 anni, il viaggio del Cane a sei zampe tra terra e industria

Dalla scoperta del metano in Val Basento al petrolio della Val d’Agri, alle sfide della transizione ecologica: cosi la storia di Eni trasforma una regione in uno dei laboratori energetici più avanzati d’Europa

di Luca Serino
07 maggio 2026
10 min di lettura
di Luca Serino
07 maggio 2026
10 min di lettura

Questo articolo è tratto da Orizzonti n. 71

Da Ferrandina (Matera) a Viggiano (Potenza), il metano in Val Basento e il petrolio in Val d’Agri. Due province, Matera e Potenza appunto, l’Italia del boom e il boom del Pil, la manualità e gli algoritmi predittivi, il lavoro che si affinava in competenze, l’identità di una regione dal nome duplice che si scopriva duale anche in un connubio che sembrava impossibile: la terra e l’industria, gli ulivi attorno al polo chimico che durò cinque lustri e poi mele, lavanda e pascoli attorno al COVA, che sta per Centro Olio Val d’Agri, scheletro d’acciaio e mente intelligente, un gioiello della flotta Eni.

Il fiuto del Cane a Sei Zampe

In Basilicata, il Cane a Sei Zampe non ha mai smesso di correre lungo la statale Basentana, si è fermato per qualche sosta all’ex Motel Agip di Pisticci, si è alzato in volo, sempre da qui, dallo Jonio, col suo capo per un paio di anni, da una pista che non divenne aeroporto, è sceso dall’elicottero e ha fiutato che sulle montagne del santuario della Madonna Nera di Viggiano c’era qualcosa di enorme da esplorare. Chi l’avrebbe mai detto, nella terra ai margini fu trovato il giacimento onshore più grande d’Europa. Il Cane ha accompagnato il passaggio delle sigle societarie, da Agip a Eni, affidato, tra l’altro, alla matita creativa di un lucano, ingegnere e poeta, Leonardo Sinisgalli, mentre il secolo breve, archiviava la stagione della chimica in Val Basento e nel resto del Sud e altrove, ma sempre nella stessa regione, si strutturava l’industria dell’Oil&Gas con il giacimento Val d’Agri, ancora dalle molte potenzialità. Avanzavano poi gli anni Duemila, con le loro incertezze e le loro transizioni. Ci siamo dentro. Con Eni diventata una global energy tech company, che ha affidato all’innovazione e alla ricerca la propria visione strategica. E il Cane che è diventato anche verde e azzurro, e la Basilicata che, per stare al passo, ha imparato anch’essa a “vedere il domani per anticiparlo”. Sole, vento e idrogeno accanto a quel groviglio di acqua, olio e gas che sale dalla terra. La storia non è stata sempre così lineare, a volte persino tempestosa, ma era un giorno d’estate, il primo giorno dell’estate del 1959, il 22 giugno, quando Enrico Mattei va in tv a commentare il ritrovamento di un significativo giacimento di gas naturale tra Pisticci, Ferrandina e Grottole, in provincia di Matera, avvenuto nel febbraio precedente: “Tutto questo è opera della capacità, dell’intelligenza dei nostri geologici, tutti italiani, dei nostri ingegneri e della laboriosità dei nostri operai, cui va la riconoscenza del Paese”. Mattei avrebbe voluto trasferire il prodotto rinvenuto in quel giacimento nella zona industriale di Bari, dove operavano la Stanic e altre industrie metalmeccaniche. Ma i sindaci dell’epoca e il ministro lucano Emilio Colombo riuscirono ad avere la meglio con l’avvio dei lavori per l’impianto Anic (ramo petrolchimico dell’Eni) di Pisticci scalo. Fino a quel momento, la Basilicata era esattamente quella descritta da Carlo Levi: l’emigrazione di massa stava letteralmente svuotando i paesi, lasciando piazze abitate solo da anziani e donne vestite di nero.

Dalla svolta antropologica al grande ciclo industriale

Il metano lucano diventò così una svolta antropologica prima ancora che industriale: per la prima volta, il Sud d’Italia entrava nella mappa dell’energia nazionale. Un’altra data importante cade ancora d’estate. Il 29 luglio del 1961 a Sant’Angelo di Pisticci (Matera), tra la polvere di una pianura assolata, lo stesso Mattei, affiancato da Amintore Fanfani e altri esponenti del Governo (il responsabile del progetto industriale Anic era l’ingegnere Giuseppe Lamparelli), pose la prima pietra di quello che sarebbe stato un grande polo industriale per la lavorazione in loco del metano. Dopo aver vagliato diverse ipotesi progettuali, l’Eni optò per la realizzazione di uno stabilimento destinato alla produzione di materie di base per l’industria della plastica (metanolo, formaldeide e altri derivati) e di fibre sintetiche (acriliche e poliammidiche), utilizzando come materia prima prevalente il metano. Mattei scomparve solo quattordici mesi dopo quel giorno di festa a Sant’Angelo. Ma nel frattempo migliaia di uomini avevano abbandonato i campi, i muli, la precarietà delle stagioni e cominciarono a guadagnare un salario sicuro pagato ogni 27 del mese, le ferie retribuite, la mutua, le colonie estive per i figli. Quando la galoppata sembrava inarrestabile, arrivarono i primi scricchiolii: in sette anni, dall’81 all’87, furono firmati ben tre accordi di programma, mentre in tutta Europa si registrava una crisi di sovrapproduzione delle fibre sintetiche. La storia si sposta, non si ferma.

La nuova via digitale per l’energia in Val d’Agri

Lo scenario della nuova stagione dell’industria energetica è una conca incastonata tra i monti lucani: la Val d’Agri. Il paese della musica, dei piccoli suonatori d’arpa, fino ad allora perfettamente sconosciuto, finì su tutti i giornali d’Italia. Qui fu trovato il più grande giacimento petrolifero su terraferma dell’Europa continentale. La scoperta è del 1987 (ma l’Agip aveva già fatto i primi tentativi a Tramutola, in provincia di Potenza, negli anni Trenta e Quaranta), lo sviluppo intensivo è del 1991; nel 2001 entra in esercizio il Centro Olio Val d’Agri nella zona industriale di Viggiano, con una superficie di circa 180.000 metri quadrati, risultato dell’ampliamento del Centro Olio Monte Alpi, in produzione già dal 1996. Quest’anno sono 30 candeline. L’onda d’urto economica è più travolgente della precedente. Il Pil della Basilicata si impenna. Le royalties legate all’estrazione cominciano a riempire le casse della Regione e dei Comuni, diventando in breve tempo linfa vitale per tenere in piedi i servizi essenziali del territorio e i bilanci pubblici. In joint-venture con Shell, Eni ha versato 2,45 miliardi di euro per le sue attività in Basilicata, dal 1996 al 2025. Nel 2025 (alla data del 30 giugno) sono state corrisposte royalties per un totale di 64 milioni di euro, di cui 38,2 milioni di euro alla Regione Basilicata, 19,1 milioni di euro allo Stato e 6,7 milioni di euro ai sei Comuni interessati dalle attività petrolifere. Attorno a Eni si forma un ecosistema di professionalità nuove. Nasce un indotto locale sterminato: centinaia di piccole e medie imprese lucane si specializzano in manutenzione ad alta precisione, logistica, sicurezza e servizi ambientali. Diplomati e laureati locali affiancano ingegneri che vengono dal master MEDEA (Management ed Economia dell’Energia e dell’Ambiente) di Eni, l’azienda cresce insieme alle sue persone. Ritorna, ciclicamente, la discussione sull’identità locale. Eni l’affronta trasformando la Val d’Agri in uno dei laboratori d’innovazione più avanzati d’Italia e del mondo. Il COVA diventa il primo impianto Eni totalmente digitalizzato, una Lighthouse in cui si concentrano le tecnologie più recenti, con enormi benefici in ambito di sicurezza, asset integrity, ambiente, efficienza operativa ed energetica.

L’innovazione che cambia il ritmo del territorio

Una città di tubi e dati. Sensori, algoritmi e intelligenze artificiali non si limitano a pompare greggio, ma anticipano, tramite tecnologie predittive, le anomalie prima che diventino emergenze, mentre una rete sterminata di centraline misura la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, misura persino gli odori. È il 25 settembre 2020: Eni inaugura GEA (Geomonitoraggi Emissioni Ambientali), il centro di controllo ambientale ad alta tecnologia, il primo realizzato da un’azienda, in cui confluiscono i dati provenienti dai punti di rilevamento della rete di monitoraggio del COVA e delle aree afferenti al Dime, Distretto Meridionale, di Eni. Lo inaugurano nell’Energy Valley, un polo digitale e agro-ambientale per tutta la Val d’Agri, che coniuga crescita economica, inclusione sociale e rispetto per il territorio. Tre anni dopo, nel 2023, il Dime compie 15 anni, in coincidenza dei 70 anni della nascita di Eni.

Nuove sfide cruciali sono all’orizzonte. L’ultimo Report Locale di Sostenibilità-Eni Basilicata racconta le realtà, le iniziative, i progetti e le strategie che Eni porta avanti nel territorio lucano, secondo le direttrici del percorso generale intrapreso dall’azienda verso la neutralità carbonica. In un contesto globale complesso, la transizione energetica continua a rappresentare una sfida cruciale che l’azienda affronta fornendo l’energia che il sistema richiede oggi e mantenendo lo sguardo rivolto al futuro. Il Dime affina di anno in anno i suoi piani di sostenibilità, con strumenti innovativi applicati ai processi per una gestione più efficiente degli impianti che hanno contribuito a migliorare la sicurezza del personale, a ridurre le emissioni, a rafforzare le performance ambientali. Il Cane è a tutti gli effetti un cittadino della comunità locale, con partnership d’eccellenza nel campo della ricerca e dello sviluppo sostenibile d’impresa. Con competenza, passione umana e civile, ha attraversato gli anni della tempesta perfetta della Storia che ha messo in discussione la sicurezza internazionale, la sicurezza sanitaria, la sicurezza energetica e l’equilibrio climatico. Oggi si investe per rafforzare e diversificare l’economia locale, accanto alla storica vocazione dell’Oil&Gas. Si finanziano le startup dei giovani lucani, si stringono alleanze strategiche con l’Università degli Studi della Basilicata per formare i professionisti della transizione ecologica, si lavora spalla a spalla con gli agricoltori per valorizzare un patrimonio rurale che torna ad essere protagonista. Ma, soprattutto, il Cane non ha perso il suo fiuto, indossando i nuovi colori della contemporaneità, verde e azzurro. In Basilicata ha ancora molto da fare. Dicono che legga anche Orizzonti, da cui ha appreso che dalla sua vecchia pista di Pisticci si potrebbe tornare a volare. Chissà, forse con un ‘bio-jet’.