Il centro è parte integrante della strategia sanitaria lucana. Parla Giuseppe Petrella, Presidente del Consiglio di indirizzo e verifica del Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata di Rionero.
Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha in più occasioni ribadito la centralità che il CROB (Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata) ha avuto nella strategia sanitaria lucana. Il centro, da più di un decennio, ha ottenuto il riconoscimento di “Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per l’oncologia”. Giuseppe Petrella, Presidente del Consiglio di indirizzo e verifica del Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata di Rionero, ci spiega gli sviluppi futuri, i rallentamenti dovuti al Covid-19, le diffidenze dei lucani riguardo alla sanità locale, da un lato, e le dimostrazioni di sostegno e solidarietà, dall’altro.
Quali sono i prossimi sviluppi infrastrutturali per la diagnostica, l’interventistica e il day hospital?
Le azioni di sviluppo che la Giunta intende attuare sono essenzialmente tre: la realizzazione della Rete Oncologica della Basilicata, l’approvazione di una Legge regionale di riforma del sistema sanitario e, infine, il potenziamento e la riqualificazione della Medicina territoriale, con l’implementazione della telemedicina. Per quanto riguarda la diagnostica, al CROB avremo a breve un programma di potenziamento tecnologico per la Radiologia e la Medicina Nucleare. Mentre per l’interventistica, rinnoveremo nel corso del 2021 le apparecchiature di Radioterapia. Saranno acquistati nuovi strumenti, che riducono i tempi dei trattamenti e diminuiscono il rischio di danni ai tessuti sani. Tra questi un robot chirurgico, che troverà applicazione in diversi ambiti della chirurgia. Vogliamo garantire risultati estetici migliori, degenze più brevi e minori possibilità di complicanze. Attendiamo per questo finanziamenti dalla Regione che, pur ripetutamente confermati, sono attualmente fermi sotto valutazione di una commissione dell’assessorato.
La crisi pandemica ha sovraccaricato l’intero sistema sanitario nazionale. Come ha retto la Basilicata?
La crisi pandemica è stata uno stress test per l’intero sistema sanitario nazionale. Si sono palesate le fragilità, particolarmente evidenti in alcune Regioni del nord, dove negli ultimi anni si è privilegiato uno sviluppo di tipo “ospedalecentrico”. La Basilicata ha retto molto bene, attivando immediatamente le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale). Qui abbiamo garantito il tracciamento dei contagi e, soprattutto, l’assistenza domiciliare. Così abbiamo alleggerito il ricorso al ricovero ospedaliero. Contemporaneamente sono stati aumentati i posti letto nelle terapie intensive, e numerosi reparti sono stati riconvertiti. Abbiamo potenziato la pneumologia e le terapie infettive. Al contempo sono stati individuati quattro ospedali per ospitare i casi Covid meno gravi. L’efficacia di queste strategie integrate è dimostrata dal limitato numero di morti che si sono avute nella nostra regione e dal positivo andamento della curva epidemiologica. Con una bassa circolazione del virus, e un contenuto impegno del sistema sanitario, la Regione Basilicata potrebbe essere la prima a raggiungere la “zona bianca”. Ciò garantirebbe un’ulteriore diminuzione delle restrizioni.
Quali sono state le ripercussioni, in particolare sui reparti oncologici?
L’impatto sui reparti oncologici è stato lo stesso che si è registrato in tutti gli altri. C’è stata una riduzione delle attività, dovuta al minore afflusso dei pazienti e alla riconversione dei reparti. Molti professionisti sono stati impiegati nell’assistenza per Covid. A dire il vero, questo impatto si è sentito di meno al CROB, dove sin da subito sono state messe in atto strategie di prevenzione del contagio, così da mantenere l’ospedale Covid-free. Sono stati solo sette i casi di positività. Immediatamente è stato attivato il triage all’ingresso e sono stati regolamentati gli accessi e i percorsi. La riduzione del flusso è stata dovuta in parte anche alla paura di recarsi in ospedale, e alla difficoltà degli spostamenti causata dai Dpcm che limitavano la mobilità, soprattutto perché buona parte dell’utenza del CROB proviene da altre Regioni.
Il 9,5 percento di tutti i ricoveri oncologici avvengono con una migrazione extraregionale. Quali sono i motivi di questo fenomeno?
Sarò sincero, la motivazione principale è nella scarsa fiducia che i cittadini hanno nella qualità delle prestazioni che ricevono a livello locale, in particolar modo al sud. A mio parere, confortato dai dati, non si tratta di una ragione giustificata. Per invertire questo trend dobbiamo solo far capire ai lucani che, anche qui, possono trovare un’assistenza di qualità. Per fare l’esempio del CROB, nel nostro Istituto si utilizzano gli stessi protocolli e gli stessi schemi terapeutici che si usano in tutti gli altri Istituti Oncologici, approvati e riconosciuti a livello internazionale. Ormai si lavora in rete, con un confronto costante.
L’occasione del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza è una partita importante per le infrastrutture sanitarie. Quali sono le priorità da affrontare?
Per anni il sistema sanitario nazionale è stato oggetto di costanti e pressanti azioni di razionalizzazione dei costi, e questo ci ha portato ad avere una spesa sanitaria corrente all’8,9 percento del Pil. Basti pensare che la Francia investe l’11,5 percento, la Germania l’11,1 percento e la Svezia l’11 percento. L’obiettivo deve essere quello di costruire un sistema sanitario che abbia i pazienti al centro, con la capacità di ottimizzare i percorsi di cura, valorizzare setting diversi e rivedere le responsabilità e gli strumenti degli operatori. Sono da potenziare le reti, per performare la condivisione dei dati clinici e sanitari, la valutazione dei rischi e delle proposte di PAI e PRP (Piano Assistenziale Individualizzato e Piano Regionale di Prevenzione). Parte integrante di questo percorso deve essere la valutazione sui livelli degli indicatori di innovazione raggiunti, e sulla qualità dell’esperienza fornita ai pazienti. Alla base di tutte queste azioni c’è l’esigenza di sfruttare l’enorme potenziale che la tecnologia ICT, la banda larga, e in generale le nuove scienze dell’informatizzazione, possono liberare per tutti gli attori dell’ecosistema sanitario. Nello specifico, per gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCSS) bisogna rafforzare le reti già esistenti ponendo come prioritari i temi dell’innovazione clinica e dell’open innovation. Ma va valorizzata anche la prevenzione, con omogenei standard nazionali di “population management” e modelli predittivi.
Nel mese di febbraio al CROB è andata a buon fine un’operazione coordinata dal dottor Dario Scala. Un tumore raro che costituisce solamente l’1 percento del totale di tutti i tumori. È la prova che la Basilicata può offrire sicurezza anche per le patologie rare?
Esattamente. Le strutture sanitarie della Basilicata, e soprattutto il CROB, mirano a offrire una risposta a tutti i bisogni assistenziali, dei pazienti lucani e non. Possiamo tranquillamente affermare che è iniziata una positiva inversione di tendenza.
La sua nomina come componente del Consiglio di Indirizzo e Verifica del CROB ha suscitato alcune polemiche sulla sua provenienza geografica. Come risponde a questa osservazione?
Lascio a lei la risposta, ammesso che si debba dare una risposta. Io sono e mi sento cittadino europeo.
I sindacati di categoria hanno presentato un esposto per chiedere chiarezza sul mancato avvio degli screening oncologici. Può spiegarci i motivi di questo ritardo?
Un ritardo negli screening c’è stato dappertutto come conseguenza della pandemia. Nel caso specifico della Basilicata l’impatto del Covid si è aggiunto al problema del rinnovo dell’affidamento di queste attività, gestite da una ditta esterna, il cui contratto è scaduto lo scorso anno. C’è stata una gara per il nuovo affidamento, vinta da una nuova ditta, motivo per cui ci troviamo in una fase di transizione ulteriormente complicata dalla crisi sanitaria. Quest’insieme di circostanze ha determinato rallentamenti e blocchi che sono tuttavia in definizione. Grazie all’impegno della Regione e del CROB prevedo che a breve le attività possano riprendere regolarmente.
Gli studenti del Liceo Artistico di Melfi hanno regalato al CROB quindici opere. Pensa ci sia una contaminazione positiva col territorio?
Il CROB è sentito come una risorsa importante da tutti i cittadini, non solo quelli del Vulture-Melfese, e non è la prima volta che ci arrivano segnali di apprezzamento e di sostegno al lavoro svolto. L’assistenza ai malati oncologici è un impegno estremamente gravoso, anche da un punto di vista psicologico, per cui ricevere attestazioni di vicinanza da parte della popolazione è molto importante per i nostri professionisti. A nostra volta, cerchiamo di ripagare questa fiducia con l’impegno quotidiano a supporto dei pazienti oncologici. Metteremo in atto, insieme alla direzione generale e a quella scientifica, alle quali va il ringraziamento per la collaborazione costante e continua dell’intero Consiglio d’indirizzo e verifica (CIV), altre iniziative per avvicinare e far conoscere il lavoro del CROB ai cittadini.
Auspico, inoltre, una collaborazione con tutte le realtà economiche e industriali che lavorano e producono in Basilicata, affinché si instauri una partnership crescente. In questo modo avremo una regione con un’energia sostenibile, per un mondo che riparte a tutela della salute.