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L’Unibas pensa a un mondo migliore con Il premio Nobel Yunus

L’incontro “fatale” con il banchiere dei poveri dà il via a progetti di social business per provare a immaginare un’economia differente nel post-Covid.

di Lucia Serino
14 dicembre 2020
7 min di lettura
di Lucia Serino
14 dicembre 2020
7 min di lettura

Ci fu un momento in cui, era dopo il terremoto del 1980, il pensiero naturale, quasi spontaneo, che gemmò tra gli accademici di via Nazario Sauro fu quello che una città come Potenza, arroccata e costruita su dislivelli, avesse bisogno innanzitutto di costruire case sicure. L’università della Basilicata poteva e doveva formare, quindi, buoni ingegneri, insieme anche a specializzati in agraria, vista la conformazione del territorio della regione. Nacque così la “vocazione naturale” dell’Unibas. Di cui ancora si discute. Facciamo un salto di quarant’anni, arriviamo ad oggi, al nostro tempo incerto di diseguaglianze, nuovi poveri, scenari di bisogno, in cui non sappiamo cosa sarà del nostro domani legato alla circolazione del maledetto virus, mentre c’è chi discute se sia proprio una necessità fondamentale uscire per un aperitivo quando si perdono milioni di posti di lavoro. Ciò di cui oggi, con più angoscia, si avverte la mancanza è probabilmente il ritrovarsi tutti ai nastri di partenza con le stesse opportunità: di lavoro, di benessere, di futuro. E allora. L’economia del domani verso quale strada dovrà avviarsi? È possibile che i poveri siano meno poveri, se non di soldi almeno di opportunità?

Era l’inizio di marzo del 2020 e il premio Nobel Muhammad Yunus si avviava ad essere laureato honoris causa alla Unibas. A Matera, nella Matera aperta al mondo del 2019, Giuseppe Romaniello (prima direttore della Fondazione Matera, oggi dell’Unibas) aveva incontrato il banchiere dei poveri. Capitava così, in quei mesi. Capitava che potevi incontrare un premio Nobel o un premio Oscar nei vicoli dei Sassi o a parlare alla città a palazzo Lanfranchi. Fu un attimo, era ancora rettrice Aurelia Sole. L’ateneo lucano pensò che sì, valeva la pena far ascoltare agli studenti la storia dei 27 dollari, tanti quanti Yunus ne aveva dati in prestito a un gruppo di donne del suo villaggio in Bangladesh per liberarle dai profitti degli usurai. È storia. La storia della Grameen Bank fondata sullo sforzo umanitario di Yunus e della sua convinzione che il microcredito sia un diritto fondamentale per sfuggire alla povertà. Era tutto pronto a Potenza per la cerimonia. Il 9 marzo il tragico annuncio di Conte alla nazione. L’Italia il giorno dopo si fermava. Ma cosa saltava, insieme all’impossibilità di Yunus di partire per Potenza? Solo una cerimonia in aula magna? Mentre col primo lockdown la Basilicata, come tutte le altre regioni del mondo, cominciava a fare i conti con la crisi economica che ne conseguiva, quello stop improvviso alla lectio magistralis a causa del Covid stava per diventare esattamente il contrario di un’occasione mancata. Si rafforzava, mentre la malattia galoppava, l’idea che un piccolo posto del Sud come la Basilicata potesse iniziare a riflettere su un pensiero differente del mondo e dell’economia che la governa. Quale luogo migliore per elaborare un pensiero nuovo se non l’Università? Se il terremoto dell’80 aveva orientato i piani di studio verso la facoltà di ingegneria, perché la crisi sociale non avrebbe potuto dare un nuovo senso alla facoltà di economia e management d’impresa?

Romaniello si è messo al lavoro insieme al senato accademico, con la spinta di Enzo Cursio della “Fondazione Città della pace per i bambini Basilicata”.  Si è messo in contatto con la rete degli Yunus Social Business Centre italiani attivi a Bologna, Venezia, Firenze e Urbino, ha chiamato Sviluppo Basilicata, Confindustria, Camera di commercio, Ordine dei giornalisti, ha sensibilizzato docenti e soprattutto si è appassionato a un’idea nuova e possibile. Come possiamo comprendere e affrontare la crisi economica che tutti temono usando vecchi strumenti? Ci sarà spazio per creare una nuova economia più allineata ai bisogni umani?

L’Unibas non ha rinunciato a Yunus: a maggio scorso il premio Nobel ha tenuto un corso di lezioni gratis in diretta streaming per gli studenti lucani. Ce n’erano una cinquantina iscritti al corso. Pochi? Ne sarebbero bastati 27, quanti i famosi dollari. “Il mondo sta cambiando” aveva scritto Yunus su Repubblica qualche giorno dopo l’inizio del lockdown. “Ed è successa poi una cosa meravigliosa” racconta Romaniello. L’Unibas ha l’ambizione di essere capofila della rete dei centri Yunus italiani, portavoce di una nuova economia sociale per tentare di costruire da protagonisti, nel post Covid, un mondo migliore. “È possibile ripensare - si chiede Romaniello e in cuor suo ne è convinto - a degli incubatori di social business oltre gli spin off e le start up di cui ci siamo occupati negli ultimi anni? Dare spazio alle imprese del sociale non significa occuparsi dei bisogni dei poveri, ma attivare lavoro e nuove opportunità. È un’economia, oltre che un pensiero, differente. E l’università è il luogo dove è possibile trasmettere non solo innovazione tecnologica ma anche innovazione sociale”.

Ecco l’idea di finanziare una “social business cup” e di immaginare con Sviluppo Basilicata e Camera di commercio il primo incubatore d’impresa per l’economia sociale. E poi, ragiona Romaniello, “il 38 percento dei nostri studenti ha condizioni basse di reddito, molti di loro non avranno la possibilità di perfezionarsi a Londra, per dire. Immaginare dei percorsi di prossimità, pensare all’università non solo in funzione dell’aumento del numero degli studenti ma anche in relazione a nuovi obiettivi, ecco questa mi sembra una sfida sostenibile in questo tempo in cui siamo chiamati a generare occasioni più che lavoro”.

È un humus, per il momento, che però è già entrato negli obiettivi del piano triennale 19-21 sottoscritto tra Unibas e Regione. Anche i più scettici, all’interno dello stesso ateneo, hanno iniziato ad appassionarsi al progetto. I primi fermenti hanno fatto già proseliti, in Basilicata e altrove. Da Assisi, con tutta la sua forza comunicativa, ha già detto sì padre Enzo Fortunato, il direttore della sala stampa del Sacro Convento. C’è spazio per tutti. 

Partire dall’innovazione

“Accelerare le procedure istruttorie e valutative di alcuni avvisi pubblici – si legge tra le proposte – che, anche per effetto dell’intervenuta pandemia sono state rallentate, velocizzare anche le liquidazioni dei vari stati di avanzamento per gli investimenti delle imprese in corso di realizzazione”. Questo tanto per riaccendere i motori. Ma la parola chiave è una: innovazione, a partire da quella digitale. “Se è vero – argomenta Somma - che questo repêchage deve essere innanzitutto operato a livello nazionale, non può però non avere una declinazione complementare a livello regionale”. C’è bisogno di un processo di consapevolezza, è l’idea di Somma, la consapevolezza cioè che le potenzialità della Basilicata sono altissime e debbono accompagnarsi ai fatti, dopo gli annunci. “L’impostazione dovrà essere marcatamente progettuale, con una incalzante iniziativa sui temi di fondo delle fragilità regionali, che pretendono l’avvio di processi di innovazione, a partire dalla tecnostruttura pubblica e dalla modernizzazione del quadro infrastrutturale. “‘Basilicata sicura’ non è solo uno slogan, ma dovrà diventare un vero e proprio vantaggio competitivo. Una Basilicata dove venire e dove investire; non più solo laboratorio, ma fabbrica produttiva mediterranea in cui si intersechino virtuosamente modelli di sviluppo plurimi basati su ricerca, innovazione e sostenibilità”.

L’autore: Lucia Serino

Giornalista