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Matera, i riflettori nel tempo fragile: dal 2019 alla sfida del 2026

Dopo il silenzio imposto dal Covid, la città dei Sassi torna protagonista come capitale della cultura e del dialogo del Mediterraneo in un mondo segnato da nuove fratture. Dalla Basilicata una visione di convivenza e pace

26 marzo 2026
2 min di lettura
26 marzo 2026
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26/03/2026 - C’è una coincidenza simbolica nel destino recente di Matera. Nel 2019, quando la città dei Sassi concludeva il suo anno da Capitale europea della cultura, il mondo stava per chiudersi alle soglie del 2020. La pandemia di COVID-19 spegneva i riflettori, interrompendo bruscamente una stagione di apertura, incontri e visioni condivise. Oggi, a distanza di pochi anni, nel pieno di nuove tempeste, quei riflettori si riaccendono. Matera torna al centro della scena internazionale con una nuova investitura - Capitale della Cultura e del Dialogo - proprio mentre il contesto globale è di nuovo attraversato da tensioni profonde, guerre e fratture che si allargano anche lungo il Mediterraneo. È come se questa città fosse chiamata a parlare nei momenti più delicati della storia. Può essere una suggestione, ma Matera è, per sua natura, un luogo di stratificazione e resistenza: una città che porta impressi nei suoi paesaggi millenari i segni della convivenza, della fatica, della trasformazione. Dai Sassi - abitati senza interruzioni per millenni - emerge un’idea di umanità che attraversa epoche e crisi, capace di reinventarsi senza perdere memoria. È questa profondità che oggi la rende credibile quando parla di dialogo. La nuova occasione internazionale rappresenta, per la Basilicata, una seconda grande possibilità. Se il 2019 fu la scoperta, lo stupore, la narrazione di un riscatto, oggi il tempo è diverso: più consapevole, più maturo. Matera promette di connettere con la cultura sponde diverse, di tenere insieme identità e differenze. In questo senso, i segni già emersi nelle prime iniziative sono eloquenti. La celebrazione del Ramadan a Matera - in una città simbolo dell’Europa cristiana e contadina - ha significato riconoscere l’altro dentro il proprio spazio. Allo stesso modo, il video inaugurale costruito sulle note di Mediterraneo del cantautore lucano Pino Mango, restituisce al mare il suo significato più profondo ma anche tragico: non un confine ma un passaggio. Le immagini dei migranti che lo attraversano - e troppo spesso vi perdono la vita -  trasformano una canzone identitaria in un racconto universale, che interpella coscienze e responsabilità. In un tempo in cui il Mediterraneo torna ad essere una linea di frattura, la città lucana prova a ribaltare la prospettiva: da luogo di crisi a spazio di relazione.

 

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