Rear View Of  Elementary School Pupils Running Across Field At Break Time

Minori non accompagnati: il modello di inclusione lucano

Da Sharon Stone alla Città della Pace nel 2015 al nuovo bando per la selezione di tutori volontari: così cresce l’accoglienza lucana

19 febbraio 2026
3 min di lettura
19 febbraio 2026
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19/02/2025 - Ricordate quando Sharon Stone varcò la soglia della Città della Pace in Basilicata, tra Scanzano Jonico e Sant’Arcangelo, nel settembre del 2015? Erano gli anni in cui ti giravi per strada e vedevi un giorno il Dalai Lama, un altro Betty Williams. La bionda star hollywoodiana, accompagnata da attivisti e operatori, aveva voluto raccontare al mondo la storia di una regione che prova a fare dell’accoglienza una pratica quotidiana: un impegno oltre l’assistenza, l’offerta di un progetto di vita per chi arriva da lontano senza un adulto di riferimento. Oggi quel filo prosegue, più strutturato e istituzionale. La Regione Basilicata ha infatti pubblicato un nuovo bando per la selezione e la formazione di tutori volontari per minori stranieri non accompagnati (MSNA), promosso dal Tribunale per i Minorenni di Potenza e aperto fino al 27 marzo 2026. È un passo concreto in un contesto dove, al 30 novembre 2025, la Basilicata ospitava circa 317 minori non accompagnati, in prevalenza maschi tra i 15 e i 17 anni, provenienti da una ventina di paesi extra-UE e distribuiti tra le province di Potenza e Matera. La figura del tutore volontario – cittadino residente formato e selezionato – è al cuore di questo modello di accoglienza: rappresenta legalmente il ragazzo, ne promuove il benessere e vigila sui percorsi educativi e di integrazione. In Italia il numero dei tutori cresce: al 31 dicembre 2024 erano 4.588, con un incremento di circa il 10% rispetto all’anno precedente, segno che anche sul piano nazionale si rafforza la rete di sostegno a questi percorsi. Mettere insieme istruzione, tutela legale e accompagnamento sociale significa valorizzare quel principio di accoglienza integrata che la Basilicata ha fatto proprio da anni. Da iniziative sperimentali con enti locali e terzo settore, a protocolli con Scuola, ASL e servizi sociali, il percorso si è consolidato in una rete che prova a fare da ponte tra diritto e cittadinanza attiva. Proprio questa continuità tra esperienza sociale e impegno istituzionale trova un’altra dimensione nel titolo che Matera si appresta a vivere nel 2026: Capitale mediterranea della cultura  e del dialogo, inclusione, pluralismo culturale e confronto interculturale come valori fondanti. Essere Capitale del dialogo significa porre l’accoglienza e l’incontro come elemento costitutivo di un progetto di sviluppo culturale e sociale, in un’area storicamente crocevia di rotte, lingue e tradizioni. In questo quadro la Basilicata incarna una storia di impegno lungo anni, fatta di persone e pratiche. I bimbi e gli adolescenti MSNA che oggi frequentano la scuola, imparano l’italiano, sviluppano relazioni e scelgono percorsi di integrazione sociale. Aver aperto a cittadini comuni la possibilità di affiancarli come tutori volontari segnala una comunità che si assume responsabilità non solo giuridica, ma civile e culturale. Dalla visita di una celebrità internazionale alla costruzione di una rete di tutela legale e sociale, la Basilicata prova così a dare concretezza a un’idea di accoglienza che parla di persone, opportunità e futuro condiviso, in un Mediterraneo che resta teatro di migrazioni e tensioni e lutti.

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