L’Italia dei mille turismi
Dai grandi poli del turismo di massa ai piccoli borghi delle aree interne. Un viaggio per capire come sta cambiando il settore e perché il futuro p...
Ultimo aggiornamento:
20 luglio 2026
Questo articolo è tratto da Orizzonti n. 73
L’estate italiana comincia sempre con una canzone. Quest’anno è Serena Brancale che ci sta accompagnando verso il “nostro paese”. Non importa quale. Può essere quello reale, quello dell’infanzia o quello immaginato. Di sicuro è quello sognato nella sospensione della nostra quotidianità carica di incertezze. E così siamo tutti idealmente in partenza verso piazze che si riempiono al tramonto, le sedie davanti alle case bianche, le tovaglie a quadretti bianchi e rossi su tavoli improvvisati sotto una pergola. Dove il profumo del basilico si mescola alla salsedine e il tempo sembra rallentare.
Il racconto italiano
L’Italia continua a essere una delle poche nazioni al mondo in cui il viaggio coincide ancora con un racconto. Una somma di paesaggi, dialetti, cucine, feste popolari, memorie e immagini cinematografiche. L’Italia di Federico Fellini e del suo Grand Hotel di Rimini. L’Italia del Gattopardo e delle estati siciliane sospese tra nobiltà e polvere. L’Italia dei paesi raccontati da Carlo Levi, dove il viaggio diventa scoperta di un’altra idea di comunità. Ad agosto, nel paese dei calanchi, si dorme dove capita, si mangia tutti insieme. Un modello alternativo che si ritrova anche altrove lungo lo Stivale, senza rinnegare le regine dell’estate e del lusso, da Portofino a Capri fino a Taormina, ma iniziando a viverle in maniera diversa. A Stromboli, per dire, hanno interrotto la festa rumorosa di Mick Jagger. Anna Citarella, storica albergatrice della Costiera Amalfitana, proprietaria di una struttura affacciata sulla torre normanna che custodisce la memoria dell’amore tra Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, conferma: “Qui resiste il segmento del lusso, con flussi turistici quasi esclusivamente internazionali. Cercano una vacanza senza disagi, con servizi efficienti, ma cercano anche l’esperienza. Noto una tendenza: puoi essere anche l’uomo più ricco del mondo, oggi fai scelte responsabili dal punto di vista economico e dei consumi. È una questione etica”.
Tante mete, tanti turismi
Mete di massa ma anche itinerari inediti, quasi mai esclusivamente balneari. C’è chi rifiuta sia l’albergo sia il B&B e sceglie, esperienza estrema, di dormire in strutture alternative ed ecosostenibili, come le yurte o le case sugli alberi. Calvino avrebbe approvato.
Le isole, poi, sono storie a parte e qui l’esperienza coincide con l’attraversamento. Pensate alla camminata tra mulini a vento e cumuli di sale che galleggiano su acque rosa alle Saline di Marsala. E poi la Sardegna, dove certamente vive e resiste l’estate extralusso della costa ma dove si sperimentano da tempo nuove strategie di adattamento al clima e di valorizzazione delle soluzioni basate sulla natura in chiave turistica. La regione partecipa infatti al progetto europeo NaTour4ClimateChange, dedicato allo scambio di esperienze tra le destinazioni costiere del Mediterraneo, con due aree pilota: le aree marine protette di Capo Carbonara e Tavolara.
Sono solo esempi di un mosaico di mille turismi che continua a rappresentare una delle storie economiche più fortunate del Paese.
I dati e territori
Secondo i dati della Banca d’Italia, nel 2025 la spesa dei visitatori stranieri ha raggiunto i 56 miliardi di euro, il valore più elevato mai registrato, con un saldo della bilancia turistica pari a 22,8 miliardi di euro, circa l’1% del Pil nazionale.
Il turismo, questa è una certezza, vale ormai una quota sempre più rilevante dell’economia italiana. Le stime presentate da Enit indicano per il comparto un contributo vicino ai 240 miliardi di euro e oltre 3 milioni di occupati tra attività dirette e indirette.
Nelle pagine che seguono entreremo dentro tre territori in particolare. Percorreremo la Riviera romagnola, attraverseremo la Basilicata dei cammini e approderemo nella Sicilia dove il mare incontra la storia. Tre viaggi diversi che, osservati da vicino, compongono una parte importante del grande quadro del turismo italiano contemporaneo.
La Romagna è il luogo dove il turismo moderno italiano è stato inventato. Rimini, Riccione, Cervia e Milano Marittima raccontano un modello fondato sulla capacità di accogliere grandi numeri. Qui la sostenibilità non coincide con la riduzione dei flussi, ma con la loro organizzazione. Servizi, mobilità, accessibilità, eventi e infrastrutture culturali. È il territorio che più di ogni altro dimostra come il turismo di massa possa evolvere verso forme più efficienti e meno impattanti.
Non è un caso che il mare oggi rappresenti solo una parte dell’offerta. Il sistema romagnolo vive anche di cicloturismo, percorsi naturalistici, wellness, enogastronomia e grandi eventi culturali. Il Ravenna Festival, nato dall’intuizione di Riccardo Muti e Cristina Mazzavillani, è diventato uno dei principali appuntamenti culturali europei, ormai in dialogo con realtà come Lucerna e Salisburgo.
All’estremo opposto si colloca la Basilicata.
Qui il turismo è cresciuto senza inseguire la quantità. Matera ha certamente rappresentato il detonatore di una trasformazione iniziata molto prima e ancora in corso. Ma la vera forza della regione è altrove: nei cammini, nei parchi nazionali, nei borghi, nei paesaggi agricoli, nelle coste di Maratea e Metaponto, nei piccoli centri delle aree interne.
La Sicilia rappresenta invece un caso quasi unico nel Mediterraneo. Qui il mare è soltanto l’inizio del racconto. Taormina, Ortigia, Noto, l’Etna, Agrigento, le Eolie, Mozia e le saline di Trapani compongono un sistema nel quale paesaggio, archeologia, gastronomia e identità convivono in modo difficilmente replicabile. Il successo dell’isola si misura soprattutto nella capacità di trasformare ogni esperienza turistica in un’esperienza culturale. A volte anche di rigenerazione, come accade a Gela. Città di stratificazioni profonde, dove il mare incontra uno dei più importanti distretti energetici del Paese e dove l’archeologia greca convive con paesaggi industriali in trasformazione.
Sostenibilità vo cercando
Il viaggio italiano ha mille tappe. E, oggi, un nuovo comune denominatore. Dalle Dolomiti ai laghi lombardi, dalle Langhe alla Maremma, dai cammini francescani ai borghi dell’Appennino, si sta affermando una nuova geografia della domanda turistica. Sempre più viaggiatori cercano destinazioni meno congestionate, permanenze più lunghe e una maggiore qualità dell’esperienza. E, soprattutto, sostenibilità.
I borghi italiani stanno diventando uno dei principali motori della crescita turistica nazionale. Secondo le più recenti elaborazioni di Demoskopika, nel 2026 i circa 2.600 borghi e piccoli comuni a vocazione turistica del Paese dovrebbero superare i 21 milioni di arrivi e sfiorare gli 80 milioni di presenze, generando una spesa turistica stimata in oltre 16 miliardi di euro. Numeri che testimoniano come la ricerca di autenticità e qualità della vita stia progressivamente spostando una parte della domanda verso le aree interne e i centri minori, trasformandoli da luoghi marginali a protagonisti della nuova economia dell'accoglienza.
Le ricerche dell’European Travel Commission evidenziano come sostenibilità e autenticità siano diventate criteri sempre più importanti nella scelta delle destinazioni. Una parte crescente dei turisti europei dichiara di valutare l’impatto ambientale dei propri spostamenti e di preferire strutture che adottano efficienza energetica, riduzione dei consumi idrici, utilizzo di prodotti locali e filiere corte.
La sostenibilità, tuttavia, non riguarda soltanto la scelta della destinazione. Sempre più spesso investe anche il modo di raggiungerla. In Europa è in corso una profonda trasformazione della mobilità turistica. La Commissione europea ha inserito il potenziamento delle reti ferroviarie tra le priorità strategiche della transizione ecologica, promuovendo collegamenti ad alta velocità e sistemi integrati di prenotazione internazionale. L’obiettivo è favorire lo spostamento di quote crescenti di traffico dai mezzi più impattanti verso soluzioni a minori emissioni.
Sostenibilità significa anche qualità della vita per i residenti e, dunque, distribuzione dei flussi lungo tutto l’anno, anziché concentrazione in poche settimane. Significa spostamento dell’accoglienza oltre i centri storici, in un sistema a cerchi concentrici che necessita però di servizi efficienti per la mobilità. Significa capacità di generare reddito e occupazione senza compromettere il patrimonio che rende attrattivi i territori. La tendenza va quindi verso politiche di accoglienza orientate non soltanto a ridurre l’impatto del turismo, ma a produrre benefici concreti per le comunità e gli ecosistemi che ospitano i visitatori.
L’IA e il viaggio personalizzato
La tecnologia, poi, sta assumendo un ruolo sempre più centrale.
L’esperienza turistica è ormai quasi interamente digitale. Prenotazioni, pagamenti, mobilità, accesso ai servizi, informazioni e recensioni vengono gestiti attraverso smartphone e piattaforme integrate. Ma il cambiamento più interessante riguarda l’utilizzo dei dati.
L’intelligenza artificiale consente oggi di prevedere i flussi, personalizzare gli itinerari, ottimizzare l’occupazione delle strutture e ridurre la pressione sulle aree più fragili. Allo stesso tempo permette di monitorare consumi energetici, utilizzo delle risorse idriche e mobilità in tempo reale.
Il turismo diventa così un laboratorio in cui si incontrano transizione energetica, innovazione tecnologica e nuovi modelli di consumo. Una trasformazione che interessa imprese, amministrazioni e viaggiatori e che potrebbe contribuire a ridefinire, nei prossimi anni, il rapporto tra mobilità, territorio e sviluppo sostenibile.
Bisogna fare attenzione, però, a un aspetto. L’autenticità rischia talvolta di trasformarsi in folklore, in spettacolo, diventando paradossalmente una barriera di accessibilità. Quando, ad esempio, due anni fa la popstar Madonna fece tappa in un paradiso immerso nel verde dei Monti Lattari, dirimpettai del Vesuvio, pubblicando sui social foto di estasi al basilico e pomodorini, si scatenò una corsa a cercare la stessa esperienza. Ma, ça va sans dire, no star no cooking party. Esperienza solo su Instagram.
Il prossimo passaggio potrebbe essere, dunque, il silent travel. Via dalla pazza folla. E, soprattutto, lontano dai social.