STORIE - Quinto Orazio Flacco
Da Venosa, in provincia di Potenza, alla corte di Augusto: la storia del figlio di un liberto che ha dato al mondo il carpe diem.
Ultimo aggiornamento:
1 ottobre 2026
Carpe diem, cogli l'attimo. Non tutti sanno che a scriverlo fu il figlio di un ex schiavo, nato a Venosa, in Basilicata, l'8 dicembre del 65 avanti Cristo. Si chiamava Quinto Orazio Flacco. Di suo padre non ci è giunto il nome: nei testi Orazio lo chiama semplicemente libertinus pater, padre liberto. Era stato schiavo, poi affrancato. Faceva il coactor, l'esattore alle aste pubbliche, mestiere poco stimato ma redditizio, e aveva messo da parte abbastanza da comprare un piccolo podere a Venosa.
Venosa era una colonia romana al confine tra la Lucania e l'Apulia, città di passaggio sulla via per Brindisi, con una scuola di provincia frequentata dai figli dei coloni. Al padre non bastava: portò Orazio a Roma e gli assicurò la stessa istruzione dei figli dei senatori. Prima il grammatico Orbilio, poi Atene, per la filosofia e la retorica. Un figlio di liberto venosino che si perfezionava ad Atene nel I secolo avanti Cristo.
Ad Atene lo raggiunse la notizia dell'uccisione di Cesare. Orazio si arruolò nell'esercito di Bruto, come tribuno militare, e combatté a Filippi nel 42 avanti Cristo. Fu la sconfitta: lui stesso racconterà di essere fuggito abbandonando lo scudo. Tornò in Italia senza più nulla, perché il podere paterno era stato confiscato per distribuire le terre ai veterani, e si arrangiò come scriba di un questore. In quegli anni cominciò a scrivere Satire ed Epodi. Virgilio e Vario lo presentarono a Mecenate, che nel 33 avanti Cristo gli donò una villa in Sabina, presso Licenza, non lontano da Roma. Lì scrisse quasi tutto: le Odi, le Epistole e il Carmen saeculare, commissionato da Augusto per i ludi saeculares del 17 avanti Cristo. Il figlio di un liberto venosino incaricato dall'imperatore di scrivere l'inno ufficiale di Roma.
Quattro libri di Odi, due di Satire, due di Epistole, uno di Epodi. E una manciata di formule che durano più dei marmi: carpe diem, aurea mediocritas, nunc est bibendum. E una frase scritta su se stesso: non omnis moriar*, non morirò del tutto.
Morì il 27 novembre dell'8 avanti Cristo, a pochi giorni dal compimento dei cinquantasette anni e poche settimane dopo Mecenate. È sepolto a Roma, sull'Esquilino, vicino alla tomba dell'amico e protettore.
A Venosa il suo nome è ovunque: il liceo si chiama Quinto Orazio Flacco e la piazza principale porta la sua statua. Ogni anno ad aprile si tiene il Certamen Horatianum, competizione internazionale di latino: nel 2026, dal 28 al 30 aprile, si è svolta la trentottesima edizione, con studenti anche da Spagna, Austria, Bulgaria e Svizzera. Il 12 e 13 giugno 2026 Venosa e Licenza si sono incontrate per celebrarlo insieme, con la firma del patto di gemellaggio. Due comuni, un poeta, oltre duemila anni dopo.
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