THE VIEW - Lo sport lucano oltre i confini
Tra sacrifici, talento e comunità, la Basilicata ha fatto dello sport una storia di identità e riscatto, capace di superare i confini del territorio.
Ultimo aggiornamento:
17 settembre 2026
C'è una storia, nel grande libro dello sport italiano, che pochi conoscono ma che merita di essere raccontata. È la storia di chi non ha mai avuto la strada spianata, di chi ha dovuto fare i conti con strutture non sempre all'avanguardia, con la necessità di trasformare ogni difficoltà in una motivazione in più. Ma è anche la storia di un territorio dove lo sport è rimasto profondamente legato alle radici, ai paesi, alle persone. È la storia della Basilicata, un luogo capace di plasmare campioni, regalare imprese e custodire una passione autentica.
In una terra dove spesso per emergere bisogna andare oltre i propri limiti e - purtroppo - oltre il confine, lo sport è diventato uno strumento di riscatto e identità. Non soltanto una competizione, ma un punto di riferimento sociale, una scuola di vita fatta di sacrificio, disciplina e appartenenza. Perché dietro ogni atleta lucano arrivato ai massimi livelli ci sono quasi sempre rinunce e allenamenti affrontati lontano dai grandi centri sportivi (e da casa), ma anche persone che hanno creduto in un sogno. Il recente Basilicata Sport Champions, andato in scena nella suggestiva cornice della Casa Cava a Matera, ha rappresentato ancora una volta l'occasione per celebrare questa ricchezza: un riconoscimento nato per raccontare non soltanto i trionfi, ma soprattutto il percorso umano degli atleti e delle personalità che hanno dato lustro alla Basilicata.
Sul palco sono stati premiati tre simboli diversi dello sport lucano: Francesca Palumbo, Domenico Acerenza e Luigi De Canio. Tre storie differenti, unite dallo stesso filo conduttore: la capacità di arrivare lontano partendo da una terra che spesso deve fare i conti con limiti strutturali e logistici.
Francesca Palumbo, fiorettista originaria di Potenza, è diventata l'emblema di questo percorso: con passione e sacrificio è arrivata sul grande palcoscenico internazionale fino alla conquista della medaglia d'argento ai Giochi di Parigi 2024, entrando nella storia come la prima atleta lucana medagliata olimpica. Un risultato, insieme agli ori mondiali ed europei, che dimostra come anche da una realtà dove alcune discipline sportive sono meno radicate e praticate possa nascere un talento capace di competere alla pari con il resto del mondo.
Come Domenico Acerenza, eccellenza del nuoto di fondo. Nato a Sasso di Castalda, piccolo borgo dell'entroterra distante dal mare e famoso per il suo ponte tibetano, è diventato uno dei protagonisti assoluti delle acque libere italiane e internazionali insieme a Gregorio Paltrinieri, conquistando titoli europei e mondiali e partecipando ai più importanti appuntamenti, comprese le Olimpiadi. Un campione che è diventato un esempio per tanti giovani, simbolo di uno sport che richiede spirito di adattamento e resistenza.
Accanto a loro, il riconoscimento a Luigi De Canio racconta un'altra faccia della Basilicata sportiva: quella di un allenatore capace di raggiungere il vertice attraverso competenza e tanta gavetta. Il tecnico materano, partito da Pisticci, è riuscito ad arrivare fino alla Serie A affrontando tutte le categorie e guidando club importanti come Napoli, Udinese, Genoa, Siena, Reggina e Lecce. Una storia che dimostra come nel calcio, così come nella vita, il percorso conti tanto quanto il traguardo.
Ma il racconto dello sport lucano non può fermarsi al presente, perché affonda radici profonde in protagonisti che hanno aperto la strada alle generazioni successive. Nel calcio il nome di Franco Selvaggi resta scolpito negli annali: nato a Pomarico, campione del mondo con l'Italia nel 1982, ha dimostrato che anche un piccolo paese può regalare un pezzo di storia. Decenni dopo, Simone Zaza ha seguito le sue orme: da Metaponto alla Juventus, fino a vestire la maglia della Nazionale. Nel pugilato invece è quasi mitica la figura di Rocco Mazzola: emigrato da giovane, ispirò il film "Rocco e i suoi fratelli" di Luchino Visconti.
La Basilicata ha saputo lasciare il segno anche nell'atletica con Donato Sabia, uno dei più grandi ottocentisti italiani della storia, capace di raggiungere due finali olimpiche e di rappresentare per anni un punto di riferimento del movimento azzurro. Nel ciclismo, Domenico Pozzovivo è sinonimo di professionalità: uno scalatore capace di affrontare i grandi Giri e di conquistare risultati prestigiosi. E poi ci sono esempi in alcune discipline meno mediatiche ma altrettanto importanti: Donato Telesca, medaglia di bronzo a Parigi 2024 nel powerlifting paralimpico, è diventato un modello di forza e determinazione, dimostrando come da ogni ostacolo possa nascere un'opportunità. Il CMB Futsal Team ha portato la piccola Salandra sul tetto d’Italia nel calcio a 5 femminile, mentre negli anni '90 (storia ben più nota) la PVF Matera dominava la pallavolo mondiale.
Alle ragazze e ai ragazzi che oggi inseguono un sogno va consegnato questo messaggio: il talento non nasce soltanto dove ci sono grandi impianti o nelle grandi città. Certamente investire nelle strutture sportive resta una necessità fondamentale per offrire ai giovani maggiori possibilità, ma la storia insegna che la passione può nascere ovunque e può essere determinante se si hanno coraggio e costanza.
E poi la Basilicata ha dimostrato di avere una risorsa davvero straordinaria: il senso di comunità. Atleti, allenatori (ed educatori), dirigenti e società capaci di costruire qualcosa che diventi memoria condivisa anche quando le condizioni non sembrano essere favorevoli.
Mai pensare che il luogo da cui si parte possa determinare il punto di arrivo.
Novità e riflessioni dalla Basilicata
Notizie e approfondimenti degli ultimi quindici giorni.