THE VIEW - Dai Sassi di Matera ai nuovi set
Dal cinema d’autore ai grandi servizi internazionali, la Basilicata punta sull’audiovisivo per valorizzare territorio e nuove opportunità.
Ultimo aggiornamento:
17 settembre 2026
Dopo aver ospitato Mel Gibson con «La passione di Cristo» e James Bond tra i Sassi di Matera in «No Time To Die», la Basilicata rilancia il proprio rapporto con il cinema. Alla Mostra del cinema di Venezia, l’incontro «Quando il cinema è territorio», organizzato dalla Lucana Film Commission, ha messo al centro una questione concreta: come trasformare il richiamo delle grandi produzioni in opportunità per lo sviluppo della regione.
Il bando Po Val d’Agri, presentato in laguna, mette in campo un intervento da 1,5 milioni di euro e coinvolge 35 comuni lucani.
Quella tra la Basilicata e il cinema è una storia che nasce più di sessant’anni fa, nel 1964, quando Pier Paolo Pasolini sceglie Matera per girare «Il Vangelo secondo Matteo». I Sassi diventano Gerusalemme e offrono al racconto evangelico una forza espressiva legata alla pietra, ai volti, alla vita quotidiana. Anni dopo arrivò Mel Gibson, con «La Passione di Cristo», a rinnovare quel legame con il racconto biblico attraverso un linguaggio diverso.
Nel 2010 fu Rocco Papaleo a girare «Basilicata coast to coast», poi nel 2021, con «No Time To Die», Matera entra nell’universo di 007, tra inseguimenti e sequenze d’azione con Daniel Craig. Il passaggio dal cinema di Pasolini alla spettacolarità internazionale di Bond mostra quanto uno stesso luogo possa ispirare storie differenti.
L’incontro veneziano ha portato questa eredità sul terreno delle politiche per l’audiovisivo. Il rapporto con i luoghi trova riscontro nel bando, che prevede almeno l’80 per cento delle giornate di riprese in esterno, da girare nella regione, e che il contributo ottenuto venga speso interamente nei comuni del comprensorio.
Per la Basilicata, ampliare la geografia dei set significa rendere accessibili agli autori e alle produzioni ambienti e storie ancora poco conosciuti dal grande pubblico. Un paese, una strada di montagna o un paesaggio agricolo possono suggerire personaggi e conflitti, orientare una sceneggiatura, diventare parte della memoria di un film.
Il valore di questa apertura dipenderà dalla qualità dei progetti e dalla loro capacità di entrare in relazione con le comunità. L’arrivo di una troupe mette al lavoro professionalità diverse e genera una domanda di servizi che può coinvolgere alberghi, ristorazione, trasporti e artigiani. Ma perché questo movimento produca effetti duraturi servono organizzazione, continuità e imprese in grado di rispondere alle esigenze delle lavorazioni.
Una produzione sceglie un territorio anche sulla base dei tempi necessari per operare, della disponibilità di personale e dell’affidabilità dei servizi. Il lavoro della Film Commission si misura anche nella capacità di facilitare l’incontro fra queste esigenze e le risorse locali.
La formazione è parte di questo percorso. Affiancare professionisti esperti durante le riprese può offrire ai giovani occasioni per conoscere mestieri spesso poco visibili, dal suono ai costumi fino all’organizzazione del set. Per trasformare l’esperienza in occupazione occorrono però nuove lavorazioni e rapporti professionali che proseguano nel tempo. Le competenze acquisite devono poter trovare nuovi impieghi.
C’è poi il rapporto con il turismo. Riconoscere sullo schermo una piazza o un panorama può far nascere il desiderio di visitarli. Quel desiderio va accompagnato con informazioni accurate, itinerari accessibili e servizi adeguati. L’accoglienza deve rispettare la vita dei residenti e la fragilità dei luoghi.
La sfida è prolungare l’interesse oltre l’uscita del film, aiutando il visitatore a conoscere la storia reale del territorio insieme a quella costruita dalla finzione.
A Venezia, il legame fra racconto e patrimonio è emerso nel progetto su Federico II presentato con Riccardo Scamarcio, coinvolto come interprete e coproduttore. Le immagini dei castelli di Melfi, Lagopesole e dei laghi di Monticchio hanno proposto un’altra prospettiva sulla regione. È un esempio di come il cinema possa suscitare curiosità per luoghi e vicende storiche, offrendo una prima chiave di accesso. Una storia può così diventare l’inizio di una scoperta.
Il rapporto con il pubblico continua nelle sale. Nell’appuntamento veneziano è stato presentato anche «Meet us at Cinema», il progetto che coinvolge gli esercenti lucani attraverso proiezioni, incontri con gli autori e attività culturali. Rafforzare la frequentazione dei cinema significa creare spazi nei quali le opere possano essere viste e discusse, comprese quelle sostenute sul territorio.
La presenza di una produzione può avvicinare nuovi spettatori, dando alla comunità un ruolo che prosegue dopo la conclusione delle riprese.
Da Pasolini a Gibson, fino a James Bond, passando per Rocco Papaleo, la Basilicata ha mostrato di saper evocare immaginari molto diversi. Il bando presentato a Venezia apre ora una possibilità per i 35 comuni interessati: partecipare alla costruzione di nuove storie e al lavoro necessario per portarle sullo schermo.
Il risultato andrà cercato nella qualità dei film, nelle opportunità per chi lavora e nei legami che resteranno dopo la partenza delle troupe.
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