STORIE - Pino Mango
Da Lagonegro alla musica italiana più originale degli anni Ottanta e Novanta: la storia di Pino Mango.
Ultimo aggiornamento:
17 settembre 2026
La sera del 7 dicembre 2014, sul palco del Palaercole di Policoro, davanti a quattromila persone, Pino Mango racconta di aver sognato di bere del buon vino con Fabrizio De André. Era accaduto davvero, anni prima, durante la lavorazione di un album. Poi sale sul palco, canta. Oro è l'ultimo brano in scaletta. A metà canzone si ferma, si scusa col pubblico sottovoce, lascia il palco. Muore prima di raggiungere l'ospedale. Aveva sessant'anni.
Le origini sono semplici e lucane. Giuseppe Mango nasce il 6 novembre 1954 a Lagonegro, in provincia di Potenza, ultimo di cinque figli di Antonio, muratore, e Filomena, casalinga. La famiglia trascorre un breve periodo a Milano, poi torna a Lagonegro. A sei anni Pino entra in una cover band con il fratello maggiore Michele. Le prime influenze non sono italiane: Aretha Franklin, Otis Redding, Led Zeppelin, poi Sting, Prince, Peter Gabriel. Non è la musica di un ragazzo di provincia lucana degli anni Sessanta. È però la musica di chi ha già capito dove vuole arrivare.
Si diploma geometra, si iscrive alla facoltà di sociologia a Salerno, non completa gli studi. Nel 1975 si trasferisce a Roma con il fratello Armando, che scriverà i testi delle sue canzoni. Durante l'esame di ammissione alla SIAE incontra Renato Zero - ancora agli inizi - che rimane colpito dalla sua voce e lo presenta al produttore Franco Migliacci. Seguono tre album che non sfondano, anni di delusioni, un provino abbandonato sulle scrivanie delle case discografiche. Mango sta per mollare.
Poi, per caso, Mogol ascolta quel provino. Lo convoca, riscrive il testo di una canzone che si chiamava Mama Voodoo. Diventa Oro. Pubblicata nel 1984, resta tra i brani più riconoscibili della musica italiana. Il critico Mario Luzzatto Fegiz lo definisce "un autentico innovatore della musica leggera italiana". Nel 1985 partecipa a Sanremo con Il viaggio e vince il premio della critica. L'anno dopo torna con Lei verrà. In quarant'anni di carriera vende sei milioni di dischi, scrive brani per Mietta, Loredana Bertè, Patty Pravo e Andrea Bocelli, e sviluppa uno stile inconfondibile che qualcuno chiama "pop mediterraneo": voce in semi-falsetto, tempi dispari, sonorità che mescolano il Sud del mondo con le radici lucane.
Sposa Laura Valente - la voce dei Matia Bazar - nel 2004, dopo vent'anni di relazione. Hanno due figli: Filippo, batterista, e Angelina, che nel 2024 vince Sanremo con La noia e nella serata delle cover canta La rondine di suo padre, voce sola, sul palco dell'Ariston. Pino Mango era tornato a vivere a Lagonegro da qualche anno. È sepolto lì, nel paese in cui era nato.
Quella sera a Policoro, prima di salire sul palco, aveva raccontato il sogno con De André. "Quando si dice il destino", scriverà Rockol il giorno dopo. "È morto da artista, e artista lo era davvero."
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