ZOOM - Turismo 2026 tra borghi e sapori
Cibo e identità locale guidano la domanda turistica, in Basilicata il trend si riflette nell’aumento del 4,5% delle presenze negli agriturismi.
Ultimo aggiornamento:
3 settembre 2026
Il turismo sta cambiando forma: accanto alle mete balneari e alle città d’arte, cresce la domanda di esperienze legate alla natura, al cibo e alle identità locali. L’estate 2026 ha confermato questa tendenza anche a livello nazionale, con un interesse crescente per campagne, piccoli borghi e attività che permettono di entrare in contatto con le produzioni del territorio. Secondo i dati di Coldiretti, in collaborazione con l’Istituto Ixè, un italiano su due ha partecipato durante l’estate ad attività legate alle produzioni e alle tipicità locali, dalle degustazioni alle visite nelle aziende agricole, dai corsi di cucina ai laboratori artigianali. Anche la spesa racconta questa evoluzione: oltre un terzo del budget delle vacanze è stato destinato alla tavola, una quota superiore persino a quella riservata all’alloggio. In questo scenario l’agriturismo non rappresenta più soltanto una forma alternativa di pernottamento, ma un modo di costruire l’esperienza turistica attorno al territorio. Il contatto con la natura, la scoperta delle produzioni agricole e della cucina locale, insieme ad attività all’aria aperta e percorsi legati alle tradizioni, intercettano una domanda sempre più orientata verso esperienze autentiche e meno standardizzate. È una dinamica particolarmente interessante per le aree interne, dove turismo, agricoltura, piccoli borghi e patrimonio enogastronomico possono diventare parti dello stesso sistema economico.
In Basilicata questa tendenza trova una conferma nei dati elaborati da Coldiretti Basilicata su base Coldiretti/Ixè. Nell’estate 2026 la spesa media dei lucani partiti per le vacanze è stata di 834 euro a persona, con una permanenza media di 10 giorni. Il 32% dei vacanzieri ha speso meno di 500 euro, mentre il 38% si è collocato tra 500 e 1.000 euro; il 5% ha invece superato i 2.000 euro. Sul fronte della durata, il 28% è rimasto fuori casa tra quattro giorni e una settimana, il 25% da una a due settimane e il 13% ha scelto una pausa di massimo tre giorni. Il dato più interessante per il territorio lucano riguarda però gli agriturismi, che nel 2026 hanno registrato un aumento delle presenze del 4,5% rispetto all’anno precedente. La crescita si inserisce in un quadro nazionale particolarmente positivo: ad agosto gli agriturismi italiani hanno raggiunto il record di circa 1,85 milioni di ospiti e 6,5 milioni di pernottamenti, con una permanenza media di circa 3,5 notti. Per la Basilicata il dato assume un significato particolare perché il turismo rurale mette in relazione aree interne, piccoli borghi, produzioni agricole e patrimonio gastronomico, trasformando elementi che spesso vengono considerati separatamente in un'unica proposta turistica. La crescita delle presenze negli agriturismi arriva inoltre mentre il cibo assume un peso crescente nell’esperienza di viaggio: non solo ristorazione, ma degustazioni, visite alle aziende, scoperta delle lavorazioni e attività legate alle produzioni locali. Un modello che può distribuire i benefici del turismo oltre le destinazioni più conosciute e contribuire a mantenere valore economico nei territori rurali.
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