THE VIEW - IA a scuola: dalle sperimentazioni alla normalità
Nuove regole e formazione degli insegnanti accompagnano l’ingresso degli strumenti di Intelligenza Artificiale nelle classi.
Ultimo aggiornamento:
3 settembre 2026
Tra pochi giorni l’intelligenza artificiale tornerà sui banchi insieme agli studenti. In realtà, in molte scuole italiane c’è già: utilizzata dagli studenti, sperimentata dagli insegnanti, entrata nei progetti didattici e, dall’anno scorso, anche nelle Linee guida del ministero dell’Istruzione e del Merito. La novità dell’anno scolastico 2026-2027 è un’altra: l’IA comincia a uscire dalla dimensione della sperimentazione per entrare più stabilmente nel sistema scolastico.
L’ultimo tassello è arrivato il 4 agosto, quando il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva due decreti legislativi che adeguano la normativa italiana all’AI Act europeo. Uno dei provvedimenti interviene anche sulla formazione e prevede, per la scuola, l’aggiornamento delle Indicazioni nazionali del secondo ciclo, l’inserimento dell’IA nei percorsi di educazione civica, il rafforzamento delle competenze STEM e dell’orientamento verso le professioni legate alle nuove tecnologie.
Non nascerà, insomma, una nuova “ora di intelligenza artificiale”. L’obiettivo è piuttosto portare l’IA dentro le discipline e insegnare a conoscerla e utilizzarla in modo consapevole. Le scuole potranno promuovere attività per sviluppare conoscenze e capacità critica rispetto alle implicazioni etiche, sociali e civiche di questi strumenti e utilizzare l’IA anche nei moduli dedicati alle competenze scientifiche e tecnologiche. Per i licei è previsto l’aggiornamento dei curricoli.
Dalla sperimentazione alla normalità
Nel frattempo, è andata avanti anche la sperimentazione avviata nell’autunno 2024 in quindici scuole di Lombardia, Toscana, Lazio e Calabria. L’idea è utilizzare assistenti basati sull’IA per accompagnare l’apprendimento: il sistema può, per esempio, individuare una lacuna specifica, segnalarla allo studente e all’insegnante e proporre un percorso per colmarla. Il principio dichiarato dal ministero è che l’assistente non sostituisce il docente, ma gli fornisce uno strumento in più per personalizzare la didattica. Secondo un monitoraggio ministeriale dello scorso marzo, quasi il 97 per cento delle scuole aveva già adottato le Linee guida sull’IA.
La partita della formazione
La tecnologia, naturalmente, non basta. La vera condizione perché l’IA possa diventare uno strumento didattico è che chi insegna sappia come utilizzarla, ma anche riconoscerne limiti, errori e rischi. A marzo il ministero ha lanciato un piano da 100 milioni di euro per creare una rete di scuole come snodi formativi territoriali, con corsi, workshop e laboratori sull’uso dell’IA rivolti al personale scolastico e con il possibile coinvolgimento degli studenti.
Il decreto approvato ad agosto rafforza questa direzione prevedendo una formazione stabile dei docenti. E affianca al tema dell’IA quello, più ampio, del benessere digitale: altri interventi riguarderanno l’uso consapevole dei social media e delle piattaforme, la protezione dei dati, i rischi di distorsione e le possibili forme di dipendenza, coinvolgendo anche studenti e famiglie. Sono inoltre previsti comitati tecnico-etici territoriali che potranno sostenere le scuole nella sperimentazione e sui temi della tutela dei diritti e della privacy.
È probabilmente questo il cambiamento più interessante dell’anno scolastico che sta per iniziare. Per qualche tempo il dibattito sull’IA a scuola è stato dominato soprattutto da una domanda: come impedire agli studenti di usare ChatGPT per fare i compiti? Oggi se ne sta affiancando un’altra, assai più utile: come si insegna e come si impara in un mondo nel quale l’intelligenza artificiale esiste?
Non tutte le scuole partiranno dallo stesso punto e molto dipenderà dalla formazione degli insegnanti e dalla capacità di trasformare norme e investimenti in pratiche didattiche efficaci. Ma la direzione sembra ormai definita: non tenere l’IA fuori dalla classe, bensì imparare a conoscerla, verificarla e usarla. Che, per una scuola, è forse il compito più naturale di tutti.
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