QUINDICI GIORNI - Ben ritrovati, non si riparte da zero
L’estate ha lasciato alla Basilicata più di una stagione turistica: nuove domande sul clima, sull’uso degli spazi pubblici e sul futuro dei borghi.
Ultimo aggiornamento:
3 settembre 2026
L’estate non è finita, ma settembre la Basilicata riprende il suo cammino. Ma quest’anno, qui come altrove, non può farlo dimenticando l’estate.
È stata una di quelle che cambiano le abitudini. Abbiamo cercato l’ombra, boschi, i luoghi più freschi mentre al mare le spiagge libere sono diventate uno dei temi del dibattito pubblico. Non sono dettagli. Sono segnali di un territorio che deve fare i conti con un clima diverso e con l’accesso ai beni pubblici.
Già in agosto, la Basilicata era in movimento, cercando di trasformare le attività tipicamente estive in occasione di riflessione e, soprattutto, di strategia di sviluppo.
Proprio a cavallo di Ferragosto è arrivata la notizia di un investimento importante, 1,5 milioni di euro per i beni culturali, importante perché riguarda una delle risorse più preziose della regione: la sua storia.
Ma un castello restaurato non basta. Un borgo recuperato non basta. Il vero obiettivo è riportare questi luoghi dentro la vita delle persone.
La riapertura e la valorizzazione dei castelli medievali su cui la regione ha puntato con il progetto “Fantastico medioevo” va letta così. Non come semplice conservazione del passato, ma come possibilità di creare nuovi luoghi per la cultura, gli eventi, il turismo. Un castello può tornare a essere un punto di riferimento per un paese. Un borgo può tornare a essere una destinazione, non soltanto un luogo da attraversare.
Lo stesso vale per i festival.
La Luna e i Calanchi, ad Aliano, ha mostrato ancora una volta come la cultura possa dare energia a un piccolo centro. Per alcuni giorni un paese diventa un luogo in cui succedono cose. Arrivano persone, artisti, idee. E soprattutto si crea una comunità temporanea che lascia qualcosa anche dopo la fine del festival.
È questa la direzione interessante: non trasformare i borghi in cartoline, ma tenerli vivi.
Anche il turismo sta cercando nuove strade. Il premio ricevuto da Motherland, la campagna dell’Apt Basilicata, è un buon segnale. E il tour in bicicletta di Jovanotti ha aggiunto una piccola lezione, la Basilicata si può promuovere anche pedalando. Dopo questa estate, forse, sarebbe meglio pedalare all’alba. La battuta serve però a dire una cosa seria.
Se il clima cambia, dobbiamo cambiare anche il modo di vivere e raccontare i territori.
Non significa rinunciare al mare. Significa avere più alternative. Borghi, boschi, castelli, cammini, cultura. Significa distribuire meglio le presenze e non concentrare tutto nelle giornate più calde e nei luoghi più esposti. La cura dei borghi diventa anche una questione di futuro.
Un borgo con spazi ombreggiati, servizi, patrimonio recuperato, eventi e collegamenti funziona meglio per chi ci vive e per chi arriva. È più accogliente. È più resistente alle difficoltà. È più capace di affrontare anche le nuove condizioni climatiche.
L’estate ci ha ricordato che questa sfida è già cominciata. Non serve essere catastrofisti. Serve essere concreti. Per questo a settembre non si riparte da zero. Si riparte da ciò che è stato fatto, dai finanziamenti per i beni culturali, dai luoghi che tornano a vivere, dai festival che riaccendono i borghi, da un turismo che cerca nuove forme.
E si riparte anche dalle difficoltà dell’estate. La vera ripresa non consiste nel tornare semplicemente alla normalità. Consiste nel capire quale sarà la nuova normalità e prepararsi per tempo.
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