THE VIEW - L’Italia diventa mito: i luoghi dell’Odissea di Nolan
Egadi e Eolie, Ostia e Tivoli: il viaggio di Ulisse prende forma in paesaggi italiani che il regista trasforma in una geografia del mito.
Ultimo aggiornamento:
30 luglio 2026
Nell’“Odissea” di Christopher Nolan il paesaggio non serve soltanto a rendere credibile il mondo di Omero, è una presenza narrativa, quasi un personaggio: accompagna Ulisse, lo ostacola, gli promette riparo e subito dopo lo espone al pericolo. Per questo il regista ha privilegiato ambienti reali, capaci di conservare le tracce del vento, del mare e del tempo. Dalle Egadi alle Eolie, fino al litorale romano e alla campagna di Tivoli, luoghi molto diversi sono stati riuniti in un’unica geografia del mito. Il punto di riferimento principale è Favignana, scelta per rappresentare Itaca. L’isola non viene raccontata come un approdo rassicurante o una meta da cartolina. La costa frastagliata, le cave, le distese battute dal sole e la vegetazione bassa restituiscono l’idea di una patria severa, che Ulisse deve quasi riconquistare dopo anni di assenza. Nelle aree rurali sono stati allestiti gli spazi della città e quelli legati a Eumeo, il porcaro rimasto fedele al re. Il Castello di Santa Caterina, isolato sulla cima del monte, è diventato invece il volto esterno della dimora di Ulisse e Penelope. Visto dal basso, il fortino comunica dominio e solitudine; la salita necessaria per raggiungerlo trasforma la casa in una destinazione faticosa, adatta a un eroe che torna profondamente cambiato. Anche il mare di Favignana ha avuto un ruolo decisivo: Cala Rotonda è stata utilizzata per gli arrivi e le sequenze sull’acqua, mentre sull’isolotto di Preveto è sorto un insediamento dall’aspetto arcaico. Il porto dei pescatori, liberato per quanto possibile dai segni contemporanei, è stato popolato da imbarcazioni scenografiche e trasformato in uno scalo del mondo antico. In queste immagini Nolan sembra cercare non il Mediterraneo delle vacanze, ma quello della navigazione incerta: una superficie luminosa che può diventare, in pochi istanti, distanza, minaccia e perdita.
Dalle Egadi la produzione si è spostata alle Eolie, dove la natura cambia tono. Lipari offre pareti di roccia e faraglioni che emergono verticali dall’acqua. Pietra Lunga e Pietra Menalda sono state associate alle rupi pericolose attraversate durante il viaggio, mentre presso Pietra del Bagno è stata ambientata la prova legata alle Sirene. Qui il paesaggio non accoglie: stringe la nave, riduce lo spazio di manovra e rende visibile la fragilità degli uomini davanti al mare. Vulcano, Panarea e l’isolotto di Basiluzzo aggiungono un’altra qualità, quella di una terra instabile. Le rocce scure, i profili vulcanici e il fumo impiegato sul set fanno pensare a un mondo ancora in formazione, nel quale la volontà degli dèi può confondersi con la forza degli elementi.
L’itinerario italiano prosegue nel Lazio. A Ostia le riprese hanno interessato il porto turistico e l’Idroscalo. È una scelta significativa: la foce del Tevere è da secoli un luogo di passaggio e incontro tra terra e acqua. Spogliata della sua identità quotidiana, diventa nel film una soglia, uno spazio in cui si parte senza sapere quando e come si potrà tornare. Nei dintorni di Tivoli, invece, sono state utilizzate le ex Cave di Pozzolana e il parco dei Laghi dei Reali. Le prime, con le superfici scavate e i volumi profondi, suggeriscono un ambiente primitivo e inquieto; i laghi introducono una dimensione più sospesa, quasi una tregua nel movimento continuo del racconto. Ciò che unisce queste location non è la somiglianza con la Grecia, ma la loro capacità di evocare un Mediterraneo senza tempo. Nolan non nasconde del tutto l’identità dei luoghi italiani: la utilizza, la semplifica e la spinge verso il mito. Favignana diventa la terra del ritorno, le Eolie il regno della prova, Ostia la frontiera del viaggio, Tivoli uno spazio di ombra e attesa. L’Italia dell’“Odissea” non è dunque uno sfondo ornamentale. È una mappa emotiva, costruita attraverso paesaggi che raccontano ciò che Ulisse incontra fuori di sé e, nello stesso momento, ciò che attraversa dentro di sé.
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