THE VIEW - La Basilicata che prova a riscrivere le sue distanze
Dalle rotaie alla fibra ottica, la sfida non è solo accorciare le distanze, ma trattenere talenti, famiglie e futuro.
Ultimo aggiornamento:
16 luglio 2026
Entro il 2027, per la prima volta nella sua storia, Matera avrà una stazione sulla rete ferroviaria nazionale. Sembra un dettaglio tecnico – poco più di venti chilometri di binario singolo elettrificato tra Ferrandina e La Martella – ma è la fine di un'attesa lunga quarant'anni e l'inizio di qualcosa di più grande: la possibilità, per chi vive nell'entroterra lucano, di scegliere dove vivere senza dover rinunciare a raggiungere il resto del Paese.
La Basilicata ne sentiva il bisogno: nel 2024 la popolazione è scesa sotto i 530.000 abitanti, con una flessione tra le più marcate d'Italia insieme alla Sardegna, e le proiezioni ISTAT indicano una regione sotto il mezzo milione già nel 2033. Ma dietro questi numeri c'è anche una regione che sta rispondendo, con strumenti concreti, alla domanda più semplice: cosa serve davvero per convincere una famiglia a restare, o a tornare?
La risposta, su piccola scala, la sta già dando Calvello, paese dell'Appennino lucano di poco meno di 1.800 abitanti. Dal 2020 il Comune ha portato la banda ultralarga in ogni casa e riconosce un credito del 30% da spendere nei negozi locali a chi affitta per almeno tre mesi: bastano un cavo di fibra e qualche incentivo mirato, raccontano le cronache locali, per far tornare chi si era trasferito a Milano. Un segnale piccolo ma chiaro: la libertà di restare si costruisce anche in megabit al secondo, non solo in chilometri di binario.
C'è poi un'onda su cui la Basilicata può contare più di altre regioni: il south working. Una ricerca della Fondazione Eni Enrico Mattei ha chiesto a un campione di lavoratori potenzialmente interessati a trasferirsi in Basilicata cosa li convincerebbe a farlo: al primo posto la detassazione per il rientro dei cervelli (35% delle risposte), subito dopo collegamenti efficienti da e per il Sud (32%), prima ancora dell'offerta culturale o della flessibilità oraria. Richieste alla portata di mano: incentivi e connessioni, non miracoli. E a livello nazionale il fenomeno è già realtà, non teoria: secondo lo Svimez, circa 45.000 dipendenti che lavoravano al Nord sono rientrati durante la pandemia per lavorare dai piccoli borghi del Sud.
Il cantiere di Matera non è il solo. Sulla dorsale Battipaglia-Potenza-Metaponto-Taranto, percorsa ogni giorno da 15 treni regionali, due coppie di Intercity Taranto-Roma e una coppia di Frecciarossa Taranto-Milano, è in corso un ammodernamento che punta a velocizzare i collegamenti. L'elettrificazione della Potenza-Foggia, che già serve 28 regionali al giorno, eliminerà presto il cambio di locomotore diesel-elettrico oggi necessario a Foggia, accorciando i tempi verso la Puglia e il resto del Paese.
Resta, certo, un pezzo di strada da fare: la futura Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria toccherà la Basilicata solo marginalmente, con un'interconnessione nei pressi di Romagnano, in Campania. Ma è proprio la distanza tra dove si è e dove si potrebbe arrivare a rendere ogni chilometro elettrificato, ogni stazione riaperta, un passo che conta doppio.
Un cavo di fibra a Calvello, venti chilometri di binario a Matera, una linea più veloce tra Potenza e Foggia: sono tasselli che si aggiungono uno all'altro e che, per la prima volta da anni, cominciano a comporre un disegno coerente. Non basteranno da soli a invertire una tendenza demografica di lungo periodo, ma dicono una cosa semplice e non scontata: restare, in Basilicata, può tornare ad essere una scelta possibile.
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