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THE VIEW – Turismo intelligente, territori connessi

Se nel Novecento il turismo è cresciuto grazie a strade, servizi e ospitalità diffusa, oggi la sfida passa attraverso intelligenza artificiale, dati e connettività.

18 giugno 2026
7 min di lettura
18 giugno 2026
7 min di lettura
di Edoardo Colombo, Presidente di Turismi.AI

C’è una lezione nella storia di Enrico Mattei che vale la pena rileggere oggi. La sua azione viene ricondotta all’energia e alla costruzione di ENI, eppure tocca anche la nascita del turismo moderno italiano. Le stazioni di servizio Agip, negli anni del boom, diventano luoghi dove mangiare, riposare, ricevere assistenza. La SEMI (Società Esercizio Motel Italia) porta nel Paese il modello di ospitalità lungo le grandi arterie, mentre Pugnochiuso anticipa sul Gargano una nuova geografia turistica.

L’intuizione è chiara: il turismo cresce quando si costruiscono le condizioni perché le persone possano muoversi, fermarsi e vivere i territori con qualità. Oggi quelle condizioni si chiamano infrastrutture digitali, dati in tempo reale e intelligenza artificiale.

Il turismo è da anni una delle industrie più digitali dell’economia, e i turisti ne sono i principali acceleratori perché adottano strumenti innovativi, li portano con sé nei territori e li mettono alla prova dentro servizi reali.

L’intelligenza artificiale entra in questo terreno già predisposto al cambiamento. Alcune rilevazioni recenti indicano che oltre un viaggiatore su due usa o è pronto a usare l’AI per ricevere suggerimenti di viaggio, soprattutto nelle fasi di ispirazione, orientamento e costruzione dell’itinerario.

Con l’AI conversazionale il viaggiatore interroga un sistema chiedendo una soluzione aderente alle proprie esigenze: un weekend di decompressione, un borgo dove lavorare da remoto, un itinerario accessibile secondo caratteristiche personali. Per i piccoli territori si apre una possibilità concreta, perché la risposta nasce dalla combinazione di molti segnali: l’AI legge informazioni ufficiali, articoli dei media tradizionali, che tornano a essere rilevanti, recensioni, immagini e video. La destinazione diventa ciò che l’ecosistema digitale riesce a comprendere di lei.

Cambia così anche il lavoro della promozione territoriale. I contenuti devono essere autorevoli, aggiornati e leggibili dai nuovi sistemi e un borgo con un buon patrimonio informativo, costruito attraverso fonti coerenti e dati affidabili, può essere associato con maggiore precisione alle domande dei viaggiatori. Un territorio descritto in modo frammentario rischia invece di uscire dalle risposte proprio quando il viaggiatore chiede al sistema una proposta pronta, contestuale e praticabile.

Se l’AI cambia il modo in cui una destinazione viene scoperta, i dati cambiano il modo in cui può essere governata. Si passa dalle statistiche che fotografano cosa era successo in passato alle informazioni in tempo reale che indicano dove intervenire. Una smart destination è un sistema territoriale capace di leggere ciò che accade, adattare i servizi ai picchi di consumo e indirizzare i flussi.

Per comprenderla possiamo pensare al navigatore satellitare, un assistente seduto al nostro fianco in auto, quasi come nei rally.

Inseriamo una meta, seguiamo una traccia, accettiamo un ricalcolo quando il traffico cambia. Il GPS però racconta anche qualcosa di più profondo sulla sovranità e sulla dipendenza digitale: la mobilità globale si appoggia in larga parte a un’infrastruttura strategica statunitense, resa disponibile agli usi civili dentro un quadro di sicurezza nazionale. In specifici contesti operativi, i servizi di posizionamento possono essere protetti, limitati o negati localmente. Per il turismo la lezione è evidente: quando una destinazione fonda mobilità, gestione dei flussi e qualità dell’esperienza su dati e piattaforme, deve sapere chi controlla le infrastrutture da cui dipende.

La metafora vale anche per le allucinazioni dell’AI. Un navigatore alimentato da dati poveri può mandare un camion in un sentiero di campagna o lungo una strada con ponti troppo bassi. Allo stesso modo, un sistema applicato al turismo può concentrare i flussi dove esiste già pressione, lasciare in ombra aree che potrebbero accogliere visitatori, costruire aspettative che il territorio fatica a soddisfare.

La governance turistica si trasforma proprio qui. Per anni il successo di una destinazione è stato misurato sulla capacità di attrarre domanda.

Oggi il compito riguarda la modulazione dei flussi, la riduzione delle frizioni con i residenti, il coordinamento tra mobilità, servizi sanitari, spazi culturali, commercio e accoglienza. Il turismo diventa una funzione territoriale da amministrare con la stessa attenzione con cui si gestiscono energia, trasporti e reti.

Il prossimo passaggio sarà quello dell’AI agentica, cioè di sistemi capaci di accompagnare il viaggio mentre le condizioni cambiano. Un assistente potrà suggerire un itinerario alternativo quando un borgo è saturo, aggiornare in tempo reale la disponibilità di un servizio, orientare il visitatore verso una fascia oraria più sostenibile, modulando anche i prezzi. Perché questo accada con efficacia servono dati affidabili, standard condivisi che rendano le informazioni leggibili dai sistemi di AI, responsabilità chiare e una governance capace di mantenere il controllo sul funzionamento dei sistemi.

Anche la connettività entra in questo quadro come una condizione materiale della nuova attrattività turistica. Un territorio può avere patrimonio, paesaggi e identità, e restare fragile se la rete fatica a sostenere la vita quotidiana e l’esperienza del viaggio. La connessione serve agli operatori per lavorare, agli enti locali per monitorare i flussi, ai viaggiatori per orientarsi, ai nomadi digitali per fermarsi più a lungo, alle scuole e ai presidi sanitari per garantire servizi essenziali nelle aree interne. Desti-Nazione Connessa di Infratel può diventare un modello interessante perché collega promozione territoriale, misurabilità delle infrastrutture digitali e valorizzazione del catasto delle reti.

L’informazione sulla qualità della connettività diventa così un elemento strategico per attrarre turisti, una parte del racconto della destinazione e un criterio concreto di scelta.

Mattei aveva intuito che il viaggio cresce quando il desiderio di muoversi incontra le condizioni per fermarsi, rifornirsi, riposare, ricevere assistenza e attraversare un territorio con fiducia. Questo ragionamento riguarda anche il Mediterraneo e l’Africa, dove il turismo può diventare motore di sviluppo locale, formazione e occupazione giovanile. Nel quadro del Piano Mattei, il digitale può offrire una leva concreta per costruire competenze diffuse anche lontano dai grandi centri formativi, attraverso piattaforme di apprendimento, corsi brevi e moduli professionalizzanti per l’avviamento ai lavori del turismo.

Oggi quella stessa intuizione si avvera grazie a un approccio sul piano digitale e il turismo locale potrà crescere se borghi e aree interne sapranno essere raccontati, connessi, leggibili dai sistemi intelligenti e governati attraverso dati di qualità.

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