È la risorsa fondamentale per la nostra vita e ormai anche per la vita artificiale, con server e data center per sistemi di IA che senz’acqua e privati dell’indispensabile refrigerazione liquida, andrebbero in crash a dimostrazione che anche il favoloso mondo iper-tecnologico è tra i più idroesigenti.
Ma quanta acqua abbiamo? Il nostro bilancio idrico nazionale presenta la stratosferica media annua di volumi di acqua precipitata pari a 297 miliardi di m3. E non a caso siamo la Penisola dell’acqua con 1.053 falde idriche e circa 75.000 sorgenti, 7.611 corsi d’acqua e 369 laghi e 15.995 piccoli laghi, 531 grandi dighe e 26.288 piccole dighe. E, tra le metropoli europee, è Milano la più piovosa con 1162 mm di pioggia in media all’anno, e persino Napoli con 1.008 mm, Torino con 914, Roma con 837 sono stabilmente sopra le medie di capitali europee che siamo abituati a considerare le più piovose. Ma Parigi è a 720 mm, Londra a 690 mm e Berlino a 669 mm, quasi in linea con Palermo a 615 mm.
Dei 296 miliardi di m3 preleviamo in media per tutti gli utilizzi, indica l’Istat, appena 34 mld di m3 all’anno, ma ai consumatori finali ne arrivano 26,6, e lo scarto segnala le nostre come le maggiori perdite europee pari a 8.2 miliardi di m3. Sono dati clamorosi che indicano con chiarezza che in Italia non è l’acqua che manca, piuttosto soprattutto al Sud a mancare sono le infrastrutture per accumularla e distribuirla, sistemi tecnologici per gestirla, governance e piani di investimenti. Persino in Sicilia, che si fa raccontare come un avamposto africano in perenne emergenza siccità, precipitano ogni anno in media circa 25 miliardi di m3 di acqua, e il fabbisogno regionale annuo per tutti gli usi è indicato dalla Regione ad appena 1,7 miliardi m3, ma tanti paesi e città si “alimentano” con le autobotti.
Il primo grande settore di consumo nazionale di acqua è da sempre l’agricoltura con il 52% del totale dei prelievi annui, e il secondo con il 23% di acqua prelevata è il servizio idrico integrato ma è il solo controllato e regolato dall’ARERA, il terzo consumatore è il meno percepito come tale, ed è l’industria che preleva in media annua il 20%, e il 5% va in produzione di energia idroelettrica ma con quote di acqua recuperate.
Cosa serve per tutelare la risorsa e superare fasi di scarse precipitazioni e dure siccità? Affrontare prima possibile i nostri nodi critici innanzitutto con maggiori stoccaggi di acqua e il ripristino delle capacità di stoccaggio delle nostre grandi dighe, avviando operazioni di pulizia dei fondali e lanciando un piano per almeno nuovi 5.000 piccoli invasi per non scaricare problemi sulle spalle delle prossime generazioni. È possibile recuperare almeno altri 10 miliardi di m3 di acqua stoccata contro le crisi climatiche, e lo stoccaggio è il nostro “trucco” che consente a un Paese con tanta acqua di garantire la continuità dell’approvvigionamento idrico anche durante lunghe fasi siccitose.
Il secondo nodo è ridurre il nostro inaccettabile record europeo di perdite e dispersioni per ogni uso. Essere molto ricchi di risorsa ma strutturalmente poveri verso Sud di infrastrutture e sistemi ad alta tecnologia per gestirla nelle fasi critiche, è un paradosso da ridurre e eliminare. Il terzo nodo è il ritorno dell’acqua in legge di bilancio dello Stato dalla quale è stata sostanzialmente espulsa dopo la legge Galli trent’anni fa. Le infrastrutture idriche hanno la stessa dignità degli investimenti pubblici nei servizi a rete stradali e autostradali, ferroviari, energetici e digitali - anch’essi peraltro strettamente dipendenti dall’acqua con grandissimi sprechi di risorsa - e la rimozione delle infrastrutture per l’acqua anche dai bilanci di Regioni e Comuni, si riflette nelle misere percentuali di spesa inserite nel PNRR, tra l’1% e il 2%, poche gocce, appena 4,38 miliardi! Un clamoroso buco nell’acqua! Sarebbe un bel segnale di svolta investire nei sistemi idrici nazionali a rete, nelle nuove reti di distribuzione come per l’acqua desalinizzata e nel riuso delle acque depurate, garantendo il pieno rispetto della nostra vitale risorsa, insomma iniziare a riempire i nostri buchi dell’acqua.