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STORIE - Benedetto Vigna

Cresciuto in un paese di mille abitanti tra le Dolomiti lucane e laureato in fisica subnucleare, Benedetto Vigna guida la Ferrari da perfetto outsider, con uno sguardo nuovo sul mondo del Cavallino.

04 giugno 2026
3 min di lettura
04 giugno 2026
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C'è un paese in provincia di Potenza che si chiama Pietrapertosa. Mille abitanti, case di pietra incastonate nella roccia a novecento metri di altitudine, una delle zip line più alte d'Europa che collega il borgo con il paese vicino, Castelmazzano. Non è la metropoli all’avanguardia da cui ti aspetti che esca l'amministratore delegato della Ferrari. Eppure, è lì che comincia la storia di Benedetto Vigna.

Le origini sono semplici: suo padre Vincenzo e sua madre Emma sono entrambi insegnanti. Benedetto cresce a Pietrapertosa, fa le elementari lì, poi si sposta a Potenza per le medie e il liceo scientifico. Nel 1993 si laurea con lode in fisica subnucleare all'Università di Pisa. Poi il CERN di Ginevra, il sincrotrone di Grenoble, il Max Planck Institut di Monaco di Baviera. Non è il percorso tipico di un figlio di insegnanti lucani di fine Novecento. È però il percorso di chi sa esattamente dove vuole arrivare.

Nel 1995 entra in STMicroelectronics e fonda quasi da zero la divisione MEMS - i Micro-Electro-Mechanical Systems, microsensori capaci di rilevare il movimento. Il suo team sviluppa un accelerometro triassiale pensato per gli airbag delle automobili. Qualcuno, però, capisce che quella tecnologia può fare altro: Nintendo la usa per il controller della Wii. Apple per l’iPhone. In pochi anni i sensori di movimento di STMicroelectronics finiscono negli smartphone di mezzo mondo. Vigna accumula oltre duecento brevetti. Nel 2010 è tra i dodici candidati al premio Inventore Europeo.

Nel giugno 2021 Ferrari annuncia il suo nome come nuovo amministratore delegato. Quarto nella storia del Cavallino, primo senza un passato nell'automotive. La notizia sorprende i mercati - e li convince: da quando Vigna prende la guida, il titolo Ferrari quasi raddoppia di valore.

La scelta non è casuale. Ferrari sta attraversando una trasformazione profonda: elettrificazione, software, nuovi materiali. Serviva qualcuno che capisse i semiconduttori meglio delle carburazioni. Uno dei suoi primi atti a Maranello è intervistare trecento dipendenti per mappare dove si annida la burocrazia - quello che lui chiama il bureaucratic mass index - e appiattire la gerarchia. Rimette i tasti fisici sulle automobili, in controtendenza con tutta l'industria. A chi gli chiede qual è il suo stile di leadership risponde: “Non voglio comandare, voglio imparare assieme agli altri”.

Su tutto, Vigna ha una bussola che viene da lontano. “Spesso si è indotti a credere che le cose più apprezzabili siano anche le più complesse”, ha detto in un'intervista. “Al contrario, ciò che riveste più importanza sono le cose più semplici e i valori fondamentali”. Delete, Simplify, Accelerate è il suo mantra. Torna a Pietrapertosa una volta l'anno, a trovare i genitori e gli amici. Il paese lo ha nominato Ambasciatore della Cultura nel 2019.

Il 25 maggio 2026, a Roma, nella Vela di Calatrava, Ferrari presenta la Luce: prima vettura completamente elettrica nella storia del Cavallino, cinque anni di lavoro, sessanta nuovi brevetti, design firmato dal collettivo LoveFrom di Jony Ive. Il design divide - c'è chi esulta e chi insorge - ma Vigna non si scompone. Alla presentazione dice una cosa sola, e basta: " Siamo partiti da Ferrari, non dalla tecnologia elettrica."

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