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QUINDICI GIORNI – Unibas: dalle Smart City alle Wise Town

Dalla Basilicata prende forma un nuovo modello di sviluppo per borghi e piccoli Comuni: meno tecnologia fine a sé stessa, più comunità, reti territoriali e qualità della vita.

04 giugno 2026
3 min di lettura
04 giugno 2026
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Per anni i borghi italiani sono stati raccontati soprattutto come luoghi della memoria e meta di un turismo lento, spesso chiamati in causa nel dibattito pubblico più per ciò che stavano perdendo – abitanti, servizi – che per ciò che potevano ancora generare.

Non è un caso che una delle riflessioni più interessanti sul futuro delle aree interne italiane sia partita da Matera. Prima ancora del lancio internazionale avvenuto ad Ascea, la città di Parmenide, dunque un caposaldo della cultura occidentale, il confronto scientifico sulla nuova rete del “Wise Town Network” ha trovato uno dei suoi momenti fondativi proprio nel Campus dell’Università degli Studi della Basilicata, dentro il programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. Ed è altrettanto significativo che tra i principali promotori di questa nuova visione vi sia un docente lucano: il professor Giovanni Quaranta, ordinario di Europrogettazione per lo Sviluppo Territoriale dell’Università della Basilicata, insieme alla professoressa Rosanna Salvia, docente di Economia dello Sviluppo all’Unibas, al professor Kwanphil Cho della Handong Global University della Corea del Sud.

Il dibattito riguarda direttamente il destino dei piccoli Comuni lucani e il modo in cui, nei prossimi anni, si penserà lo sviluppo dei territori fragili, delle aree interne e dei borghi.

Ma cos’è, concretamente, una Wise Town?

Si tratta di un modello di sviluppo territoriale che propone una visione alternativa alla tradizionale Smart City. Se il paradigma della città intelligente misura il progresso soprattutto attraverso dati, efficienza e automazione, quello delle Wise Town rimette al centro le persone, le relazioni comunitarie, la qualità della vita e la capacità dei territori di costruire sviluppo sostenibile senza perdere identità.

La tecnologia non scompare. Al contrario: resta fondamentale, ma come strumento al servizio delle comunità e non come obiettivo in sé. Una Wise Town è un territorio che utilizza innovazione e competenze per rafforzare la partecipazione civica, migliorare i servizi, valorizzare le economie locali e creare nuove connessioni tra territori diversi.

È esattamente questa l’idea che ha preso forma nel Manifesto fondativo firmato ad Ascea da sindaci, associazioni nazionali dei Comuni e rappresentanze internazionali provenienti da Corea del Sud, Cina e Vietnam. Una rete che nasce con vocazione globale ma che individua proprio nei piccoli Comuni e nelle aree interne il proprio laboratorio naturale. Poche regioni conoscono il significato della distanza territoriale quanto la Basilicata. Una regione fatta di piccoli municipi, comunità diffuse, densità abitativa ridotta e amministrazioni che spesso si confrontano con scarsità di risorse umane e finanziarie. Ma proprio questa apparente fragilità può trasformarsi oggi in una leva strategica.

La rete tra Comuni, innanzitutto. Ma anche tra università, competenze, sistemi produttivi locali, servizi, innovazione e progettazione. In una regione dove molti piccoli enti locali faticano a sostenere da soli le sfide della transizione energetica, della digitalizzazione, dei servizi sociali e della capacità amministrativa, fare rete diventa una necessità.

La Basilicata possiede un vantaggio competitivo spesso sottovalutato: la sua dimensione umana. Ma questa potenzialità può diventare sviluppo solo se accompagnata da una nuova cultura amministrativa e dalla condivisione di competenze tra territori. Per troppo tempo i borghi sono stati pensati come luoghi da proteggere dal declino. Forse è arrivato il momento di considerarli, invece, luoghi da cui ripartire.

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